Monday, August 19, 2019
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Generazione Ilas: Intervista a Italo Sannino

Da una piccola media agency fondata nel '97 a speaker per Adobe: prossima tappa Los Angeles. Il percorso di Italo Sannino - che ha attraversato anche la Ilas - è un fantastico esempio da seguire

A contatto con la creatività digitale da oltre 20 anni, si è laureato all’accademia di belle arti di Napoli, dove oggi è docente del corso di web design. Nel 1997 fonda “Geko” una piccola new media agency che è divenuta, nel tempo, il suo terreno di sperimentazione. Grazie al progetto Adobe Guru, segue particolarmente da vicino il design, la metodologia e la progettazione delle interfacce e gli strumenti Adobe per realizzarle.
La sua attività di docente lo ha portato al Politecnico di Milano e in varie Accademie di belle Arti in Italia. Come autore collabora con l’enciclopedia Treccani, InSide e l’editore Il Sole 24 ORE.

In tempi recenti predilige sempre più il coinvolgimento come speaker che, anche quest’anno, avrà come culmine il più grande evento internazionale sulla creatività: gli Adobe MAX a Los Angeles.

L'Intervista

(Urania Casciello)A cosa stai lavorando attualmente?

 

(Italo Sannino) Sono impegnato con la progettazione per due app di interessanti start up italiane, ma la cosa più divertente che sto facendo è testare un software beta per iPad che, ovviamente, è un progetto top secret (ma non troppo) di Adobe.

 

Da dove viene la tua ispirazione? Segui un rituale per trovare idee creative?

 

Su questo sono molto metodico, metodico in maniera classica. Provo ad “impregnarmi” della materia per cui devo progettare qualcosa. Facciamo qualche esempio: se è la copertina di un CD ascolto alla noia i brani che lo compongono, se è abbigliamento mi tengo davanti giorni e giorni i capi, ecc ecc.

 

Da li in poi i soliti step: brain-storming, analisi, analisi, analisi e poi ancora analisi, sketch e solo quando ho le idee chiarissime metto mano agli strumenti.

 

Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro?

 

Si, poi me lo sono scordato e poi me lo sono ricordato di nuovo.

 

Cosa si prova a passare da studente a docente nello stesso posto in cui ci si è formati?

 

È bellissimo, non smetti mai di essere giovane, cambia solo il lato della cattedra in cui siedi.

 

Tra i tuoi lavori c’è qualcosa che ti rappresenta di più o di cui sei più fiero?

 

Fra i miei lavori no, sinceramente. E guai il giorno in cui non sarà più così.

Se posso rispondere qualcosa che non è un mio lavoro ma che è il mio lavoro, allora direi che alcuni dei miei allievi mi rendono fiero, anzi molto più che fiero, mi fanno sentire utile.

 

Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare?

 

A dirla tutta una conferenza in inglese di fronte a una platea folta e madrelingua ancora mi fa sudare freddo.

 

C’è qualcosa che ti non ti piace o che cambieresti del mondo della comunicazione digitale?

 

Generalmente mi piace quasi tutto della comunicazione (parliamo di design) di questo tempo, quello che cambierei sono tanti piccoli dettagli, troppi per essere elencati qui.

 

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Passione o morte. Il resto viene da solo.

 

Un progetto digitale che ti ha stupito nel 2019 e che consigli di sbirciare a chi vuole lavorare nel mondo del web design?

 

Mi piace molto quello che fa lo studio Ramotion per il progetto Mozilla Firefox. Ma il mio consiglio è sempre quello di partire dai grandi classici.

 

Se dovessi – per una qualsiasi ragione – cambiare città, dove andresti e perché?

 

Ci ho pensato spesso, anzi, l’ho proprio analizzata dettagliatamente la questione: il posto perfetto non esiste, sarà che sono sempre teso a pensare che conti di più l’opera teatrale che la scenografia.

 

Un libro che tutti quelli che studiano comunicazione e web devono assolutamente avere?

 

I grandi classici di cui parlavo prima: Nielsen, Krug, Norman, Maeda. Ma non trascurerei un bel Calvino che c’entra sempre anche dove non sembra.

 

Se tu fossi un piatto quale saresti?

 

Nu babà! Non è così presuntuoso come sembra, non pretendo di essere un babà ma è la quintessenza del minimal. Un gusto discreto (come i suoi colori) pochi ingredienti ma che si basano su un equilibrio assoluto che lo rende così, Buonissimo! E come tutto il minimal ben riuscito è difficilissimo da preparare.

 

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?

 

Mi avvilisce il solo pensiero di doverlo fare. È davvero una domanda difficile. Ma se proprio insisti mi verrebbe da dire che sono uno che aiuta un cantastorie con tanto pubblico a rendere le sue storie ancor più comprensibili.

 

Cosa ti aspetta per il futuro? Progetti futuri?

 

Non lo so come non lo sa nessuno, ovviamente, ma spero sia quasi identico all’oggi con qualche piccola correzione 😀

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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