Tuesday, June 25, 2019
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Generazione Ilas: Intervista ad Angelica Casaccia

Scatta solo a luce naturale, utilizza solo props di colori neutri e i suoi soggetti non guardano - quasi mai - in camera. Angelica Casaccia racconta a Generazione Ilas la sua professione di Newborn Photographer.

Angelica Casaccia ha studiato all’Università di Architettura conseguendo la laurea in Design per la Moda. Ha frequentato alla Ilas due corsi: fotografia pubblicitaria e grafica pubblicitaria. Ha seguito il suo primo corso di fotografia per neonati con “Studio Clorofilla” di Anna Palermo e Sabrina Losso e studiato Marketing con Mauro Aluffi. Per perfezionare ancora di più la sua tecnica ha continuato frequentando due volte il “The Dream Workshop” di Michela Magnani, concludendo con lo studio della tecnica di wrapping con Martyna Ball e post-produzione con Marianna Santoni e Hayaks Winter. Ospiterà nel suo studio  uno dei fotografi NewBorn più importanti della Spagna Toni Lara e nel mese di ottobre Laetitia Farellaci.

L'Intervista

(Urania Casciello) Come ti descriveresti?

 

(Angelica Casaccia) Sono una persona che in generale, nella vita, deve poter esplorare e trovare nuove strade. Non avere mai schemi predefiniti. Spero di essere così anche come fotografaNon è mai facile raccontarsi, soprattutto per chi invece preferisce raccontare. Vivo di cuore e di pancia, di qualche pianto fitto e di grandi sorrisi. Di abbracci stretti fino a confondere i profumi. Sono una persona dai sogni difficili, una che ha il cuore che si riempie troppo in fretta: di ambizioni, di passioni ma anche di paure e coraggio. Non potrei essere più vera di così. Sono ossessionata dai colori neutri, i fiori freschi e la luce del tramonto. Sono innamorata di Margaret Mazzantini, mi piacciono le persone che amano condividere e confrontarsi, un po’ meno quelle che ti toccano quando parlano.

Hai sempre saputo di voler fare la fotografa?

 

La fotografia è sempre stata una delle mie più grandi passioni ma non avrei mai pensato di fare questo per lavoro. Mi sono laureata in Fashion Design alla facoltà di Architettura e nell’immaginario comune di una matricola del primo anno sognavo Milano o magari Parigi. Le cose sono cambiate quando ho capito che smanettare su YouTube non avrebbe fatto di me una professionista della fotografia e mi sono iscritta alla Ilas. Ero quasi decisa di volermi dedicare appieno al food e allo still life ma c’era qualcosa in me che non mi faceva sentire viva, che non mi emozionava ed io volevo emozionarmi! Oggi sono una fotografa professionista specializzata in fotografia di gravidanza e neonati – “NewBorn Photography”. Racconto storie di persone normali, di famiglie e della meraviglia di una vita che nasce.

Che ricordi hai della Ilas?

 

Beh l’Ilas è stato un pezzo fondamentale della mia vita. È proprio lì, in quel posto in cui mi sono sempre sentita me stessa, senza mai aver paura di essere giudicata, in quel posto che in poco tempo è diventata la mia casa, che la mia esistenza è cambiata. Alla Ilas ho conosciuto Pierluigi De Simone, il mio mentore, grande professionista, nonché colossale punto di riferimento per me. Gliene sarò riconoscente per la vita. Un giorno mi disse: “Sfrutta questa tua innata sensibilità e trasformala in fotografia”. E così ho fatto!

Qual è la sfida più grande – lavorativa – che hai affrontato?

 

La mia sfida più grande è stata sicuramente quella di scegliere un genere fotografico, ancora sotto certi aspetti, “sconosciuto” in Italia ma ancor di più in Campania. Non è mai facile prendere una decisione quando si tratta di scegliere tra il certo e l’incerto. All’inizio è stata durissima. Ho fatto il mio primo workshop di fotografia per neonati tre anni fa, per me era tutto nuovo. Vedevo le insegnanti mettere in posa il neonato e ho pensato:”Che brave che sono, ma non sarà poi così difficile!” Tornata a casa ho fotografato il mio primo neonato, a casa del cliente, senza le giuste attrezzature e la mia amata luce naturale che adesso utilizzo nel mio studio. Risultato: un disastro totale! Foto orribili e pose che in realtà non erano pose ma semplicemente un bimbo messo li a caso con dei props a caso. Quello è stato il momento in cui ho pensato di dovermi davvero rimboccare le maniche e ho capito che per dedicarsi alla NewBorn Photography non bastava essere semplicemente una fotografa.

Cosa ti affascina del mondo della fotografia?

 

La fotografia rappresenta per me la percezione di qualcosa o di qualcuno. Quello che mi affascina di più è vedere come diversi fotografi dinanzi allo stesso paesaggio o la stessa persona possano rappresentarla in modo diverso e come ogni persona possa leggere quella fotografia in modo diverso. La trovo una cosa straordinaria. Rispetto al mio lavoro, ciò che mi affascina è sapere che avrò sempre un posticini minuscolo nella vita delle famiglie che hanno deciso di far raccontare a me un momento così importante come la nascita di un figlio.

Qual è la fotografia che hai fatto che più ti rappresenta?

 

In ogni fotografia c’è un pezzettino di me, ma quelle dei neonati tra le mani dei genitori e insieme ai genitori restano sempre le mie preferite.
 
© ph: Angelica Casaccia 

C’è un fotografo/a a cui ti ispiri?

 

La mia musa in assoluto è Michela Magnani, milanese doc, personalità incredibile, una delle primissime fotografe di gravidanza e neonati in Italia, con oltre 10 anni di esperienza. La seguo da anni ma solo un anno e mezzo fa mi sono iscritta ad un suo workshop. Da allora non l’ho più mollata. L’ho ospitata per un workshop nel mio studio ad Aversa, dove sono stata la sua assistente durante le sessioni e questo è stato per me motivo di grande orgoglio. Il mese prossimo sarò da lei a Milano per un altro workshop sulla luce dell’alba e del tramonto. Non vedo l’ora. Mi ispiro a lei perché è autentica, racconta la storia di ogni famiglia con magia. È una “light catcher” e una grande sognatrice, un po’ come me.

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Studiare, studiare e studiare! Sempre, anche quando si pensa di aver fatto una fotografia discreta. Sperimentare, guardarsi intorno e osare. Osare spudoratamente, anche sbagliando. Riguardo la NewBorn Photography  quello che consiglio è di frequentare un workshop con un professionista del settore prima di prendersi la responsabilità di “maneggiare” un neonato, parliamo di esserini che hanno dai 5 ai 12 giorni di vita. Quale mamma affiderebbe il suo bene più prezioso nelle mani di una persona che non sa come gestire un neonato nelle rispettive norme di sicurezza?

Web e social, forza o debolezza per il tuo lavoro?

 

Assolutamente forza. Anche i social sono parte integrante del mio lavoro. Siamo in un’epoca dove è tutto a portata di smartphone, dove se abbiamo bisogno di qualcosa lo cerchiamo prima in internet e poi ci scomodiamo a ficcare il naso fuori casa. Detta così sembra una brutta cosa ma la potenza dei social è immensa. Quest’anno ho fatto una stima della mia conversione clienti: 40% refferal, 60% Instagram e Facebook. Le persone non comprano quello che fai, le persone comprano il perché lo fai e i social sono un ottimo mezzo per spiegarlo.

Se la fotografia fosse una ricetta, quale sarebbe?

 

Io non credo che la fotografia sia una ricetta. È qualcosa di davvero molto soggettivo. Io non ne ho, ho qualche ingrediente che uso sempre ma il procedimento lo cambio di volta in volta. Scatto solo a luce naturale, utilizzo solo props di colori neutri e i miei soggetti non guardano quasi mai in camera. Mi piace che siano liberi di muoversi e preferisco concentrarmi sulle emozioni e sui soggetti piuttosto che su uno styling complesso e stravagante. Penso che quelle fotografie saranno riviste tra 20 anni e che dovranno risultare assolutamente attuali.

Ha la possibilità di scegliere come guardare il mondo per un giorno? Scegli Bianco e nero o colori? 

 

Bianco e nero senza dubbi. Sono i miei colori preferiti in assoluto. Li utilizzo su di me, li utilizzo in fotografia e ti lasciano libera interpretazione. Il bianco e il nero non ha etichette, non rimanda a nulla, può solo emozionarti oppure no.

Tre cose di cui NON potresti fare a meno sulla terra?

 

Camera Raw, Spotify e le bombe al cioccolato di Nonna Loreta.

Cosa ti tira giù dal letto la mattina?

 

Sono una persona determinata, che quando si mette in testa qualcosa deve farlo a tutti costi, non lascio nulla al caso e sono un amante dei dettagli. Credo proprio che la mia costante ricerca della perfezione e il mio ripetermi ininterrottamente “si può fare meglio” mi tiri giù dal letto la mattina, anche di domenica.

Cosa dobbiamo aspettarci da te?

 

Non mi piace creare aspettative, ho sempre paura di deluderle. Sicuramente ho molti progetti che mi frullano per la testa e varie collaborazioni. Attualmente sto lavorando ad una linea di prodotti per fotografi, dal design, ai tessuti, al packaging. Sto sperimentando due tipologie di sessioni fotografiche diverse: “storyteller family” in cui il fotografo passa 12 ore insieme alla famiglia creando un reportage della loro giornata tipo e “birth reportage” che racconta la nascita in sala parto. Ho altre mille idee, ma dovrei trovare il tempo per svilupparle.

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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