Wednesday, August 12, 2020
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La fotografia come arte contemporanea di Charlotte Cotton. Manuale sulla fotografia d’arte oggi

Un ampio spaccato sulla fotografia d’arte internazionale che guida alla comprensione dei progetti dei fotografi attualmente quotati nel mondo. Perché certa fotografia può essere considerata arte

Charlotte Cotton, La fotografia come arte contemporanea

Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene

 

A dirlo fu il fotografo statunitense Ansel Adams. Maestro di “tutte le sfumature dei grigi” attraverso l’invenzione della tecnica del sistema zonale per la stampa “perfetta”. Quella senza cieli sparati e con tutti i dettagli nei neri.

Ma invece, e specie per un certo filone di fotografia d’arte, si necessita talvolta di una spiegazione, un’ampia didascalia, di un libretto di istruzioni, bugiardini a gogo per poterla capire.

Charlotte Cotton in “La fotografia come arte contemporanea” tratta, descrivendone i percorsi visivi, creativi, esperienziali, oltre duecento fotografi artisti per la maggior parte viventi. Fotografi che hanno segnato o stanno definendo alcuni dei punti di riferimento nella fotografia d’arte contemporanea.

Charlotte Cotton per intenderci è, tra l’altro, curatrice della fotografia presso il Victoria e Albert Museum di cui ho già parlato qui.

È un libro tascabile, questo di Charlotte Cotton, per chi indossa pantaloni cargo (quelli con i tasconi laterali), con un prezzo alto ma giustificato dalla gran quantità di fotografie a colori che contiene e stampate con una buona resa. Con ampie didascalie descrittive delle immagini che si ricollegano al testo stesso.

E, cosa che a volte manca in certi libri, c’è nelle ultime pagine il lunghissimo indice dei nomi comprendendo anche altri personaggi come Michelangelo, Albert Einstein, Edouard Manet ed altri ancora che sono citati come fonti di ispirazione o per indirizzare verso parallelismi dei fotografi di cui parla.

Perché, infatti, di citazioni si tratta.

Charlotte Cotton riesce, dando il giusto peso e con massima sintesi, a raccontare la poetica, tecnica, psicologia di ogni fotografo. Senza dilungarsi in trattati “filosofici”. Così, a volo d’uccello.

Si scopre (almeno io non lo sapevo) che la prima mostra di fotografia d’arte a colori è avvenuta nel 1976 al Museum of Modern Art di New York con una selezione di immagini del “fotografo dei fotografi”: tal William Eggleston.

Charlotte Cotton ci parla ad esempio di Bernd e Hilla Becher che sono presentati come tra i massimi influencer della fotografia principalmente grazie al loro progetto Twelwe Water Towers. Immagini in bianconero che sarà capitato di vedere a tanti e che ritraggono serbatoi di benzina, torri di cisterne d’acqua, altiforni, scattate alla fine degli anni Cinquanta. Maestri che hanno influenzato non poco le scelte stilistiche ed estetiche di fotografi come Andrea Gursky (l’autore di Rhein, la foto più quotata al mondo), Thomas Struth (conosciuto per i suoi scatti presi alla gente nei musei) e Thomas Demand (noto per le immagini dei suoi ambienti, quasi iperreali, che ritraggono modelli plastici da lui stesso realizzati).

È da ammirare l’imparzialità di Charlotte Cotton che riesce a dare un sano equilibrio nei suoi expose scritti come bugiardini ma senza sbilanciarsi su eventuali preferenze. Senza controindicazioni ed effetti collaterali.

 

Il libro è suddiviso in otto sezioni classificando i generi fotografici dei vari artisti che descrive.

Ho trovato interessanti il capitolo Impassibilità che fa comprendere perché certa ritrattistica e altri soggetti (paesaggi naturali e urbani, ambienti di lavoro, sale riunioni…) degli anni Novanta era determinata da un certo vuoto inanimato

Il capitolo Vita intima è un’escursione nei lavori di quei fotografi che hanno lavorato sui rapporti interpersonali delle famiglie, degli amici. Talvolta con progetti anche autobiografici.

In Ripreso e Rifatto Charlotte Cotton ci racconta gli inizi di Richard Prince (quello che “ruba” le foto degli utenti di Instagram stampandole in maxi formato dopo averle rimanipolate un po’) e Sherrie Levine che invece non fa altro che riprodurre foto di Walker Evans proponendole come icone sfiorando concettualmente il ready made di Marcel Duchamp.

Insomma… tanta roba. Molta della quale ci si ritrova comunque di fronte a mille perplessità tecniche o estetiche. Charlotte Cotton non fa altro che darci gli strumenti adatti di un vasto scenario di fotografia d’arte internazionale per comprenderne la progettualità delle immagini che ci potremmo ritrovare in un museo o in una mostra.

Ovviamente giusto per coprire qualche falla che abbiamo riguardo la fotografia d’arte contemporanea. Perché solo con la conoscenza del lavoro di un fotografo potremo calarci, in certi casi, nei panni di Fantozzi per poter pronunciare la sua fatidica frase che esclamò dopo la visione di La corazzata Potëmkin.

La fotografia come arte contemporanea

Di Charlotte Cotton

2009

Piccola Biblioteca Einaudi

32,00 euro

Charlotte Cotton, La fotografia come arte contemporanea

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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