Wednesday, August 12, 2020
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La databilità della fotografia: lo specchio dei tempi ma non sempre

La fotografia ha un suo design influenzato da mode, contesti sociali, contaminazioni culturali, tecnologie. Alcune considerazioni per una filologia della fotografia tra vintage e fake-photography

databilità della fotografia

La databilità della fotografia

Anni fa, durante un seminario di fotografia, fui colpito dall’intervento di uno dei più grandi picture editor di un’agenzia fotografica. Egli illuminò i tanti fotografi presenti in sala con le sue considerazioni sulla databilità della fotografia.

Praticamente suggeriva che, per allestire un archivio fotografico le cui foto potessero avere una maggiore possibilità di vendita estesa nel tempo, era preferibile fare attenzione affinché le immagini non fossero troppo databili.

La databilità della fotografia è determinata dalla presenza nell’inquadratura di elementi che caratterizzano l’epoca in cui è stata presa: auto, persone (il look in certi periodi non perdona), stravolgimenti urbanistici, o altri elementi che ne possano definire il periodo.

Una foto scattata alla facciata del Duomo Milano, senza inquadrare persone, “invecchia” più tardi e ha quindi un tempo di fruibilità, in termini editoriali, di gran lunga superiore a quella che riprende dei turisti in una gondola di Venezia. L’abbigliamento dei turisti, le fotocamere appese al collo, il tipo di occhiali da sole indossati… possono far risalire al periodo dello scatto.

Le foto lockdown

Nei mesi scorsi, al di là delle effettive esigenze professionali di alcuni fotografi, c’è stato un certo “sciacallaggio” nell’andare a fotografare le città deserte. In barba alle norme del lockdown da Covid19. Tra qualche decennio molte di queste immagini saranno facilmente temporalizzate perché in certi luoghi italiani nemmeno a Ferragosto c’è assenza di turisti.

 

Probabilmente tra cento anni chi vedrà immagini di animali nelle grandi città o una foto scattata dall’alto di un palazzo o verso un balcone da una certa altezza, potrà determinare il periodo in cui è stata scattata: marzo/aprile 2020. Ma non è detto. Un tricolore appeso o un gruppo di persone affacciate e che applaude potrebbe essere un elemento che confermi il periodo. Ma ancora non è detto.

Ma sicuramente varrà per tutte quelle immagini in cui compaiono umani occidentali con “museruola”, mascherine di ogni tipo indossate rigorosamente o “fantasiosamente”: primavera/estate 2020.

Dico “umani occidentali” perché ad esempio in Cina da tanti anni usano la mascherina per strada.

databilità della fotografia Gioconda
Databile intorno al '600 o in periodo lockdown da Covid19?

Databilità della fotografia determinata dal look e dintorni

La società del look determina trasformazioni nel design improntando caratteri stilistici riconoscibili a distanza di anni. Il taglio dei capelli, i corpi tatuati, il borsello da uomo degli anni ’70 e poi il marsupio degli anni 80-’90 che diventa tracolla, zainetto… E poi, ancora, la macchina da scrivere che viene sostituita da un computer che negli anni (mesi a volte) assume nuove sembianze, il cellulare che da citofono-style diventa smartphone, il grammofono che passa il testimone al giradischi, mangiadisci… iPod…

Tutte cose che i costumisti o gli scenografi dei film ambientati conoscono alquanto bene perché sono quelli che provvedono a recuperare gli oggetti di scena per ricreare atmosfere medievali o di epoche più recenti.

Ma a volte si può cadere in errore come l’uso della balestra in Il gladiatore, ambientato in epoca romana quando invece questo tipo di arma è dell’epoca medievale. O altri errori come in certi film degli anni ’60 in cui ci sono forzatamente SOLO arredamenti di quel periodo o automobili prodotte durante il boom economico quando invece nella realtà circolavano ancora le Topolino o altre auto di almeno un decennio precedente.

Alcune considerazioni sulla databilità della fotografia

Con l’ingresso della fotografia nel mondo dell’arte contemporanea, il design definito dalle estetiche tradizionali o contemporanee è stato spesso sostituito dal “concept”: un certo “retroscena” talvolta eccessivamente sovrastrutturato, del pensiero dell’artista fotografo. Alcune di queste necessitano del “bugiardino” di un critico, di un gallerista, di uno storico dell’arte o dello stesso fotografo per essere comprese. Perché non tutte le fotografie possono essere come barzellette che non hanno bisogno di spiegazioni.

La fotografia ha un design che ne può definire la databilità, certo. Ma non sempre. Perché la fake-photography, quella realizzata intenzionalmente per indurre in errore l’osservatore riguardo il periodo storico, è sempre in agguato.

Una coppia di sposi ritratti in una stampa virata color seppia con vignettatura sfumata può ricreare un’atmosfera vintage. In tal caso potrebbe succedere, se questa foto è decontestualizzata dalle altre foto dell’album cerimoniale che l’accompagnano, di aver bisogno di un esperto di moda per poter risalire al periodo in cui sarebbero stati disegnati gli abiti. Un esperto di processi fotografici ci potrebbe anche dire a quale epoca risale il tipo di supporto su cui è stampata la foto.

Il corpo umano ha subìto trasformazioni estetiche nei tempi. Quindi, anche se ci troviamo di fronte a una fotografia di nudo, a prescindere dalla sua estetica compositiva, potremmo a volte stabilire un range temporale in cui è stata realizzata in base all’anatomia del corpo.

Il boom delle palestre della fine degli anni ’80, la chirurgia estetica, le beauty-farm, un’alimentazione più attenta… hanno trasformato i canoni estetici del corpo nelle varie epoche eliminando pancetta e cellulite. sostituendosi a ventri piatti e “tartarughe”. Oggi qualcuno potrebbe considerare la Venere Callipigia un po’ molliccia o conclamare che Betty Page non era bella perché aveva le costole troppo sporgenti. Vallo a dire a un’intera generazione di camionisti e di adolescenti dell’epoca!

La databilità della fotografia, l’attribuzione secondo le evoluzioni tecnologiche

Così come un medio esperto di storia dell’arte riesce ad inquadrare il periodo storico di un dipinto, la databilità della fotografia è individuabile dal “carattere” della fotografia stessa.

I selfie con la bocca a culo di gallina? Qualcuno potrà stimare che si tratti del periodo in cui c’è stato il boom della vendita di smartphone e spesso non oltre il 2015 perché poi sostituito dal fish gape, l’espressione a pesce con la bocca socchiusa.

La post-produzione, la manipolazione delle immagini fotografiche con software digitali, ha definito ulteriori trasformazioni nel design della fotografia contemporanea.

Un giorno lontano l’HDR e l’effetto Dragan saranno certamente riconducibili intorno alla metà del primo decennio del XXI secolo.

I fotomontaggi digitali nascono poco prima dello stesso secolo di cui sopra, in concomitanza della nascita del Photoshop.

Ma attenzione a non confondere un’opera fotografica di Jerry Uelsemann con quella di altri artisti più recenti dediti al fotomontaggio. Perché il primo ha realizzato i suoi fotomontaggi solo e sempre in camera oscura almeno 30 anni prima del Photoshop. Raggiungendo gli stessi risultati!

L’universalità per by-passare la databilità della fotografia

La databilità della fotografia è configurata dal suo design. Il fotografo può scegliere se dare una veste contemporanea al suo lavoro o essere trasversale, borderline per dargli un tocco di universalità rendendolo evergreen. Fuori tempo. Valido in ogni epoca.

Come per certi testi di grandi autori che hanno lavorato sui sentimenti umani, universali, e quindi adattabili in ogni epoca.

In ogni caso, se tra cento anni dovessero sfuggirci elementi per definire la databilità della fotografia, se i file digitali dai quali è possibile risalire a una data certa saranno andati distrutti e resteranno solo le stampe senza una data sul retro scritta dall’autore, probabilmente adotteremo l’analisi al radiocarbonio (carbonio-14) con buona pace dei tribunali.

databilità della fotografia
Un evidente esempio di falso vintage

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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