Tuesday, December 10, 2019
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Clelia Patella fotografa di Selfie ad Arte, l’arte al tempo dei social

L’utilizzo della fotografia come strumento di divulgazione dell’arte. Un piccolo saggio a cavallo tra fotografia e arte che racconta i processi che possono innescare le foto della nota influencer

Clelia Patella, Selfie ad Arte

Ho conosciuto Clelia Patella in occasione della presentazione del suo libro al MADRE. È una tipa che va frivolamente in giro per mostre e musei, come Alice nel paese delle meraviglie. Sbarazzina, gioca a ritrarsi con le opere che più la ispirano simulando ciò che rappresentano. Con le stesse espressioni di un ritratto ad olio, trucco e parrucco affine, look in sintonia, a volte fa contorsioni e salti acrobatici… E, quando vuole andare oltre per rappresentare la sua idea artistica dell’opera, eccola che elabora la foto in Photoshop per accentuarne la simbiosi.

In barba a tutti quei critici d’arte mummificati da un linguaggio inutilmente e forbitamente incomprensibile, pietrificato e ammuffito, Clelia Patella si rivolge a quel pubblico che vorrebbe invece avvicinarsi all’arte in maniera POP. Inteso nell’accezione migliore del termine: POPolare, diretto, divertente, fruibile. Apparentemente sconsacrante ma è solo per rompere quella barriera che spesso allontana il pubblico dall’arte.

Arte “user-friendly”, praticamente.

Vorrei che le persone che mi guardano dialogare con le opere decidessero di andare a vederle dal vivo perché quello che ho fatto li ha divertiti, o li ha irritati, o affascinati; non ha importanza

Ci sono critici che si sono formati studiando solo sui libri di storia dell’arte. Senza che frequentino mostre e musei. Persone che non alzano le chiappe per andare a vedere col naso a 10cm da un’opera come è stato realizzato un restauro di un dipinto, quanto è spesso un olio su tela, senza scoprire dal tratto di un pennello se l’artista è mancino o destrorso, senza cercare di incontrare l’autore di un’opera per conoscere il suo percorso artistico o chiedergli tecniche e materiali impiegati e perché, perché e ancora, chiedersi perché…

E poi… Clelia Patella addita quegli esperti che in tv, parlando di arte, leggono il gobbo e adula quelli che invece registrano una trasmissione facendosi riprendere mentre parlano camminando. Come fa lei, del resto.

Clelia Patella, Selfie ad Arte
“Mushroom”. Carsten Holler Upside Down Mushroom, 2000 Fondazione-Prada ATLAS (2018)

Clelia Patella ci ha scritto un libro su questa sua esperienza che sviluppa con costanza: Selfie ad arte, l’arte al tempo dei social.

Un libro, che è un po’ il suo curriculum vitae, in cui racconta se stessa, le sue esperienze di conduttrice tv e radio, di blogger per l’arte. Eh sì, perché Clelia non è una sprovveduta come potrebbe apparire dai suoi selfie, che in realtà sono autoscatti, ma scrive recensioni di mostre d’arte per ArtsLife, per il suo blog e realizza video per un suo format: Walk in Art. Piccole video-recensioni passeggiando e conversando di arte. Tutto in tre minuti! Il tempo di una canzone. Per non annoiare il pubblico inesperto. E non annoia Clelia Patella, perché ha lo charme e il phisique du role che congelerebbe davanti allo schermo anche il più misantropo dell’arte.

In Selfie ad Arte Clelia Patella analizza, in maniera introspettiva e piacevolmente, ciò che ha iniziato a fare per istinto. Quasi come se fosse la critica del suo operato. Accenna a chi ha coniato il termine selfie e cita alcune riflessioni di Walter Benjamin riguardo la riproducibilità tecnica dell’arte, Susan Sontag, Roland Barthes ed altri filosofi della fotografia, individuando i propri processi che l’hanno portata a diventare, attraverso i selfie, un’influencer POPolare dell’arte.

Le sue foto sono oggetti metartistici, che contengono discorsi sull’arte o, almeno, input per approfondire l’arte.

Nell’estate 2018 le sue foto sono state in mostra al Castello di Gallipoli in occasione di Selfati, la prima mostra d’arte dedicata interamente agli autoritratti nella storia.

Nessuno m’avvista”. Lucio Fontana, Ambiente Spaziale,1968. AmbientiEnvironments Pirelli Hangar Bicocca, 2017

Selfie ad Arte non è una provocazione ma uno dei modi intelligenti di utilizzare la fotografia in maniera utile. Scoprire l’arte divertendosi dove il confine tra lo sfottò e l’approfondimento può essere una sottile sfumatura di colore.

Clelia Patella vuole probabilmente dirci di non vergognarci se in certi contesti potremmo sembrare come Alberto Sordi e moglie nell’episodio Dove vai in vacanza del film Vacanze intelligenti. Se stimolati dalle sue foto che troviamo su Instagram con l’hashtag #selfieadarte, il suo obiettivo è raggiunto.

CLELIA PATELLA

Salentina di nascita e milanese di rinascita, presentatrice in tv e speaker in radio, decide di dedicarsi all’arte, prima con il suo blog Artos e poi per diverse testate, tra cui “Artslife” e “Il Giornale”, visita e racconta le mostre del momento e gli artisti più influenti. Con il “Selfie ad Arte” si è inventata un format che mira ad avvicinare il pubblico alle opere, in una prospettiva di reinvenzione iconografica mutuata dalle nuove tecnologie dell’imaging.

 

Selfie ad arte, l’arte al tempo dei social

Prefazione di Vittorio Sgarbi

Postfazione di Giovanni Gastel

Ediz. Ultra, 140pgg

Clelia Patella Selfie ad Arte
“Chi-cerchi-trovi”. Yona Friedman Street Museum, 2017. Take me I’m Yours; Pirelli Hangar Bicocca, Milano 2017

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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