Thursday, September 19, 2019
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Toy Story 4 – I giocattoli sono cresciuti e con loro, la grafica 3D

Toy story 4 approda al cinema, inondandoci gli occhi di meraviglia. Ma vi ricordate quando tutto iniziò? Scopriamo assieme le varie evoluzioni della Pixar

C’e stato un esatto momento, nel 1995, in cui una scintilla minuscola si accese nell’allora piccolo me bambino. Quella piccola luce mi porterà negli anni sempre più vicino al mondo della computer grafica.

Ci sono voluti anni, certo, ma tutto è iniziato li, in una sala cinematografica, dove in proiezione davano il primo Toy Story, film d’esordio della Pixar e dell’animazione 3D nei lungometraggi.

Adesso, ben 24 anni dopo quella strabiliante dimostrazione di innovazione avanguardista e narrativa,  è uscito nelle sale Toy Story 4, che con la sua storia, ha toccato ben cinque generazioni.

Quale miglior momento se non questo per rivedere assieme l’immensa evoluzione tecnica che i film della Pixar han portato con se?

Molta è stata la strada tortuosa percorsa dalla compagnia californiana di Emeryville, che ha loro permesso di ad arrivare alla rifinitura e maestria della sua ultima creatura.

Interessantissima è la retrospettiva proposta da insider.com che ci mostra come siano profondamente migliorati i risultati visivi raggiunti di recente, nella spinta evolutiva costante della Pixar.

Basti guardare in questo senso al primo Toy Story che, sebbene frutto avanguardistico della computer grafica del tempo, ha dovuto gestire una serie infinita di limiti. A partire dalla scelta stessa del soggetto utilizzato per il film: i giocattoli presentavano meno difficoltà realizzati rispetto ad un film interamente incentrato sugli esseri umani. Questo, gli animatori ed i tecnici della Pixar lo sapevano fin dall’inizio, anche grazie alla loro decennale esperienza accumulata con la realizzazione dei primi corti d’animazione. Questo erano più che altro showcase pratici delle funzionalità del loro software per la renderizzazione, Renderman.

Pixar - Un riepilogo delle evoluzioni che hanno portato a Toy Story 4

In Toy Story sono state volutamente evitate tutte quelle problematiche che, essendo durante la realizzazione del film, ancora irrisolte, avrebbero potuto pregiudicare la riuscita del film. La presenza in camera di personaggi umani sono stati ridotti al minimo. Allo stesso modo sono stati evitate situazioni complesse come la creazione di capelli, tessuti e fenomeni atmosferici. Tutti aspetti che possiamo però ritrovare nell’ultimo capitolo della saga dei giocattoli parlanti.

Questo del resto è stato possibile proprio perché, film per film, la Pixar non lesinava battaglie evoluzionistiche con se stessa, migliorando non solo design e storie, ma anche la sua stessa tecnologia, portandola a raggiungere di volta in volta, risultati prima impossibili.

E’ stato questo il caso delle pelurie così fondamentali per ricostruire Sullivan, il mostricione  azzurro, protagonista dei film di Monster and Co. e Monster University.

Nel primo Toy Story era impossibile gestire una fenomenologia così complessa come migliaia e migliaia di peli, attaccati ad un corpo umanoide animato (1 milione quelli utilizzati per Sullivan), dando una sensazione di naturalezza che viene di fatto concretizzata da forze come l’elasticità, la gravità ed il vento.

Ecco quindi che per Monster and Co. è stata sviluppata la “Simulazione” come si dice in gergo 3D, per la gestione semi automatica di questi effetti.

Tuttavia anche qui, gli esseri umani sono stati ridotti al minimo, con la sola presenza, sfuggente, della piccola “Boo” il fulcro dell’intera azione del film.

Ancora, essi rappresentavano un ostacolo troppo complesso su cui concentrarsi con quelli che erano i mezzi tecnici e le strategie artistiche dell’epoca.

Poi fu il tempo di “A bug’s life”, tutto ambientato nel mondo “microscopico” degli insetti. Anche qui le innovazioni si sommano tra di loro. Stavolta il difficile è stato gestire tante animazioni e personaggi in simultanea, nonché ricreare fenomelogie realistiche di pioggia e fuoco.

Ecco che nuova esperienza è stata fatta, nuove tecniche create e nuova resa grafica, raggiunta.

Ed solo 9 anni dopo il loro primo film, nel 2004, che la Pixar decide di incentrare il primo film interamente su personaggi umani, con gli Incredibili, frutto e somma generale di tutta l’esperienza raccolta nei primi anni di lavoro in pixar, a cui si aggiungono però anche qui, altre innovazioni e tecniche, dalle migliorie nella rappresentazione delle chiome dei capelli dei protagonisti, alla prima vera implementazione del SubSurfaceScattering, materiale fondamentale per ricreare un naturale effetto per la pelle del personaggi.

Le vari fasi di produzione di Toy Story 4

La storia recente della Pixar invece, ci mostra una serie sempre più roboante di innovazioni, dalla immensa gestione di ben 8 milioni di luci (non ho scritto male, sono proprio 8 milioni) in simultanea su una singola inquadratura di Coco, alla perfetta simulazione delle deformazioni della pelle e delle masse muscolari, a seguito della pressione ossea sottostante de “Gli Incredibili 2”.

Questa è la ricetta del successo della Pixar in fondo, raccontare al meglio una storia, con gli strumenti a disposizione e cercando di spingersi sempre un po’ di più “verso l’infinito e oltre”.

pontolillo@ilas.com

Fu quando avevo 5 anni che scoccò la scintilla per la grafica 3D. L'uscita di Toy Story, film cult della Pixar, fu l'inizio del mio interesse per la nascente grafica in CGI. Dapprima nacque l'amore mai tramontato per il disegno, fu poi il tempo della grafica in 2D. Infine, diciottenne, approdai alla grafica tridimensionale, stregato dalle possibilità di poter raccontare e di ricreare qualsiasi cosa desiderassi. Dopo due anni ho iniziato a lavorare come 3D generalist, specializzandomi infine come Lighter TD, Concept artist e professionista Autodesk.

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