Sunday, January 26, 2020
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Il commissario, il cane Barone, la cornacchia Orune e la tartaruga Pasqua

Tra «aride argille che toccano il cielo» in mezzo ai calanchi dell’Appennino Lucano c’è il paese che non è Eboli dove Carlo Levi si fermò suo malgrado.

Aliano - © Ilas / Tonino Risuleo

Tra «aride argille che toccano il cielo» in mezzo ai calanchi dell’Appennino Lucano c’è il paese che non è Eboli dove Carlo Levi si fermò suo malgrado.

Alla ricerca di un bel posto sperduto, mi aggiro per montagne e spianate argillose dalle parti della Val d’Agri. Lascio che l’auto scivoli, in folle, in discesa… per godere del silenzio assoluto.

Ora la strada tutta pieghe si raddrizza e affronta un ponticello con graziose spallette di ferro battuto. Sotto scorre, tonto, il torrente Sauro che di acqua ne porta assai poca.

Vado ad Aliano, un paesetto abitato da qualche centinaio di contadini anziani con le facce brune e lo sguardo profondo. Ad Aliano, dove tra il 1935 e il 1936 il medico, scrittore e pittore Carlo Levi rimase confinato da Mussolini per la sua attività antifascista.

La casa di Levi è ancora qui, col suo balcone aperto sull’Infinito: voglio uscire da quella porta-finestra e affacciarmi « …sul tetto del mondo, dalla tolda di una nave ancorata su un mare pietrificato… ».

Dovevano essere fin troppo tranquille le giornate del medico artista che aveva conosciuto la ribellione dei Fauves parigini negli anni Venti.

Il brulicare irrequieto dei contadini bruniti dal sole e la solitudine stimolavano la fantasia del pittore e dello scrittore fino a metterlo in relazione con ogni sorta di essere vivente… il bestiario di Carlo Levi: le formiche operose come i lavoratori dei campi stitici e il cane Barone, dallo sguardo enigmatico, la gracchiante cornacchia Orune e la bizzarra tartaruga Pasqua, le mosche insistenti e i topi baffuti.

Questa è la stessa terra aspra di Rocco Scotellaro, truffatore per i suoi avversari politici e poeta della povertà antica per tutti. Scotellaro scriveva dei topi:

I topi sentono gli occhi

quando mi sollevo a vederli.

Si muovono con gambe lunghe

di uomo nella stanza.

Resistono perché sanno

che anche io alla fine mi addormento

e per loro sarà libero gioco.

Questa immersione nella storia mi provoca qualche vertigine e il lastricato asciutto mi mette sete. E poi, è mezzogiorno, qui a Mezzogiorno, l’ora e il posto giusto per mangiare come cristo comanda!

Interrogo un cordiale vecchietto con bastone e paglietta e ottengo la soffiata. C’è da scarpinare per un po’ su e su verso il centro del paese: il posto è lindo e accogliente e la cortese Taverniera capisce al volo che mi piace quel piccolo tavolo d’angolo.

Sotto le travi sono appesi i tegami di rame e le riproduzioni di disegni e quadri dell’illustre ospite del 1935 e, sotto vetro, c’è anche una copia della sua foto segnaletica con tanto d’impronte digitali… Arriva una brocca di vino nero e potente: mi concentro su quello che mi viene messo davanti. L’antipasto è un profumato corollario di delizie a cominciare dalle fragranti zeppole fritte spolverate di sale fino che si litigano la scena con il prosciutto al coltello, capocollo e salame, nodini di mozzarella e pomodori secchi. Ecco gli immancabili peperoni cruschi e la rafanata che è una frittata di patate lesse, mollica di pane, pecorino e rafano grattugiato. Sempre come spezzafame mi portano un paio di peperoni imbottiti  e qualche involtino di melanzane accompagnati da un pane al finocchietto caldo caldo.

Questa Sisina sarà pure una Contadina ma è implacabile. M’impone i suoi tortelloni ricotta e spinaci con scaglie di noci, le laganelle con zucca e salsiccia, i fusilli con mollica di pane e peperoni cruschi. In un’epifania di carni suine, ovine e caprine l’affabile padrona di casa insiste perché assaggi la vera zuppa di baccalà alla contadina. I contorni sono altrettanto impegnativi ma non rinuncio a un coccio di zucca e cavolfiore con formaggio gratinato nel forno a legna.

Mangio una cofana d’insalata condita con l’aceto prima di affrontare l’ultimo scoglio: cannùli riempiti davanti a miei occhi con ricotta e cannella.

Ho bevuto un’intera napoletana da dodici tazze, ho perso i sensi e mi sono ritrovato con altri sfollati in una cantina a discutere de “Le ragioni dei topi”.

Taverna La Contadina Sisina, Via Roma 13 (o forse Vico Stella 5) Aliano (MT)

info@risuleo.com

Negli anni ’70 in preda agli ardori giovanili sono entrato nella catena di montaggio del fumetto softcore disegnando letti, prati e altri giacigli. Poi ho fatto l’art director e il direttore creativo in primarie agenzie di pubblicità (Leo Burnett, McCann-Erickson, FCB, J.Walter Thompson, TBWA, Young&Rubicam). Ho vinto qualche premio nei festival internazionali e come illustratore, il 1° Premio dell’Art Director’s Club International di New York. E ormai sono costretto a scrivere e disegnare ogni giorno per non perdere la linea.

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