Wednesday, August 21, 2019
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Art Kane, Visionary. 100 fotografie nel chiostro di Made in Cloister

Ritratti, rock, ambiente, sociale, pubblicità, moda, erotismo… l’eclettismo di un Art Director che quando ha deciso di fare il fotografo ha aperto la fotografia a nuovi linguaggi stilistici

Art Kane, Visionary

Come nacque Visionary di Art Kane

È grazie alla perseveranza e alla passione di Guido Harari che Visionary di Art Kane ha visto la luce.

Harari già dal 2000 iniziò a mettersi sulle tracce dei familiari di Kane per capire perché un grande genio della fotografia non avesse avuto ancora una pubblicazione, una retrospettiva. Il problema era che chi aveva proposto di occuparsene non intese lo spirito di Kane: realizzare volumi separati sul ritratto, la musica, la moda, il nudo… non gli avrebbe reso onore perché l’opera di Kane andava divulgata nella sua interezza.

Guido Harari nel 2011 ricontattò la famiglia Kane per proporre quella che nel 2012 fu la mostra Art Kane, Pictures from a Visionary Photographer. E fu un successo.

Tutti i dettagli di questa storia sono descritti nel catalogo Art Kane Visionary della Wall Of Sound Editions.

Chi è Art Kane

Art Kane, 1925-1995. Laureato alla Cooper Union, università privata delle arti di Manhattan (NY), Art Kane a soli 27 anni era il più giovane Art Director dell’editoria newyorchese.

Oggi Art Kane avrebbe 95 anni ma se guardi le sue fotografie pensi che siano scatti che scimmiottano contemporaneamente tutti i grandi Richard Avedon, gli Helmut Newton, i Robert Mapplethorpe, Pete Turner e giù di lì. Ma in realtà fu Art Kane che diede il LA a tutti i filoni che furono poi stabilizzati dalle suddette griffe della fotografia.

Firme che hanno solcato profondamente la storia della fotografia contemporanea ma che, in linea di massima, hanno “viaggiato” su un’estetica che definiva il loro stile in maniera univoco.

Art Kane no, probabilmente per il suo carattere irrequieto, intraprendente, dinamico, curioso o perché forte delle sue conoscenze acquisite alla Cooper Union e l’esperienza da Art Director, il suo stile era “semplicemente” non avere uno stile se non quello di essere universale, non databile, contemporaneo. Anzi, il contemporaneo lo creava lui. Era un comunicatore che sapeva utilizzare vari linguaggi della fotografia riciclandoli, reinventandone di nuovi. E comunicava in maniera diretta. Impattante. Senza sovrastrutture. Le sue immagini non hanno bisogno del critico o dell’intellettuale di turno che diano un’interpretazione incomprensibile per giustificare il nulla. Perché le sue immagini sono messaggi già decodificati, chiari. È fotografia POP, intesa nell’accezione più pura del termine tanto, da avere manifestazioni di stima proprio da Andy Warhol.

Io penso ad Art Kane come un sole luminoso nel cielo sereno. Come il sole, Art punta il suo occhio direttamente sul suo soggetto e, quello che lui vede, lo rappresenta in uno scatto che è sempre una straordinaria interpretazione del soggetto stesso.

– Andy Warhol

Art Kane, isionary
Allestimento da Made in Cloister di Art Kane, Visionary

Per Art Kane ogni foto era un layout “pubblicitario”

Le immagini che produceva non erano semplici fotografie ma veri e propri “manifesti pubblicitari”. Anche se si trattava di reportage sociali, era capace di creare lo shock emotivo con una sola foto. Con una sola foto riusciva a raccontare la tragedia di Hiroshima o il dramma delle popolazioni indios (Indians of All Tribes occupano il carcere di Alcatraz – 1970).

Un uomo di poche par… pardon, di poche fotografie. E infatti non lasciava campo alla seconda scelta degli scatti: andavano buttati. Motivo per cui non esiste un foltissimo archivio fotografico di Art Kane, ma sono sopravvissute solo le immagini che fanno parte ormai dell’immaginario collettivo come quella dell’uomo che corre in pieno deserto verso l’obiettivo con una mongolfiera alle spalle (immagine per Cacharel) o quella dei The Who avvolti dalla bandiera britannica. O, ancora, quella che gli valse un premio dell’Art Directors Club di New York per aver ritratto nel 1958 in una sola foto di gruppo ad Harlem, 57 leggende del jazz.

Art Kane è stato lui l’anticipatore dei tanti stili che si sono avvicendati negli anni ’60-’80. Lui è stato il trasgressivo, lo sperimentatore che ha rinnovato la fotografia utilizzandola come se fosse stata una penna con la quale scrivere nuovi stili, nuove espressioni, nuove tecniche o riprendere quelle dei suoi predecessori (i suoi “sandwich” ricordano la tecnica dei lavori di H. P. Robinson della metà dell’800) per emularle, rielaborarle, migliorarle… e senza mai soffermarsi su un solo genere. Ma andare avanti. Innovarsi, rigenerarsi, superarsi.

Arrt Kane è colui che definirei il Picasso della fotografia: quando aveva appena creato un genere, fissato un’impronta stilistica, gli altri lo emulavano ma lui era già oltre.

Inizialmente Art Director e quindi esperto di comunicazione grafica, sapeva come comporre l’immagine per renderla impattante.

Quando ha deciso di diventare fotografo, ha applicato le sue capacità di progettazione per realizzare dei concept nell’inquadratura. È entrato in fotografia con il suo approccio molto personale come designer grafico e questo ha reso Art Kane così unico. Non dimenticherò mai la sua fotografia di Louis Armstrong su una sedia a dondolo contro un tramonto dorato. Questo non era un ritratto di Armstrong, era un ritratto della sua vita!

– Pete Turner

Art-Kane-Harlem-1958,-'Esquire'

La grafica compositiva, oltre che la tecnica, era fondamentale per un ex Art Director come lui. Il punto di vista era determinante per realizzare fotografie da imprimersi nella memoria, come parole potenti, parole dense, come il vuoto totale sotto una sedia a rotelle su cui è seduto un veterano della guerra del Vietnam o come l’inquadratura dal basso per i Rolling Stones (1966) quasi a predire la loro grandezza a tempo illimitato. A Kane piaceva anche ribaltarlo il punto di vista, ed ecco un pugile al tappeto che capovolto sembra un martire crocifisso in volo (Who Killed Davey Moore? – 1970) o una modella in spiaggia che in posa mistica ha il cielo sotto. O ribaltare il punto di vista temporale immortalando un “Cristo” su una sedia elettrica.

I reportage fotografici di Art Kane su temi sociali come i diritti civili, la guerra, l’aparthied, l’ambiente, possedevano la capacità di informare, educare e persino cambiare la mente delle persone con l’affilata durezza di una singola immagine

– Jonathan Kane

Art Kane, Visionary
Art-Kane-The-Waters-of-Venice-Look-1969

Il primo a usare il grandangolo nella fotografia di moda e nel ritratto (per Vogue America – 1962). Il primo a realizzare i sandwich di diapositive (The Waters of Venice – 1969; Songs of Freedom – 1965). Sottoesponeva i Kodachrome 25 per aumentare la profondità di campo negli scatti recuperando poi la luce in fase di stampa.

Un fotografo rock’n’roll, come lo ricorda il figlio Jonathan. Un fotografo punk, ci racconta Guido Harari.

Art Kane era un visionario, un raccontatore per immagini della civiltà americana tra bellezza e malessere.

Art Kane, Visionary

a cura di Guido Harari e Jonathan Kane

retrospettiva di Art Kane, promossa da Made in Cloister in coproduzione con Wall of Sound Gallery

12 giugno – 14 settembre 2019

Fondazione Made in Cloister

Chiostro di S. Caterina a Formiello

Piazza Enrico De Nicola, 48 Napoli

081 450707

 

Ogni giovedì, durante la mostra, ci sarà la Rassegna cinematografica [icons]: 10 film per 10 rockstar in mostra.

Organizzata e prodotta dalla Fondazione Made in Cloister e dalla Wall of Sound Gallery, la mostra fa parte del progetto DOMORI FOTOGRAFIA e viene realizzata in collaborazione con il Napoli Teatro Festival Italia e Leica Camera Italia, oltre che con il patrocinio del Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura.

Art Kane, Visionary
Art-Kane-The-Who,-'Life'-1968

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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