Tuesday, September 17, 2019
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Curiosità al Photography Centre del Victoria & Albert Museum di Londra

Inaugurato da sua altezza reale la duchessa di Cambridge il 10 ottobre 2018, conserva nella sua collezione di 800mila fotografie chicche per appassionati della post-produzione ma anche del rock

Ho visitato il Photography Centre e…

Che nell’ottobre 2018 era stato inaugurato il Photography Center del V&A Museum mi era sfuggito e, dato che la notizia era abbastanza fresca, non era citato nella guida turistica che avevo con me. Perché per aggiornare e pubblicare una buona guida turistica a volte è necessario anche un anno.

È stata una sorpresa leggere sulla mappa ritirata all’ingresso del V&A Museum, dell’esistenza di questi spazi.

E in questo Photography Centre ho scovato qualche piccola curiosità…

Le 150 fotocamere di 160 anni di fotografia

All’ingresso due ampie vetrine accolgono il visitatore con 150 fotocamere che coprono i 160 anni di fotografia, comprese le stereoscopiche dai due bellissimi “occhi” d’ottone tirati a lustro e Polaroid.

Accanto alle vetrine un “angolo prova” con sette macchine fotografiche da poter vedere da vicino e toccarle: una camera obscura, una folding, una fotocamera a pozzetto…

Passi l’ingresso e al centro della prima galleria trovi in una grande teca una fotocamera realizzata da William Henry Fox Talbot.

Il V&A Museum vanta una collezione di oltre ottocentomila fotografie. Dai dagherrotipi al digitale.

L'ingresso del Photography Centre
L'ingresso del Photography Centre.

Le critiche ai tempi di Henry Peach Robinson

Ti rendi conto che all’epoca si faceva una sana, schietta e costruttiva critica all’arte della fotografia e loro autori.

Al Photography Centre oltre alle argomentate didascalie per ogni foto o gruppo di esse, ha attirato la mia attenzione un ritaglio di giornale che fu conservato da Henry Peach Robinson, il pioniere del pittorialismo e del fotomontaggio.

Robinson illustrò fotograficamente in quattro scene la fiaba di Cappuccetto Rosso ma alcuni critici nel 1858, contestarono questo lavoro perché considerarono le fotografie fittizie, inappropriate per quello che era considerato invece un mezzo che dovesse riprodurre la realtà. I fotoromanzi (fittizi) non esistevano ancora. La fotografia pubblicitaria, apoteosi del “fittizio”, nemmeno. Ma è interessante considerare che ancora oggi discutiamo sull’eticità della fotografia, se deve rappresentare solo la realtà, quali sono i limiti della manipolazione accettati, fino a che punto certe ricostruzioni che servono a raccontare storie sociali possano essere considerate fotografia di ricerca visiva o tentativi di emulazione di campagne pubblicitarie… Anche se, non a torto, c’è chi sostiene che comunque la fotografia non potrà mai essere la rappresentazione assoluta della realtà.

Cappuccetto Risso di H. P. Robinson
Sequenza di immagini realizzata da Henry Peach Robinson che illustra la storia di Cappuccetto Rosso.

Ma ecco, in parte, cosa c’è scritto in quel ritaglio di giornale:

La parte meno soddisfacente della mostra è la sezione stereoscopica. C’è una costante tentazione alla volgarità nella scelta dei soggetti, e una certa forzatura nella resa. … C’è un grande pericolo che la fotografia, con la diffusione di questo genere di opere, promuova un gusto peggiore di quello che la peggior scuola di pittura abbia mai fatto o possa diffondere. La stessa osservazione si appella, anche se in misura minore, ai tableaux vivants a cui un certo genere di fotografi si dedicano. Il signor Robinson, … dovrebbe essere parzialmente escluso da questo rimprovero. La sua serie di Cappuccetto Rosso è sì, artificiale e brutta. Ma due dei suoi soggetti Fading away – una ragazza in punto di morte circondata dalla sua famiglia, e She never told her love – una singola figura femminile, sono singolari eccezioni alla grossolanità generale e all’offensività dei tableaux fotografici.

Al Photography Centre il fotomontaggio e la post-produzione sono di casa…

 

Già ai tempi del dagherrotipo si realizzavano i primi fotomontaggi

H. P. Robinson realizzava parte delle sue fotografie pittorialiste con la sovrapposizione di più lastre fotografiche (le attuali doppie esposizioni o i “sandwich” ottenuti con le diacolor) ma già agli albori della fotografia si sperimentavano tecniche che oggi chiameremmo post-produzione.

Stupefacente è stato infatti trovarmi di fronte a un fotomontaggio realizzato intorno al 1840 da Noel-Marie-Paymal Lerebours (1807-73) – Mortage of Faces of the Famous: un complesso dagherrotipo che riproduce un insieme di volti famosi, tratti da vari dipinti, tra cui Napoleone, il duca di Wellington e la regina Vittoria.

La pittura rivive in un processo alternativo, riciclandosi attraverso le tecniche fotografiche.

La fotografia, viceversa, fu utilizzata già fin dai suoi primi sviluppi da diversi pittori che si servivano di album fotografici per realizzare le loro opere “conducendo a un degrado e svilimento dell’arte”. Ma questa è un’altra storia.

 

Se la fotografia nasce grazie alle sperimentazioni di Daguerre, Niépce, Talbot ecc., è giusto che la fotografia stessa sia sperimentazione, ricerca di nuove possibilità espressive. Altrimenti non saremmo arrivati ai moderni software di post-produzione.

Noel-Marie-Paymal Lerebours (1807-73)
Noel-Marie-Paymal Lerebours (1807-73); Mortage of Faces of the Famous.

Il Photography Centre e la fotografia surreale

Al Photography Centre non mancano inoltre i rayogrammi realizzati da Man Ray e, in tema di composizioni surreali, interessanti sono le immagini di Herbert Bayer (1900-85) come Shortley Before Dawn, uno dei suoi fotomontaggi che realizzava sia per il suo lavoro artistico che per quello pubblicitario, con grandi affinità a certi dipinti di Dalì.

 

La manipolazione di Thomas Ruff

Poi ti imbatti in 20 maxi foto 140×80 in un’altra sala del Photography Centre. Immagini dalle atmosfere antiche ma qualcosa non quadra, leggi la data sulla targhetta descrittiva e caschi dalle nuvole: 2018.

Trattasi di lavori realizzati dall’artista Thomas Ruff autorizzato dal V&A Museum a spulciare l’archivio della collezione fotografica affinché trarre ispirazione per un lavoro da esporre nella “Sala 101”.

Un lavoro, quello di Ruff, che consiste nella reinterpretazione in chiave moderna dei negativi su carta di Linnaeus Tripe, realizzati nel 1850 quando era fotografo ufficiale per l’East India Company.

Immagini che riproducono vedute dell’India e della Birmania con monumenti ormai scomparsi, esaltandone le caratteristiche realizzate da Tripe, come le nuvole dipinte manualmente.

Thomas Ruff Photography Centre
Thomas Ruff reinterpreta nel 2018 immagini del 1850 di Linnaeus Tripe.

La pareidolia di Brassai (1899-1984)

Mi hanno affascinato le immagini di Untitled photographs from Graffiti (1933-56) di Brassaï e mi sono chiesto se tutte le ricerche fotografiche relative alla pareidolia partono da lì.

Per oltre due decenni, il fotografo ungherese Brassaï vagò per Parigi fotografando segni e incisioni sulle mura della città. Era interessato a come i graffiti si sono trasformati nel tempo, attraverso l’abbellimento o l’erosione degli elementi. Brassaï ha categorizzato la sua collezione di immagini di graffiti in nove serie, con temi che includono “amore” e “magia”. Ciò gli ha permesso di costruire narrazioni drammatiche su elementi altrimenti insignificanti della città.

– V&A Museum –

Untitled photographs from Graffiti (1933-56) di Brassaï
Untitled photographs from Graffiti (1933-56) di Brassaï

Altre curiosità al Photography Centre…

La stereoscopia per tutti

Vi sono quattro maxi-visori per osservare fotografie d’epoca in 3D. Immagini che ritraggono scene di spettacoli teatrali, città del mondo, ritratti…

Le fotocamere Brownie

In una vetrina sono esposte le simpatiche fotocamere a “scatoletta” la cui pubblicità era veicolata verso il pubblico dei ragazzini. Leggendo le didascalie scopro che il corpo delle Brownie, le fotocamere lanciate dalla Kodak nel 1900, era realizzato con cartone resistente e il suo nome è stato ispirato da spiritelli simili a gnomi, noti come “brownies”, che fanno parte della letteratura britannica per l’infanzia del 19 ° secolo.

Alice forse non lo sa…

Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson), autore di Alice nel paese delle meraviglie, considerato un “noioso matematico”, fu uno dei più noti fotoamatori dell’epoca con una particolare (e discutibile) passione nel ritrarre bambine.

Elton John collezionista e mecenate per il Photography Centre

Almeno settemila foto del Photography Centre, sono state donate dalla pop star e dal marito David Furnish ma non è questo che si nota in mostra, colpisce invece la parete di una delle sale sulla quale sono scritti i nomi dei mecenati in questione a caratteri dorati, in maiuscolo, font tipo Times, sul fondo verde muschio della galleria: “Sir Elton John and David Furnish Gallery”. E fa un certo effetto sentirsi catapultato dall’energia di uno dei brani più cult e cool della musica contemporanea, Crocodile Rock, alla classe tipica londinese, quella dei “Sir”.

Quella delle rock-star dalla vita sregolata ma che hanno coltivato la passione per la fotografia. Dapprima come soggetti da essere ritratti e poi come collezionisti e infatti…

La collezione di Linda McCartney

…E infatti al Photography Centre sono state donate anche 63 fotografie della famiglia del Beatle Paul McCartney. Tredici di queste fotografie realizzate da Linda McCartney sono esposte in una vetrina e la chicca è un provino a contatto di una sequenza di ritratti di Jimi Hendrix con relativo ingrandimento accanto della foto riquadrata da Linda con pennarello rosso.

 

 

Photography Center  presso Victoria & Albert Museum / Cromwell Road, Londra
Orario: Tutti i giorni 10.00 – 17.45 / venerdì 10.00 – 22.00 / Ingresso libero

www.vam.ac.uk/collections/photographs

© Le foto dell’articolo sono di Marco Maraviglia.

Traduzioni delle citazioni didascaliche a cura di Marco Maraviglia.

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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