Tuesday, September 17, 2019
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Generazione Ilas: Intervista a Fabio Chiaese

Il mondo visto dal finestrino di un auto si è trasformato in passione per la fotografia. Fabio Chiaese si racconta a Generazione Ilas.

Fabio Chiaese, nato nel 1982, ha incontrato la fotografia da bambino grazie al padre che fotografava per diletto. Ha sempre visto il mondo in un frame – quello del finestrino della vettura della sua famiglia – grazie ai numerosi viaggi fatti in auto.  Si è avvicinato nuovamente alla fotografia nel 2006, anno nel quale ha frequentato il corso di fotografia Ilas con Ugo Pons Salabelle per poi renderla parte integrante della sua vita nel 2008, anno in cui ha iniziato a lavorare alla Ilas come collaboratore. Si è specializzato nella fotografia pubblicitaria di still life, ma ha una fortissima passione per la fotografia di architettura. Da qualche anno ha creato, con la sua compagna, un laboratorio di sviluppo pellicole, Laborio 37. Il laboratorio lo ha un po’ allontanato dal lavoro pubblicitario ma, paradossalmente, avvicinato alla fotografia in generale. Non sa ancora cosa farà “da grande”, ma spera fortemente di poter continuare a dire: “Mi chiamo Fabio e sono un fotografo.”

L'Intervista

(Urania Casciello) Cosa fai quando sai di dover scattare per un progetto?

 

(Fabio Chiaese) Mi guardo intorno, non sto lì a pensare “ora dovrei fare un progetto e deve venirmi un lampo di genio”. Le idee mi vengono per caso.

Hai sempre saputo di voler fare il tuo lavoro?

 

Da piccolo avrei voluto fare l’architetto. Poi per caso ho incontrato l’Ilas sulla mia strada e sempre caso faccio il fotografo.

Che ricordi hai del percorso di studi alla Ilas? 

 

Sin dai primi giorni ho subito provato grande affinità con l’argomento trattato. Ricordo Ugo Pons Salabelle che spiegava e parlava di fotografia e mi sentivo molto coinvolto.

C’è tra i tuoi lavori qualcosa che ti rappresenta di più?

 

C’è una fotografia che ho scattato una decina di anni fa alla Città delle Arti e delle Scienze di Valencia, complesso architettonico progettato da Santiago Calatrava Félix Candela. Mi rappresenta perché ho continuato un progetto su Calatrava, fotografando le sue opere, e riguardandomi indietro, mi rendo conto che in fin dei conti faccio sempre la stessa fotografia.

© Fabio Chiaese.

La tua avventura Laborio 37 come è nata?

 

Tutto è partito sempre alla Ilas. Grazie a Pierluigi De Simone – docente di fotografia – ho scoperto il Banco Ottico e ho ritrovato la pellicola: un vero e proprio ritorno di fiamma. Ho iniziato sviluppando per me, poi pian piano per amici e ora il laboratorio sviluppa pellicole anche per molti fotografi del sud Italia, visto che siamo gli unici a sviluppare alcuni tipi di pellicola.

Che cosa cambieresti del mondo della fotografia?

 

Non cambierei nulla. La fotografia è come un essere umano, che si evolve e che cambia in base ai periodi. Non credo che la fotografia sia morta, citando Giovanni Gastel direi che la fotografia non è mai stata così viva. L’unica cosa che forse vorrei dire ai fotografi è di pensare un po’ prima di scattare, di non essere troppo compulsivi.

Cosa consigli a chi si avvicina adesso al mondo della fotografia?

 

Di non aver paura di sbagliare. I tuoi errori puoi farli solo tu e ti rendono unico. Le fotografia perfette possono farle tutti.

Hai per 24 ore la possibilità di cambiare il mondo e di vederlo con un solo colore?

 

Azzurro (il colore del Calcio Napoli)! Anzi no, sfumature del rosso, come vedo a volte il mondo dalla camera oscura.

Se la fotografia fosse un cibo quale sarebbe?

 

Immagino qualcosa di buono, immagino un pane artigianale, preparato usando tanta manualità e tanta passione.

C’è qualcosa che ti ha cambiato radicalmente la vita?

 

La nascita di mio figlio mi ha cambiato totalmente. La mia vita è dedicata totalmente a lui che solo a volte ritaglio un po’ di tempo per me. Sembra un controsenso, ma voglio che lui sappia, che senta, che ci sono sempre.

I tuoi tre fotografi preferiti?

 

Robert Mapplethorpe, l’utilizzo della luce, le forme e la composizione delle sue fotografie mi ha fatto vedere la fotografia sotto un altro aspetto.
Karl Hugo Schmölz e padre, due fotografi di architettura tedeschi di inizio 900, che mi hanno aperto gli occhi su come fotografare gli edifici.
Diane Arbus, per il suo modo di fotografare le persone.

C’è un opera d’arte che ti ha lasciato senza parole?

 

Sicuramente Guernica di Picasso. Le dimensioni del quadro sono enormi e mi sono sentito sovrastato, schiacciato al suolo, sono rimasto per quasi un’ora a guardarlo.

Cosa ti aspetta per il futuro?

 

Ancora Laborio 37 e ho in mente un nuovo progetto fotografico che sarà ispirato a Philippe Halsman.

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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