Tuesday, June 25, 2019
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Trash in Italy, Scaramuzzino e Pavesi, l’urbano incompiuto e abbandonato

Un eccezionale dossier fotografico che racconta l’Italia come se fosse una Chernobyl a macchia di leopardo. Da Nord a Sud ecco edifici e strutture del cemento selvaggio da abbattere o rigenerare

Necropoli Pezzino, Agrigento, Italia © Elisa Scaramuzzino

Chi c’è dietro Trash in Italy

Trash in Italy, an unusual Italian landscape è la ricerca che Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi hanno iniziato nel 2002 <<con l’obiettivo di dare una testimonianza inconsueta e lontana dall’abituale sguardo oleografico>>.

Sono due cacciatori di ecomostri italiani specializzati in interior design, eventi, monografie industriali, relazioni annuali e campagne stampa. Collaborano con Vanity Fair, Vogue, Luna, Gioia, Focus, Flair, Mondadori, RCS ecc.

Tutto è cominciato con qualche fotografia scattata a dei raccordi stradali. Man mano lʼattenzione si sposta sulle geometrie che le strade creano in questi grandi svincoli del nord d’Italia, lʼevoluzione del progetto continua e si sposta fotografando altri luoghi scandalosi se si ragiona in termini di tutela ambientale creando una dicotomia tra bello e brutto.

– Elisa Scaramuzzino

Trash in Italy, un inventario per scenografi del cinema?

Puoi andare nel livornese, a Rosignano, per realizzare uno shooting per costumi da bagno sfruttando un paesaggio di sabbia bianca come se stessi alle Maldive. Bello eh? Mica tanto se pensi che quel biancore è dovuto a scarichi industriali a base di carbonato di calcio di una vicina industria.

Se Stanley Kubrick avesse vissuto in Italia, probabilmente avrebbe girato Shining al Centro Servizi abbandonato di Baia dei Campi (Vieste). Le sue inquadrature dalle prospettive centrali non gli sarebbero mancate sfruttando le volte a vela postmoderne.

Al Palacantù si potrebbe ambientare una delle scene più terribili sui desaparecidos.

Qui in Italia i registi spielbergiani non avrebbero difficoltà ad individuare le location dove ambientare alcune scene in stile the day after, Chernobyl o scene di guerra beirutiane.

Qui in Italia non c’è bisogno di scenografi per certe ambientazioni. È tutto già pronto. La “Cinecittà” dell’orrore paesaggistico è spalmata su tutto il territorio italiano. Da Nord a Sud. Perché i criminali ambientali sono ovunque.

Trash in Italy an unusual Italian landscape è la ricerca che Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi
Spiagge Bianche, Rosignano Solvay, Livorno. Italy

In ambito urbanistico-architettonico si potrebbe sviluppare un nuovo filone cinematografico surrealista.

Un dolly sale in alto dal ciglio di un viadotto e va poi a inquadrare verso il basso le mura della necropoli di Pezzino sulla quale è stato costruito quel viadotto. Sì, è tutto inverosimilmente vero. C’è anche questo.

Sono storie italiane di affarismo, clientelismo, malapolitica, leggi fatte male. Anzi, fatte troppo bene per chi sa come speculare su appalti di opere pubbliche, rimettendoci poco e incassando tanto.

Trash in Italy, un dossier fotografico…

Sfogliando le immagini di Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi, non si crede ai propri occhi. Siamo abituati a vedere casi di opere incompiute o abbandonate ed ecomostri, sporadicamente in qualche servizio tv, ma sfogliare il pdf di 146 pagine che mi hanno inviato, non è un pugno nello stomaco. Di più. È un inventario dell’arroganza, ignoranza e dell’idiozia umana.

 

L’Italia perde circa 8Km all’anno di paesaggio costiero a botte di abusi edilizi di cui a volte se ne interrompono i lavori ma restano gli scheletri di cemento armato per anni, prima che vengano demoliti.

Le campagne non se la cavano tanto meglio, quanto a cementificazione inutile e illegale…

 

Fa strano e male vedere un’Italia che dai borghi e castelli mai rimasti incompiuti costruiti nel passato e ancora esistenti, dalle regge borboniche, ville vittoriane e medicee, siti archeologici visitati, raccontati e dipinti dai viaggiatori del Grand Tour, sia giunta al Far West del cemento.

Italia Nostra, il Touring Club, il FAI, Legambiente… tra attivismo, documentazioni, libri bianchi e segnalazioni alle autorità competenti cercano di metterci il loro affinché la degenerazione del territorio resti in parte sotto controllo.

Trash in Italy an unusual Italian landscape è la ricerca che Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi
Nuova Dogana, stazione ferroviaria, Segrate, Milano, Italia

Poi c’è Trash in Italy, an unusual Italian landscape, questo maledetto inventario fotografico di Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi di cui ogni pagina che sfogli non ti rendi ben conto se sei affascinato dall’impossibile esistente come se fossi un masochista o se soffri per la propria impotenza di fronte a cotanta immondizia mentale. Perché solo chi ha immondizia nel cervello ha fatto e consentito tutto ciò.

Perché sembra assurdo che con satelliti e Google Earth non si riesca ad intervenire alla prima presenza anomala di escavatrici e betoniere.

Trash in Italy, un prezioso documento fotografico

Un Paese che sembra essere una Chernobyl a macchia di leopardo è veramente anacronistico con quelle che sono le rigenerazioni urbane europee. A partire dalla Rhur tedesca.

Questo foltissimo documento fotografico non calca la dialettica della dinamica dell’URBEX (Urban Explorer), quella dei fotografi cacciatori di luoghi abbandonati da accadierreizzare e che non rivelano i siti ripresi per evitare occupazioni abusive e sciacallaggi.

In Trash in Italy ci sono invece nomi (destinazione d’uso delle strutture edili) e cognomi (i luoghi). È una denuncia realizzata con un’estetica fotografica essenziale, paradossalmente piacevole, come se fossero immagini destinate a una guida turistica.

Niente HDR ma le ombre sono “aperte”, leggibili. Qualche immagine in high-key ma senza scimmiottare Ghirri e dintorni. Spennellate di ombre e luci o vignettature per evidenziare le strutture. Tutte “a piombo”.

L’orrore è presentato come se si trattasse di opere di Le Corbusier, Wright, Meier… con un sarcasmo sottile ma violento. Centri sportivi, alberghi, ospedali, carceri, dighe ed altre opere pubbliche incompiute, abbandonate o mai entrate in funzione, quasi giustificano eticamente la presenza di ville e complessi residenziali privati, panoramici ma abusivi.

Trash in Italy an unusual Italian landscape è la ricerca che Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi
Le “Lavatrici”, Pegli, Genova, Italia

Trash in Italy un’opportunità per la bell’Italia

Un documento fotografico, un inventario, un libro fotografico che dovrebbe vedere al più presto le rotative offset per smuovere le coscienze di cittadini ed istituzioni.

Un itinerario mostruoso che potrebbe essere una sorta di censimento, uno strumento per recuperare alcune di queste strutture mettendole a sistema o per progetti di rigenerazione urbana.

Un book di location che potrebbero essere monetizzate tramite le Film Commission territoriali.

 

La bell’Italia è quella dei ranch in Toscana acquistati dai divi di Hollywood, o delle insenature del Cilento fittate ai giapponesi per lo svolgimento di qualche matrimonio.

Anche Trash in Italy in parte può essere un’opportunità per la nostra bell’Italia.

L’inventiva creativa italiana andrebbe rispolverata grazie all’impulso di documenti come quello di Scaramuzzino e Pavesi. Affinché l’Italia non ispiri un permanente Urlo munchiano.

 

Credit: © Trash in Italy an unusual Italian landscape; Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi 

Trash in Italy an unusual Italian landscape è la ricerca che Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi
Ospedale San Michele, mai entrato in funzione, Pogerola, Salerno, Italia

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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