Friday, December 13, 2019
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Sabry Ardore e la fotografia dalle atmosfere gotiche e hopperiane

La Digital Art che nasce da una personalità introspettiva dal mood solitario. La ricerca visiva della fotografa tra fobie, cosplayers e creatività, ispirandosi a Hopper, Goya, Coss… e il fantasy

Sabry Ardore

Chi è Sabry Ardore

Sabry Ardore nasce a Napoli nel 1993.

Si avvicina alla fotografia a 15 anni grazie alla sua insegnante di Storia dell’Arte che attivò un corso di fotografia extracurriculare.

Lascia poi gli studi di lingue per seguire quella che poi è la sua passione attuale.

Autodidatta all’80%. Sperimentatrice e grande smanettona del WEB, già a 14 anni cercava i pochi tutorial disponibili in rete al fine di apprendere sempre più nuovi trucchi del Photoshop.

Il segreto di Sabry Ardore

Riservata, timida, inquietante ma con charme.

Non passa giorno o a volte ora, che non manchi una sua “storia” su Instagram sul quale ha almeno quattro account categorizzati.

Sabry Ardore è sempre in giro, per lavoro o per piacere. I suoi follower sanno sempre in tempo reale come procede il suo lavoro di “paparazza” per i clienti di un villaggio turistico o quale immagine sta elaborando con uno dei suoi editing che spaziano dalle atmosfere gotiche alla Mary Shelley a quelle solitarie hopperiane.

E ti chiedi quando trova il tempo per far tutto ciò.

Il segreto di tanto zelo è quello di aver sempre frequentato poche amicizie ed aver quindi tanto tempo per dedicarsi alle proprie produzioni.

Non voglio avere tempo per fermarmi a pensare, amo essere sempre immersa nel lavoro e nelle mie cose.

Odio stare ferma in un posto. Ho scoperto che quando mi fermo, i pensieri negativi hanno la meglio su di me. Il movimento per me è fuga dalla negatività e dalla demotivazione.

Alien © Sabry Ardore

Fantasy, cosplayers, una ricerca introspettiva

In un periodo in cui tanti fotografi continuano a calcare l’onda delle atmosfere in high-key in stile ghirriano, Sabry Ardore cerca le pastosità dense, vintage, in Hopper-style, introspettive, delle luci notturne in cui le dominanti di colore dei neon o date dall’uso di gelatine colorate recuperate da una fotocopiatrice, prevaricano come in un film di Wim Wenders o di Quentin Tarantino e dintorni. Quasi come a voler esorcizzare una sorta di solitudine che la pervade ma reagendo con ironia creativa.

Adoro Hopper per l’utilizzo della luce, che crea un mood abbastanza malinconico, e la scelta dei soggetti: gente sola.
Per il suo modo di rappresentare la solitudine e molto spesso mi ci ritrovo nel mood dei suoi dipinti, essendo da sempre una persona molto solitaria.

Le piace fotografare i cosplayers e con la tavoletta grafica li riambienta in contesti fantasy. Ma spesso è lei la modella delle sue immagini. Evitandosi la burocrazia delle liberatorie e il tempo necessario per concordare lo shooting con altri soggetti. Anche perché Sabry Ardore può decidere alle tre del mattino di sviluppare un’idea come la serie degli autoritratti con aureola luminosa. Forse sberleffo alla sua stessa personalità forte e temprata dai suoi momenti di solitudine.

Sabry Ardore
depression-demotivation; © Sabry Ardore

La rappresentazione delle fobie

Come se fosse un’estensione de’ Il sonno della ragione genera mostri di Francisco Goya, Sabry Ardore sviluppa la sua serie Phobias ispirandosi ad alcune illustrazioni di Shawn Coss.

Immagini dall’omogeneità dei colori. In toni bassi. Autoritratti con autoscatto. Quattro-cinque “ciak” al massimo per scegliere la foto da elaborare in cui la posizione del suo corpo e l’espressione del volto sono in sintonia con il tema.

Avvolta in ragnatele (aracnofobia) o mentre attraversa una clessidra polverizzandosi in quei granelli che determinano la fine del tempo (cronofobia) o racchiusa in un claustrofobico cubo trasparente, Sabry Ardore ci trasferisce una sua visione introspettiva di alcuni malesseri che annebbiano la mente di alcune persone.

Immagini in cui si riflette il silenzio del suo fare e il cui progetto è raccolto in un elegante fotolibro realizzato con una tiratura di quindici copie.

Cronofobia; © Sabry Ardore

La Digital Art, figlia emarginata della fotografia

Sabry Ardore, appassionata e operatrice di Digital Art vive purtroppo un contesto in cui questo genere di fotografia è snobbato dai “puristi” della fotografia.

Ho partecipato a mostre collettive dove il target di persone non era adeguato al mio genere e, molto spesso, le mie immagini venivano etichettate come “troppo photoshoppate” e finte.
Alla gente piace vedere la cruda realtà, a me invece piace manipolarla all’ennesima potenza e creare un mondo a parte.

Ma oltre alla ricerca visiva tra l’illustrazione e la Digital Art stampata anche in grande formato, Sabry Ardore svolge lavori di fotografia commerciale, pubblicitaria e, anche dietro a un incarico come fotografa per i villaggi turistici, non si tira mai indietro.

Tanta energia creativa che non ha avuto ancora il giusto riscontro. Ma Sabry Ardore è giovane e avanti a sé ha tutto il tempo prima che un editore o un gallerista si rendano conto delle sue potenzialità.

Sabry Ardore
Morning sun; © Sabry Ardore

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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