Wednesday, November 13, 2019
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David Carson il surfista che stravolse le regole del graphic design

IV ed ultimo seminario ILAS del 2019: l’incontro con il padre della grafica grunge che ha dispensato suggerimenti preziosi sul come liberarsi dai dogmi della grafica seguendo il proprio istinto

In occasione del IV ed ultimo incontro delle giornate della comunicazione organizzate dalla ILAS, gli allievi hanno avuto l’occasione di ascoltare David Carson, il graphic designer del momento, il guru outsider della grafica internazionale

Chi è David Carson

Quando accende il Mac nella sala del cinema Modernissimo di Napoli osservo il suo desktop proiettato sullo schermo e mi rendo subito conto della personalità di David Carson. Decine di icone di file e cartelle sovrapposte tra di loro. Un casino pazzesco! Cerco di credere che non sia altro che l’immagine di sfondo. Forse lo è ma comunque passa come il suo biglietto da visita innanzi a una platea di circa 350 allievi di varie “generazioni” della ILAS. Come del resto fanno parte del suo “brand” anche gli adesivi post-beat ipercolorati attaccati sul retro del portatile ma lasciando con rigore intatta la “mela” luminosa.

 

David Carson è l’alchimista del graphic design. Ha sperimentato il connubio arte e sociologia applicandolo alla grafica. Surfista professionista inizia la sua carriera come grafico per le riviste di surf arrivando poi a clienti come Bose, Armani, case discografiche…

Il surfing di David Carson

Il surf sembra che gli sia rimasto attaccato fin dentro l’ultimo budello dell’anima divenendo parte della sua filosofia di vita. Una mission. E te ne accorgi durante la proiezione delle slide: salta dalle copertine dei giornali alle campagne di sensibilizzazione sull’ambiente, dalle typo-sperimentazioni ai collage di pagine strappate, dal video-clip che mostra il lancio di 3 CD di John Coltrane all’ultimo video-drone che gli hanno girato sulle acque dei Caraibi mentre se ne va a zonzo sul surf tra un’onda e l’altra.

È l’uomo in modalità surfing. Surfing, dico, da non confondere col multitasking. Se non lo segui, non sei sulla sua stessa curva d’onda. Curva d’onda, dico. La lunghezza d’onda è un’altra storia…

È David Carson

I colori che usa sono quelli dell’oceano e delle sue coste, lettere come conchiglie sparse sulla battigia, testi scritti come parolibere futuriste. Segui l’onda. Segui il tuo istinto. Non esistono guide, non esistono gabbie. I programmi di impaginazione editoriale potrebbero anche andare in pensione. Meglio partire dal foglio bianco. Libero. Libero come le onde. Indipendente come le acque dell’oceano. E bisogna essere liberi dentro se mostri con orgoglio i lavori rifiutati dai clienti convinto che hanno perso grandi opportunità.

È lo stile di David Carson. Il graphic designer che stravolse e sconvolse decenni di regole della grafica decretando la fine della stampa, End of Print, il suo primo libro di grafica e, del settore, il più venduto di tutti i tempi.

David Carson ILAS

La vision di David Carson

È David Carson, quello che più che grafico, sembra un attore a cavallo tra Willem Dafoe e Jeremy Irons e che a 64 anni plana ancora sul surf o su uno skate. David Carson È uno stile grafico a sé. È uno stile di vita. Per parlare della grafica di David Carson occorre fare tabula rasa di tutte le sovrastrutture delle regole tipografiche e lasciarsi accompagnare in quel suo mondo istintivo. A suon di cavalloni e con Don’t Bogart That Joint come colonna sonora di sottofondo. Perché è una questione di stile mentale. Perché quello di David Carson non è graphic design accademico, ma una vision. Outsider. On the sea…

Le interlinee si sovrappongono. Le crenature sono irregolari. Le lettere di una parola hanno un corpo diverso dall’altro. I loghi sono realizzati a mano. E pensi a quando non esisteva il vettoriale, ai manifesti di Depero, al logo realizzato da Mirò per la Caixa de Catalunya (la banca della Catalogna), alla Campbell’s rappresentata dalle opere di Wahrol e ti chiedi se anche David Carson non possa far parte anche lui di questa schiera di Artist-Communicator. Artisti prestati alla comunicazione.

David Carson ILAS

Grunge, leggibilità, messaggio….

È il padre della grafica grunge. È grafica “sporca”. Schizofrenica. Anarchica. Illeggibile di primo impatto. Ma quel che conta per David Carson, è comunicare. Per Carson non è importante che il messaggio sia letto, ma conta che sia comunicativo.

In tutto ciò che ci circonda c’è design

L’ispirazione può giungerci da un graffito di una strada abbandonata, dai tasti consumati della tastiera del PC… Per ogni logo da realizzare, David Carson disegna decine di proposte e poi gli capita che un cliente decida di volerli utilizzare tutti.

Meno si viene pagati e maggiore libertà d’azione bisogna richiedere

Grungismo, impostazioni grafiche che non rispettano alcuna linea di forza, nessuna simmetria, nessun allineamento però poi, quasi come voler provocare uno schock emotivo, gli bastano tre elementi per il visual. Puliti. Essenziali. Quasi a voler seguire la scuola classica alla David Ogilvy, per dirne uno.

A volte basta un dettaglio per comunicare un messaggio

Ultima giornata della comunicazione ILAS

È l’ultimo seminario della stagione organizzato dalla ILAS. Gli allievi dovranno iniziare a lavorare al contest Un brand per Napoli.

Chissà se ci sarà qualcuno che adotterà i suggerimenti di David Carson. Il foglio senza guide, senza gabbie, essere istintivi… Tutto ciò non produce caos?

Ma, parafrasando Nietzsche, non è proprio il caos che genera una stella nascente?

 

© Le foto dell’articolo sono di Gennaro Ruocco

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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