Sunday, July 5, 2020
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Generazione Ilas: Intervista a Luca Romano

Ha iniziato salvando la principessa in Prince of Persia e si è ritrovato a lavorare con un mare di codici. Luca Romano si racconta a Generazione Ilas

Luca Romano è nato nel 1984, quando i computer stavano iniziando ad affacciarsi nel mondo dei comuni mortali. Ha avuto il primo contratto con un PC all’età di 10 anni: allora la memoria si misurava in kilobyte e bastava poco più di un megabyte per contenere un intero gioco per bambini. È stato intorno ai 12 anni che ha iniziato a scrivere i primi software, molto semplici, ma che davano grandi soddisfazioni. Da allora ha sempre avuto a che fare con il mondo della programmazione. Alle scuole superiori ha scelto l’indirizzo informatico (il terzo anno ero tra i peggiori della classe in programmazione). Dall’anno seguente è cambiato tutto, ha iniziato a nuotare tra le migliaia di righe di codice. Dopo vent’anni non ha ancora smesso.

L'Intervista

(Urania Casciello) A cosa stai lavorando attualmente?

 

(Luca Romano) Sono impegnato principalmente su progetti nel mondo industriale, creando ed implementando interfacce grafiche per i software che vengono sviluppati. Ma non è tutta grafica, c’è anche codice, tanto codice che serve per permettere alla parte grafica di poter comunicare con la parte “nascosta” sul server. Il tutto cercando di far felici i clienti.

 

Da dove viene la tua ispirazione? Segui un rituale per trovare le tue idee?

 

Non ho un rituale, se così si può chiamare. Ogni lavoro è un mondo a sé perché richiesto da persone a sé. Poiché mi occupo principalmente di software, sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni per poter rendere quanto più semplice il rapporto uomo-computer. Per farlo, mi ispiro molto al mondo dei creatori di interfacce grafiche, sono molto più bravi di me. Uno dei primi posti dove vado a curiosare è nei lavori di Nicola Cozzolino (N.d.R. docente ilas di progettazione grafica), oltre l’amicizia che ci lega lo ritengo tra le persone più brave a digitalizzare i bisogni delle persone.

 

Che ricordi hai del tuo percorso di studi alla ilas?

 

È stato come rivivere l’ultimo anno delle superiori. Tutti rimpiangono l’ultimo anno delle superiori, ne parlano sempre con malinconia perché effettivamente è un bel periodo, è l’anno in cui sei tra il tuo passato nella scuola ed il futuro del lavoro. Ecco, per me Ilas è stato questo, oltre la formazione anche quell’emozione di sentirsi di nuovo all’ultimo anno di scuola con in più dei docenti che sono sempre stati professionisti oltre che insegnati. Questo ha fatto la differenza perché a scuola ti insegnano tante cose che non userai mai nel lavoro; alla Ilas ti insegnano tante cose che non puoi fare a meno di usare.
Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro?
A dire la verità no, ma è stato un percorso che si è creato da solo. Guardando indietro negli anni posso dire che è stata la strada più naturale da seguire per un bambino che a dodici anni scriveva le prime righe di codice, che ha visto nascere Windows su uno schermo nero ed un cursore bianco lampeggiante, e che giocava a Prince of Persia per salvare la principessa!

 

Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare?

 

Ti rispondo quando cambio lavoro! Una sfida grande, di sicuro il progetto “Chiese a porte aperte” ed un altro, che per ora non posso dire, sono stati la svolta dell’integrazione delle nuove tecnologie con le “vecchie cose”. Nel bene e nel male ogni progetto è un’occasione di crescita professionale e personale; in un periodo in cui la rivoluzione informatica avanza sempre più velocemente, stare al passo con tutte le novità a volte è una vera impresa. Ma citando Jovanotti, altro punto fisso della mia infanzia “Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò. Non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò”. Quindi sempre testa alta per essere tra i primi.

 

C’è qualcosa che non ti piace o che cambieresti del tuo settore professionale?

 

Si, l’idea che si ha dello sviluppatore, che poi ho ritrovato in anche in altri lavori. Le persone che si rivolgono a me spesso lo fanno con la presunzione che realizzare un prodotto sia una cosa semplice, credendo che se volessero potrebbero farlo anche meglio. Di conseguenza, la nostra professionalità non è valorizzata, anche perché non ancora si ha la giusta percezione del valore del lavoro digitale. Parliamoci chiaro, un software, per quanto bello, non viene visto come una casa, o una macchina. Di conseguenza, le persone pretendono il sole ma vogliono pagare una lampadina.

 

Web e Social, forza o debolezza per il tuo lavoro?

 

Entrambe. La forza del web e dei social è il portare il tuo lavoro in tutto il mondo senza muoverti dalla tastiera, e magari mentre sorseggi un cocktail da una spiaggia tropicale! Questa però è anche una grande debolezza, perché la concorrenza è altissima e spesso viene da paesi in cui è possibile offrire prodotti a prezzi molto più bassi perché il costo della vita è più basso. Ma io sono sempre dell’idea che la professionalità non va mai svenduta, è svendere te stesso, gli anni di studio e le notti a sperimentare nuove cose. Sono certo che la qualità, in fondo, viene sempre riconosciuta.

Uno degli ultimi lavori di Luca Romano: un gestore delle risorse del settore tessile.

Cosa ti tira giù dal letto la mattina? Cosa ti guida?

 

Beh, qui tocchiamo un’altra parte della mia vita in cui il lavoro è un accessorio. Il mio sogno nel cassetto è aiutare gli altri in maniera pratica ed il lavoro mi permette di avere uno stile di vita che lo rende possibile. Sono un cristiano, sembra un paradosso perché gli smartphone, che sono oggi quello che i portatili erano una decina di anni fa, sono visti come il male. Per me invece sono un’opportunità per poter aiutare persone che sono dall’altra parte dell’Italia, o del mondo. Lo so, è un’idea romantica delle cose. Nonostante gli anni, credo sempre che ci sia un punto di vista migliore dietro le cose, basta solo cercare nella direzione opposta rispetto a quella dove tutti guardano.

 

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Di investire nello studio. La formazione è una parte indispensabile perché ti fa confrontare con gli altri, e dal confronto si cresce, sempre. Quando si legge un libro, leggi l’esperienza di anni e decenni della persona che l’ha scritto; in poche ore hai accesso a informazioni che l’autore ha ricevuto in anni ed anni di vita. E poi di amare quello che si fa. Quando ami il tuo lavoro non hai mai l’impressione di andare a “travagliare”, direbbe Leopardi. Non ti nascondo che ci sono giorni che quasi dispiace lasciare l’ufficio perché mi diverto nel programmare.  Ama il tuo lavoro e non lavorerai mai un giorno in vita tua diceva Confucio.

 

Una parola che ti rappresenta?

 

Determinato. Quando ho un obiettivo non mi fermo, posso rallentare per strada, ma finché non lo raggiungo non mollo.

 

Una parola che vorresti eliminare dalla terra?

 

Quella che termina in -ismo. Non ho mai amato tutte quelle parole che esprimono concetti che innalzano alcuni ed abbassano altri. Per me gli esseri umani sono tutti uguali, non significa che condivido tutto né che non reputo delle cose giuste ed altre sbagliate. Un paio di settimane fa ho ascoltato una frase che per me è diventata fondamentale: la linea del sangue ha cancellato la linea del colore. Dicendo queste parole, William J. Seymour, predicatore di colore in un’America razzista, parlava di come Gesù ha dimostrato con il Suo sacrificio per tutti che tutti abbiamo lo stesso valore. Non c’è vita che vale più dell’altra. Mi piace ricordare che se non avessimo una pelle saremmo tutti indistinguibilmente uguali.

 

Se tu fossi una canzone, quale saresti?

 

Questa è facile, Amazing grace di John Newton. Sarò ripetitivo – mi perdonerai –  ma per me Dio è la costante degli ultimi quattordici anni della mia vita. Ti risparmio la performance canora, ma sicuramente questa strofa per me è vera:

Attraverso molti pericoli, insidie e fatiche sono passato;
La Grazia mi ha condotto in salvo fino a qui,
E la Grazia mi condurrà a casa.

 

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?

 

Il mio lavoro porta le persone in tutto il mondo senza farle muovere da casa. Dici che capirebbe?

 

Cosa ti aspetta per il futuro? Progetti futuri?

 

Tornare in America e restarci per un po’, poi tornare a casa. Per me l’America è il mondo delle opportunità dove puoi realizzare i tuoi sogni, ma la mia casa è qui in Italia ed è qui che mi piacerebbe investire la mia vita, è qui che voglio essere utile, senza rinunciare ad una palafitta alle Hawaii!

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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