Sunday, January 17, 2021
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Chanel N°5 e i suoi “Film”: quando l’arte della cinematografia incontra la pubblicità

Saranno le sue incantevoli muse, o l’allure del brand, o i registi che sceglie, o le scenografie suggestive, sarà che è Chanel N°5, e l’uscita di uno dei suoi “Film” è sempre un evento rilevante.

Chanel

Chanel N°5 lancia “Le Film” 2020 con Marion Cotillard, l’ultimo di una lunga serie di commercial suggestivi e memorabili.

Atmosfere oniriche, romanticismo, femminilità e, naturalmente, un oggetto iconico, ammantato di magia: sono queste le caratteristiche principali dei Film di Chanel N°5.
La capacità di portare il target lontano, di sospenderlo nel tempo e nello spazio, è un tratto comune a molte campagne delle fragranze più note. Dunque, cosa rende tali i Film di Chanel N°5?

“La sceneggiatura, la sceneggiatura, la sceneggiatura.” diceva Alfred Hitchcock, quando gli chiedevano cosa servisse per fare un gran film, e i commercial di Chanel N°5, hanno sempre avuto questo quid in più.
Le protagoniste non sono solo dive che camminano suadenti in contesti patinati. Le muse di Chanel, compiono dei veri e propri viaggi, vivono e, soprattutto, amano.

Come amava Nicole Kidman in Moulin Rouge!, così Baz Luhrmann – regista della pellicola del 2001 – la ritrae ne Le Film del 2004. Con il suo inconfondibile sguardo, enfatico, quasi lirico, Luhrmann segue la diva in fuga dalla propria realtà, fatta di luci della ribalta, flash e popolarità. Sulle note di Claire de Lune di Debussy, la donna incontra un giovane uomo – interpretato da Rodrigo Santoro – che ignora la sua fama e si innamora di lei. Per un breve momento, vivono insieme lontani da tutto e da tutti, poi lei sceglierà di tornare alla propria vita dorata, lasciandogli in dono “Il suo bacio, il suo sorriso, il suo profumo.”. Un amore indimenticabile, che ricorderanno per sempre.

Saper cedere alla spensieratezza, alla passione, all’incoscienza, e poi tornare saldamente al comando della propria esistenza: per far questo, non bisogna essere per forza una diva. Basta essere una donna che sa scegliere, indipendente, una donna Chanel N°5.

Sempre nel 2001, Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet rende noti a tutti il talento e il fascino di Audrey Tautou. Per il Film del 2009, ancora una volta, la strategia di Chanel è quella di riunire il regista alla sua protagonista.
Nasce così Train de Nuit, un viaggio in treno da Parigi ad Istanbul, durante il quale la Tatou incrocia fugacemente lo sguardo di un ragazzo avvenente e misterioso, interpretato dal modello Travis Davenport.
Nel corso della sua visita ad Istanbul, la donna vaga per le meraviglie della città, perdendosi sulle note languide di I’m A Fool To Want You di Billie Holiday. Scattando una fotografia da un battello turistico, ritrae casualmente il ragazzo del treno che la osserva in lontananza. I due si incontreranno solo al termine del viaggio, in piedi su un mosaico, raffigurante il famosissimo logo Chanel, grazie all’inconfondibile scia di N°5 lasciata dalla protagonista.
Jeunet cita sé stesso nel frame in cui una porta separa i due futuri amanti, e sono tanti i dettagli che ricordano il suo stile: dai primissimi piani angolati, alla fotografia calda, da una sorta di kammerspiel – più voyeuristico, che asettico – alle prospettive profonde e marcate. L’immagine del profumo è presente ma inserita perfettamente nel contesto della narrazione: lei sta percorrendo il suo viaggio, nonostante ripensi spesso a quell’incontro, mentre lui la fiuta, letteralmente.

Nuovamente una donna indipendente che, seppur affascinata, si lascia inseguire e, solo alla fine, afferrare.

E arriviamo a Le Film del 2020, con protagonisti Marion Cotillard e l’ex étoile de L’ Opéra di Parigi Jérémie Bélingard. A girare la campagna è Johan Renck, regista di quel piccolo gioiello di serie televisiva che è Chernobyl.

Renck illumina una Parigi, buia, deserta, glaciale, con una luna maestosa, calda e scintillante. Seguiamo Marion Cotillard – capelli raccolti in una coda bassa, avvolta da un solenne mantello – mentre si dirige sul lato di un ponte. Notiamo che indossa dei pantaloni neri ed una blusa bianca, il cui morbido fiocco le conferisce un’aria da rivoluzionaria d’antan, vagamente gotica.

Attratta dalla luce della luna, resta ad osservarla, per poi chiudere gli occhi: in un battito di ciglia, siamo sulla luna insieme a lei e al suo partner.
I due danzano su un suolo non freddo ma dorato, luccicante, vivo e le loro movenze sono poetiche, giocose, piene di gioia, tutt’altro che maliziose.
La mimica – sulle note di Team scritta da Lorde e Joel Little – è eloquente: i protagonisti si attirano a vicenda ma, appena si sfiorano, sembrano spinti lontano l’uno dall’altra da una forza invisibile.
Inseguendosi l’un l’altra, scivolano a rotta di collo in un enorme cratere e, infine, lei lo conduce su una vetta dalla quale si ammira la Terrasfocata e lontana. Su questa vetta, la gravità lunare sembra prevalere e i due si sollevano dal suolo. Fluttuando abbracciati, lei sfiora le labbra di lui con due dita e subito dopo le porta al lato del collo, nel gesto tipico di chi indossa Chanel N°5.
Il film si chiude con i due protagonisti in piedi – nello stesso punto dove avevamo lasciato la Cotillard – ad ammirare insieme la luna per poi sorridersi a vicenda, pieni di complicità.

Tralasciando il chiaro omaggio a Le Voyage dans la lune di Méliès, il film – come i precedenti – continua a farci viaggiare ma stavolta, per sognare, abbiamo bisogno di allontanarci molto dal nostro contesto abituale, e raggiungere addirittura il suolo lunare.
Appare chiaro, inoltre, che Chanel stia rielaborando la sua concezione di amore e di coppia. L’ultimo frame che ritrae i protagonisti, è particolarmente significativo in tal senso: la nuova visione è quella di un amore paritario, un’unione che nasce proprio da una condizione di uguaglianza. Senza togliere nulla alla donna Chanel N°5 – sempre carismatica e fulcro dell’azione – la maison stavolta sceglie di affiancarle un compagno non solo incantato e adorante ma complementare.

L’evoluzione dei valori di Chanel, emerge chiaramente da questi piccoli capolavori della cinematografia: tre storytelling molto diversi ma intensi e coinvolgenti, legati al sogno, al viaggio e alla libertà di amare e di essere.

ademora@gmail.com

Scrivere è qualcosa di diverso, mi appartiene sin da quando sono stata in grado di farlo. Ancora oggi, se devo immaginare una cosa, la scrivo. Trovare le parole giuste, portare il lettore alla profonda comprensione di un’idea, di un concetto, è parte di me. Nel 2014 ho “domato” questa attitudine naturale e istintiva iniziando il mio percorso alla ILAS, prima come studente e in seguito, lavorando al fianco di professionisti straordinari.

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