Friday, November 22, 2019
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Diaferia e Pfenninger: memorie di un seminario ostinato e contrario

Come si dà valore alle proprie idee?
 Scopriamo insieme ai due creativi come mescolare perfettamente Arte e Marketing.

Sono passate solo due settimane e “mi ritorna in mente”, come cantava Battisti, il seminario Ilas con Patrizia Pfenninger e Pasquale Diaferia .
Ma perché?

La risposta ve la darò al termine di questo articolo.

Ma prima  voglio percorre insieme a voi che tipo di giornata è stata quella passata insieme ai due creativi contemporanei.

Se siete finiti qui senza avere nozioni approfondite vi consiglio di iniziare da questo articolo e poi ritornare.

Ora siamo tutti pronti. Si parte.
Le idee si pagano.

Un’idea molto cara a Diaferia e Pfenninger, anzi come hanno preferito definirla loro, una sfida italiana per ridare valore alle idee e alla cultura del progetto. Una sfida che parte da una premessa:

“Le idee dei creativi producono molto denaro. Chi dice che con la cultura non si mangia dimentica che le professioni intellettuali in Italia producono fatturato, commercio, occupazione: oltre due milioni di professionisti in Italia generano oltre 80 Miliardi di euro di PIL”

e che viene affrontata con la famosa unione che fa la forza, attraverso la voce di tutti i creativi che possono farsi sentire scattandosi un selfie (o $elfi€ come viene chiamato sul sito leideesipagano.com ). 

Scultura di Patrizia Pfenninger (foto di Paolo Pagani)

Ma come si dà valore alle proprie idee?


Per prima cosa è importante trovare terreno fertile: clienti che sappiano affidarsi e che non dicano la temutissima frase “Qui comando io!”. Poi si lavora con passione, uscendo – perché no – fuori dagli schemi creando un Controvalore
Un creativo deve essere Iron&Soul, ma come? Con una parte esteta, creativa e fantasiosa e l’altra focalizzata sul lavoro, che si occupa delle cose “scomode”.
Ma soprattutto è dal confronto che nascono le cose più interessanti.

Rispondo ora alla domanda fatta all’inizio di questo articolo. Sono uscita dal seminario piena di energia, il confronto con i due creativi è stato così stimolante che ho visto, anzi rivisto, il lavoro di art director e copy come il primo giorno in cui ho deciso di avvicinarmi a questo mondo. Ho di nuovo voglia di conquistare il mondo.

E adesso, a distanza di qualche settimana, ripenso ancora al tutto e continuo ad avere quella sensazione.

Ma è una cosa che ho sentito solo io? Scrivo a due persone che hanno partecipato al seminario per sapere se hanno pensato lo stesso.

 

A rispondermi sono Sara Dionisi e Valerio Di Mare, ex studenti Ilas e professionisti nel settore della comunicazione, fotografa e retoucher la prima, visual e brand designer il secondo.
Lascio a loro l’ultima parola proprio in virtù del famoso Confronto che è alla base delle cose interessanti.

 

Sara Dionisi: Li ho amati, infatti volevo scrivergli, ma mi hanno lasciato così di sasso che non sapevo cosa scrivergli. Mi ha motivato il loro saper dire no, la loro visione ostinata e contraria che li ha portati a fare lavori che hanno lasciato il segno, e questo sicuramente  mi ha smosso un po’. Qua a Napoli è difficile far accettare la visione fuori dagli schemi, non solo ai clienti, ma spesso sono i colleghi il problema più grande. Sapere che non sono una visionaria pazza, è stato rincuorante. Tra l’altro è stato un workshop quasi pittato addosso alle situazioni che sto vivendo. Il saper vendere l’idea e vedere che questa basta e avanza, ha sigillato la mia mia convinzione che se l’idea è forte, non siamo legati a virtuosismi tecnici per emergere.

 

Valerio Di Mare: È sempre bello avere un esempio concreto di chi questo lavoro lo fa, a buon livello, pur rimanendo fedele al desiderio di esprimersi, divertirsi e crescere anche artisticamente attraverso il lavoro che si svolge. A me personalmente ha colpito ed ispirato molto la capacità di fondere l’aspetto artistico a quello pubblicitario, come si è visto in varie campagne che hanno creato insieme Pasquale e Patrizia. Oggi secondo me è essenziale rivalutare il ruolo della pubblicità, l’utente o consumatore medio è sempre più informato e pretende trasparenza ed autenticità da parte dei Brand, diffidando da messaggi pubblicitari troppo diretti e palesemente persuasivi. La loro idea di eticità e la creazione di campagne pubblicitarie che permettono l’interazione con le persone, come ad esempio quella creata per il lancio di Californication, le ho trovate geniali ed incredibilmente funzionali ai tempi che viviamo.

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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