Saturday, October 19, 2019
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Porto. Centro Português de fotografia: dal 1997 per la cultura fotografica

La rigenerazione urbana a carico dello Stato e (ri)nasce un edificio suggestivo riadattato a polo fotografico di interesse internazionale. Ecco le risorse museali e mostre in corso fino a ottobre

CPF, il Centro Português de fotografia © Marco Maraviglia

Il CPF, il Centro Português de fotografia è un grandioso edificio in granito che era destinato a prigione. Costruito nel 1767, i suoi tre piani erano destinati a diverse tipologie di prigionieri (adulti, donne, bambini) con reparti più salubri e agevolati per i più abbienti.

Le grandi potenzialità del Centro Português de fotografia

Portogallo, Porto, circa 214mila abitanti, a fronte degli oltre 970mila di Napoli, ha un suo museo della fotografia, il CPF, Centro Português de Fotografia.

Ampi spazi espositivi. Non c’è la pagina Facebook e il sito WEB andrebbe un po’ implementato ma ha grandissime potenzialità di sviluppo. Nel 2018 la mostra Frida Kahlo – Her Pictures ha avuto 67.300 visitatori.

 

Al Centro Português de fotografia vi sono grandi ambienti, forse troppo rispetto all’affluenza di pubblico, destinati a mostre fotografiche permanenti e temporanee per lo più patrocinate o finanziate dal Ministero della Cultura portoghese.

Salendo, subito passata la reception, si viene accolti da una Hunter & Penrose, quella che sarebbe da considerarsi un’antenata della reprocamera, una delle più antiche fotocamere in maxi formato che veniva utilizzata per la riproduzione nei processi di arti grafiche.

Hunter & Penrose © Marco Maraviglia
Una Hunter & Penrose onora il pubblico durante l'accesso al CPF

Alcune mostre temporanee al Centro Português de fotografia

Open a bottle of Porto

Inaugurata il 25 giugno e visitabile fino all’11 agosto, è esposta Open a bottle of Porto, immagini che raccontano la produzione e tutta la filiera vinicola del vino celebre in tutto il mondo.

Sono fotografie in bianconero di vari periodi storici tratte dalla National Photography Collection, dagli archivi Photography Alvão, Lda e Aurélio da Paz dos Reis.

Comunicar, ligar, unir

Dall’11 luglio fino al 22 settembre c’è la collettiva comunicare, connettersi, unire che <<mira a sottolineare il ruolo delle comunicazioni (elettroniche o postali) nel rafforzare le relazioni interpersonali e/o con la natura e l’ambiente.>>.

Tra i vincitori interessanti sono gli scatti di Màrio Ferreira.

“TELL THE WORLD ABOUT US. On loss of liberty and human dignity” (fino al 6 ottobre)

È una mostra particolarmente toccante e drammatica con fotografie di Rune Eraker. Dignità e diritti dell’uomo violati sono il filo conduttore delle immagini in mostra. Eraker ha immortalato alcuni tra i prigionieri dimenticati del mondo di cui alcuni soggetti a torture e, in alcuni casi, condannati a morte. Alcuni di questi muoiono per quello in cui credono. Spesso vittime di leggi sleali, pregiudizi politici,di regimi.

Struggente sapere come nasce il suo progetto:

Attraverso le sbarre della sua cella solitaria, nella prigione per prigionieri politici, riuscì a passarmi un pezzo di carta in mano. La guardia aveva voltato le spalle per un momento. Il foglio aveva solo una frase senza nome: “Di ‘al mondo che esistiamo”. Era il 2001.

Questa chiamata di un anonimo in Colombia mi tolse la pace. Il disagio di averlo incontrato – e così tanti altri come lui – mi ha provocato, mi ha costretto a fare qualcosa.

“RAVE/Projeto 19” (fino al 20 ottobre)

Una collettiva ispirata a una poesia di Bukowski (Vuoi essere fotografo?) e i cui temi includono censura, storie per bambini, femminismo, trasformismo, turismo di massa, con immagini realizzate anche con processi analogici.

Mostre permanenti al Centro Português de fotografia 

Sala da Memòria

Spazio in cui alcuni pannelli illustrano e raccontano l’attività dei fotografi penitenziari che lavorarono nell’edificio e il loro ruolo nel sistema giudiziario.

Núcleo Museológico António Pedro Vicente

È la parte che ritengo più interessante del Centro Português de fotografia per le vaste e varie tipologie di fotocamere di ogni genere che sono esposte.

Dalla più recente folding Linhof 13×18 alle radio-cam, radio mimetizzate in pseudo lattine di bibite che all’occorrenza bastava schiacciare un pulsante per far aprire un portellino e scattare una foto. Vi sono fotocamere in miniatura che utilizzavano pellicole da 16mm. Sono esposte inoltre alcune cosiddette detective-camera che non avevano nulla a che vedere con le spy-camera riservate agli addetti ai lavori ma erano così chiamate per la loro “portatilità” che faceva risparmiare l’utilizzo di un treppiedi.

Interessante la sezione delle fotocamere rare, pezzi unici, spesso prototipi realizzati dagli stessi fotografi che le utilizzavano.

Ovviamente non manca la vetrina con i modelli più disparati per la fotografia stereoscopica e una piccola collezione di “fotocamere souvenir”, quelle che a ogni click osservando attraverso il mirino, vedevi una foto monumentale della città.

E ancora, c’è qualche vecchio oggetto da camera oscura come i piccoli “provinatori” a contatto (quelli per i 9×12), una bilancia da farmacista, vecchi timer, piccoli mortai per macinare i chimici per i bagni fotografici…

Un solo piccolo appunto: non vi sono descrizioni didascaliche per ogni pezzo conservato ma le generiche targhette esplicative anche in inglese, sono un buon punto di partenza per gli appassionati.

Biblioteca Pedro Miguel Frade

A conclusione del tour presso il Centro Português de fotografia, segnalo la biblioteca che raccoglie 67 fondi e raccolte. È possibile vedere un po’ cosa conservano cercando nell’archivio online.

 

CPF, il Centro Português de fotografia

Edifício da Ex-Cadeia da Relação
Campo Mártires da Pátria
4050-368 Porto
Portugal

Ingresso gratuito

Dal lunedì al venerdì: dalle 10 alle 18
sabato, domenica e festivi: dalle 15 alle 19

Telef.: +351 222 076 310
E-mail: mail@cpf.dgarq.gov.pt

Biblioteca Pedro Pedro Frade:

Dal lunedì al venerdì: dalle 10:00 alle 16:00

 

© tutte le immagini dell’articolo sono di Marco Maraviglia

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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