Sunday, July 5, 2020
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Pedro, l’amico, forse falso, che fece di tutto per essere carino

Errante per la dirupata costa galiziana in cerca dei percebes da aprire per strappare l'artiglio con le mani e mangiarne la polpa

© Tonino Risuleo

Pedro, per gli amici Pedrito. Un uomo di statura minuscola dal colorito quasi nocciola come i calzoni di fustagno che indossa arrotolandoli alle caviglie. Adotta le movenze guardinghe di chi si aspetta un imprevisto attacco da dietro: sfila al ridosso dei muri lanciando naso e occhi a destra e sinistra. Mi è stato proposto come guida dall’amico di un amico che si è trasferito in Galizia per via della sua profonda e malsana passione per i mariscos: le rocce lambite dall’Atlantico forniscono un habitat più che ideale per le ambite e succulente creaturine.                                                        

L’amico di un amico per amico! Un’equazione complessa dagli esiti incerti ma l’ometto nocciolato si presenta nella migliore delle maniere e se voleva impressionarmi ci riesce. Mi ha dato appuntamento all’ombra del faro di Cabo Ortegal che si staglia su uno dei tratti più frastagliati e ventosi dell’intero vecchio continente.

A poche miglia dal cabo si affrontarono, il 4 Novembre del 1805, le veloci fregate del capitano Strachan della Royal Navy e i potenti vascelli del retroammiraglio Dumanoir le Pelley dell’armada francese. Gli esiti già infausti della battaglia di Trafalgar trovarono in quelle acque una dolorosa conferma, Dumanoir fu attirato in una estenuante rincorsa che finì per rivelarsi un fatale tranello. Le navi residue della flotta di Napoleone finirono a picco o catturate dall’avversario e Dumanoir fu lì lì per rimetterci la feluca con tutta la capoccia. Il vento teso di nord-est solleva la tesa del mio fedora e gonfia i calzoni del mio acompañante trasformandolo in un buffo clown Augusto.

Sulla sua testa rotonda gli danzano dei ciuffi che sembrano le ali di piccoli uccelli marini e i suoi occhietti ficcanti hanno un che d’inquietante. Mi propone un giro dei cabos e delle playas, una puntata panoramica sul Monte Faroleiro e un buon comido in un posto cariño.

Nulla da obiettare! Un tour minimo è quello che ci vuole, d’altra parte la giannetta che soffia invita a prendere decisioni rapide, saltare i convenevoli e passare al più presto alla fase delle libagioni. Sono d’accordo, mi sembra un programma carino.

Noto che descrivendomi il questo e il quello una spesso la parola cariño… la appiccica ovunque in una maniera che alla fine risulta leziosa. E nei suoi occhietti mi pare di cogliere la fuggevolezza tipica del falso amico.

A un certo punto, in vista dell’amena cappella di San Xiao de Trebo, forse in preda a un’improvvisa crisi mistica ecco che l’omino inizia a erudirmi sul Santo che in galiziano fa Xiao oppure Xulián, e Julián in spagnolo, Giuliano insomma; un santo tanto stimato in Galizia da poter contare sulla bellezza di 122 parrocchie. Che sia ritratto in abito talare con croce e palma del martirio, con la corazza da soldato romano, con il saio e il cappuccio o in costume egizio il suo carisma presso i fedeli galiziani è indiscusso.

Devo riconoscere che il suo dilagante torbellino de palabrasas mi confonde e mi conquista: amico falso o vero che sia, Pedrito si sta dimostrando soggetto curioso e interessante. Come un manicaretto scoperto per caso.

Ridiscesa la costa fino al lindo paesotto che si chiama, guarda caso, proprio Cariño il mio ormai-amico decide che la cosa migliore sia scendere verso spiaggia per raggiungere uno dei più panoramici e garbati  chiringuitos della costa. Sotto una tettoia impagliata ci sistemiamo a un tavolino e godiamo di un litorale spezzettato in cale, gole e punte.

Un solerte anfitrión ci porta immediatamente due cañas di Albariño blanco e Pedro insiste perché mi avventuri nell’approccio con gli orribili e coriacei Percebes (Pollicipes pollicipes  o piedi di cornucopia).

Sono dei piccoli crostacei che vivono aggrappati alle scogliere battute dalle fredde onde oceaniche. A pescarli sono gli eroici perceberos che li raccolgono a mani nude assicurandosi a una cima per non farsi trascinare via dagli schiaffi dei marosi. Il sapore è quello di una vongola con la consistenza di un gamberetto, vanno cucinati in acqua bollente per qualche minuto e divorati senza aggiungere niente perché il sapore di mare ci mette il suo.

In attesa di conoscere il resto mi concentro sulla lista dei vini… sconosciuti! In questa regione l’acqua salata dell’oceano si mescola con le acque dolci dei piccoli fiordi dando origine a vitigni a bacca rossa per vini con un profilo mediterraneo, minerale e salino: il Caiño, l’Espadeiro e il Mencía.

Una gentile cocinera ci colma di attenzioni dedicandoci la sua deliziosa coda di rospo in umido e  inebrianti uova strapazzate con ricci e alghe, il festivo Pulpo á Feira e le cozze al vapore, un piatto generoso di Churrasco di ternera con patate e il Pimiento del padrón come contorno.

Con l’orizzonte che si scioglie nel rosa arriva il momento dell’Arroz con leche e della Tarta de queso che ci proietta nel rito conclusivo del conxurro, l’incantesimo protettivo e alcolico a base di Orujo.

È l’incantesimo a portarsi via la sera e insieme anche l’ometto con i calzoni da pagliaccio e i capelli volatili.

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El Chiringuito de San Xiao, Lugar de San Xiao 5, Cariño, Spagna

info@risuleo.com

Negli anni ’70 in preda agli ardori giovanili sono entrato nella catena di montaggio del fumetto softcore disegnando letti, prati e altri giacigli. Poi ho fatto l’art director e il direttore creativo in primarie agenzie di pubblicità (Leo Burnett, McCann-Erickson, FCB, J.Walter Thompson, TBWA, Young&Rubicam). Ho vinto qualche premio nei festival internazionali e come illustratore, il 1° Premio dell’Art Director’s Club International di New York. E ormai sono costretto a scrivere e disegnare ogni giorno per non perdere la linea.

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