Friday, December 6, 2019
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Generazione Ilas: Intervista ad Andrea Ricca

Lavora nella post produzione fotografica e videografica, gli piace viaggiare e vorrebbe farlo per il resto della sua vita. Conosciamo insieme Andrea Ricca.

Nato a Napoli, classe ’88, Andrea Ricca ha vissuto a Caserta per gran parte della sua vita. Dopo aver conseguito gli studi alla Ilas, ha lavorato nel territorio napoletano per qualche anno, collaborando con agenzie del territorio come Gabri Gargiulo Studio Creativo e Khorus AdvNel 2013, dopo aver conseguito un paio di esperienze internazionali, si trasferisce a Londra, senza esserci mai stato. Dopo un paio d’anni di difficile decollo, inizia a lavorare come freelancer nel settore della post produzione fotografica e videografica, collaborando con tante agenzie di settore e aziende multinazionali. Tra le pubblicazioni e gli editoriali vi sono testate come Elle, Vogue, Cosmopolitan, GQ, Vanity Fair, Dazed and Confused, Vulkan Magazine, South China Morning Post, Totally Dublin, Stile.mag, Client Voyage. Nel 2018, dopo quasi 6 anni di permanenza a Londra, decide di tornare sul suo territorio, senza però perdere i clienti acquisiti oltre manica, per i quali lavora da remoto. I suoi interessi e il suo lavoro spaziano in più settori, dalla grafica pubblicitaria alla stesura di soggetti per video produzioni e cortometraggi.

L'Intervista

(Urania Casciello) A cosa stai lavorando in questo periodo?

 

(Andrea Ricca) In questo periodo sto alternando il consueto lavoro di fotoritocco, per la gran parte look books e campagne, al lavoro di editing per una serie di video interviste girate in Cina un paio di settimane fa. Mi sono recato in una serie di fabbriche di abbigliamento per raccontare il lavoro che c’é dietro la realizzazione di un paio di scarpe. É stata una fantastica esperienza.

 

Hai sempre saputo di voler fare il tuo lavoro?

 

No. Da bambino avrei volute fare il fumettista, l’illustratore, lo scrittore. Volevo impugnare una matita, una penna. Volevo scarabocchiare. Poi crescendo mi sono avvicinato alla grafica pubblicitaria prima, alla fotografia poi. Però si sa, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Probabilmente questo é anche uno dei motivi per il quale sono finito ad impugnare comunque una penna, seppur digitale, per la mia post produzione. Unire la mia attitudine personale ad un mestiere tecnico di un settore creativo, mi ha aiutato a coltivare le mie passioni e a stare a contatto con l’ambiente che amo, seppur non sempre in maniera diretta.

 

Che ricordi hai del tuo percorso di studi alla ilas?

 

Ho ricordi bellissimi del mio periodo alla Ilas. Ero giovanissimo, poco più che maggiorenne. Ero fresco diplomato da un istituto professionale di Grafica Pubblicitaria frequentato a Caserta e avevo questo interesse fortissimo per la comunicazione. Ho frequentato i corsi di Fotografia Pubblicitaria, Grafica Pubblicitaria e Pubblicità & Marketing. Ho sempre provato fascino per quasi tutte le figure professionali della Comunicazione e, come ogni 18enne che si rispetti, ero mosso da pura curiosità e volevo apprendere il più possible. Infatti, le varie conoscenze acquisite hanno poi contribuito notevolmente ad una crescita professionale variopinta ed eterogenea.

 

Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare nel tuo lavoro? 

 

Nel mio lavoro i problemi riscontrati possono essere tanti anche se per la gran parte si rivelano essere problemi di natura tecnica, come il malfunzionamento di softwares o di machinery. Però la sfida più grande mai riscontrata per me é stata di natura professionale, quando nel 2015 ho lavorato come fotoritoccatore sul set per una campagna di prodotti lifestyle per Mini Cooper, cliente acquisito per conto di un’agenzia di fotoritocco con sede a Londra, Touch. Per Mini Cooper siamo stati 15 giorni di fila sul set, cambaindo 8 location e 4 modelli, e in quel frangente ho dovuto curare la linea generale di selezione, di post produzione e di fotoritocco di quasi un centinaio di scatti. Tutto lavorato in tempo reale o quasi, perché la deadline era molto vicina e i tempi tecnici andavano adeguati in tempi di produzione brevi.
Furono giorni di duro lavoro ma siamo tutti soddisfatti del prodotto finale.

 

C’è qualcosa che ti non ti piace o che cambieresti nel mondo della fotografia e del fotoritocco? 

 

Quando descrivo il mio lavoro a persone che non sono del settore, mi ritrovo spesso ad usare la parola “ghostwriter” per descrivere il mestiere del fotoritoccatore.
Infatti ai clienti spesso conviene mantenere segreto il coinvolgimento di tale figura, in quanto andrebbe a sdoganare l’uso di tecniche per molti considerate alterazioni della realtà e quindi, finzione. Il fine ultimo del fotoritocco é quello di elaborare delle immagini ed ottenere una linea estetica che miri ad estrapolare tutto il potenziale di una fotografia. Spesso questo processo non include alterazioni di nessun tipo, se non di “colour correction”. Altre volte invece un’elaborazione massiccia é più presente. Il trend, tuttavia, si sta spostando sempre di più su un’elaborazione più naturale e gli elementi ritoccati e/o rimossi sono sempre di più dei semplici elementi di disturbo (una macchia sul pavimento, una ciocca di capelli decisamente fuori posto, un cavo del flash intravisto in inquadratura).
Quindi mi piacerebbe che tra il pubblico fruitore delle immagini, ci sia più consapevolezza di cosa sia il fotoritocco, cosí da permettere ai clienti di nominarci piú spesso nei credits senza avere paura di ritorsioni da parte dell’opinione pubblica.

 

So che ti occupi anche di post produzione video. Come ti sei avvicinato a questo mondo?

 


Nel 2012 ho partecipato insieme a Gabri Gargiulo, altra vecchia conoscenza Ilas, ad un festival itinerante di cinema chiamato Cinemadamare, dove ho trascorso 4 settimane in giro per l’Italia a girare cortometraggi con studenti di cinema da tutto il mondo. 
Ero iscritto al festival con la figura di autore e DoP, usando apparecchiature che sapevo già usare, come DLSR e pacchetto lenti Nikon.
Stando a stretto contatto con professionisti e aspiranti tali del settore cinematografico ho imparato tantissimo già solo guardando gli altri lavorare e dopo quelle 4 settimane ho deciso di voler provare a montare il mio primo progetto personale. 
Da lì in poi, é successo tutto in maniera molto naturale, ho lavorato e ho continuato a lavorare fino ad oggi alla produzione e post produzione videografica.

 

Cosa ti appaga di più del tuo lavoro?

 

Nel mio lavoro sono fortunato ad avere completa gestione degli orari e del tempo libero, in accordo ovviamente alle scadenze e alle consegne. Senza prendere in giro nessuno, questa é la parte migliore ma é anche la parte piú difficile di un business del genere. Gestire le finanze, le ore di lavoro e le ore di tempo libero e tutto quello che c’é da fare a computer spento, sono tra le cose più difficili che ho da affrontare su base giornaliera, ma mi permettono di non dipendere da nessuno o quasi. Inoltre, mi capita di viaggiare spesso per lavoro, tra UK e il resto d’Europa, e la cosa non può che essere un incentivo e stimolo per la creatività.

 

C’è un lavoro che hai fatto di cui sei molto fiero, se sì, perché?

 

Ho pensato molto ai lavori che mi hanno reso fiero e perché. E ho trovato che la risposta risiede nei progetti personali.
Per quanto sia fiero di tutti i lavori commerciali che ho svolto, riesco ad esprimere me stesso quando c’é nessuna imposizione contrattuale e quando sono libero di poter usare I mezzi a mia disposizione nel modo che io ritengo giusto. Qualche anno fa é iniziata la voglia di parte mia di tornare a scattare in pellicola. Ha tutto un altro sapore, lo scatto, l’attesa dello sviluppo, la stampa. Dei tanti scatti che ho fatto, vado particolarmente fiero di quelli che ho fatto in giro per il Pakistan, l’anno scorso, con una Zenit 122 e pellicole Kodak Portra 400. E tutti gli scatti, sono senza post produzione digitiale, per scelta. Ecco uno degli scatti di cui vado fiero

 

 

I restanti scatti potete trovarli online Qui.

 

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare adesso una carriera come la tua?

 

Il consiglio che darei a chi vuole iniziare una carriera da fotoritoccatore é sicuramente quella di ragionare senza confini materiali. Con lo sviluppo tecnologico che ha definito le nuove regole di mercato, non é impossibile pensare di vivere a Napoli, a Roma, a Caserta o qualsiasi provincia del mondo e lavorare nel frattempo per Hong Kong, New York, Londra o Parigi. Il lavoro da remoto é possibile, anche se va costruita una reputazione e un portfolio clienti internazionale e per farlo io ho trovato che un’esperienza all’estero non può far altro che aiutare ed é quello che consiglio a tutti coloro che vogliono intraprendere il mio mestiere. Viaggiate, imparate una lingua, lavorate per I più grandi e solo dopo potrete cercare la vostra dimensione.

 

Per 24 ore hai la possibilità di cambiare tutti i colori della terra in un solo colore, quale scegli e perché?

 

Io amo tutti I colori, seppur abbinati bene! Ma se dovessi sceglierne uno, direi il verde, così da agire da piccolo “reminder” che la natura andrebbe preservata come unica fonte di vita. E poi perché il verde é facile da bucare per il green screen.

 

Se la fotografia fosse un cibo, quale sarebbe?

 

 

La fotografia sarebbe certamente un cibo pesante, una portata principale, un piatto unico. Uno di quelli molto buoni ma che non puoi mangiare in fretta. O meglio puoi, ma poi hai la digestione compromessa, stai male, te ne penti. La fotografia, sia quando é scattata che quando é fruita, va contemplata e, se ti va di mangiarla, prenditi il tempo che ti serve, assaporala, ingoiala… e poi fai i complimenti allo chef.

 

Una parola che ti rappresenta?

 

Curioso. Sono una persona di indole estremamente curiosa. Voglio conoscere, sapere, ampliare le conoscenze. E tutto quello che dovrebbe farmi paura perché sconosciuto, in realtà mi stimola e mi rende vivo. La curiosità é il motore di quasi tutte le scelte di vita che ho fatto.

 

Esiste qualcosa che ti ha radicalmente cambiato la vita?

 

Imparare l’inglese. Mi ha sicuramente cambiato la vita, non solo per quanto riguarda la carriera, ma anche per il ventaglio di possibilità umane che mi ha aperto. Grazie all’inglese ho potuto esprimere idee, fare domande e perfino confrontarmi sulla politica con persone appartenenti a sfere sociali, geografiche e religiose di accezione diversa e spesso opposta alla mia. Uno strumento di lavoro fondamentale che ha allargato i miei confini, le mie amicizie e il mio modo di vedere il mondo e i suoi confini.

 

Come ti vedi tra 10 anni?

 

Mi vedo sicuramente più vecchio, con meno capelli, ma con ancora più voglia di esplorare i miei confini, lavorativi e personali. Non escludo di potermi trovare più o meno ovunque tra 10 anni, ma sicuramente per allora avrò le idee più chiare su cosa fare da grande e dove. In 10 anni una vita può cambiare drasticamente e a noi non ci é dato saperlo. É proprio questo il bello, no?

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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