Tuesday, June 25, 2019
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Generazione Ilas: Intervista a Marica Rinaldi

Evoluzione, è questa la parola preferita di Marica Rinaldi che si racconta e ci racconta come ci si sente ad essere un direttore creativo con lo sguardo rivolto verso il futuro.

Marica Rinaldi segue come direttore creativo diverse aziende e associazioni nel loro percorso di crescita e internazionalizzazione, nei settori più svariati: dai videogiochi all’architettura, dagli ambienti immersivi all’innovation governance, dalla consulenza aziendale all’agroalimentare. Precedentemente, ha lavorato in Saatchi&Saatchi, sia a Milano che a Roma, per clienti come Feltrinelli, Disney, Renault, Telecom Italia e molti altri. Socio dell’Art Directors Club Italiano, si occupa anche di didattica, contribuendo in maniera rilevante alla divulgazione della teoria e della pratica della comunicazione visiva.

L'Intervista

(Urania Casciello) Progetti attuali?

 

(Marica Rinaldi) Come Direttore Creativo in diversi contesti, è importante sperimentare e percorrere nuove strade: per questo mi sto interessando all’applicazione del linguaggio pubblicitario a nuovi canali, specialmente utilizzando tecnologie coinvolgenti come la realtà aumentata, e tecniche innovative come la gamification.

Segui un rituale per trovare idee creative?

 

Sono nata e cresciuta a Roma e, pur avendo origini Beneventane, non ho nessun rituale legato alla stregoneria. La creatività è una modalità di ragionamento che si può apprendere ed esercitare. L’ipotesi romantica che si tratti di un processo quasi mistico è fantasiosa. L’idea per una campagna o per il concept di un logo nascono da metodologie per esaminare il problema e vederlo da più punti di vista utilizzando il pensiero laterale. La parte più divertente del mio lavoro è proprio questa.

Che ricordi hai della Ilas?

 

Sono arrivata alla Ilas con tante insicurezze, avevo appena sospeso l’Università per intraprendere una strada che non sapevo dove mi avrebbe portato. All’epoca erano poche le scuole dedicate alla pubblicità; potevo scegliere se Milano o Napoli e mi sono trasferita da Roma a Napoli, un raro caso di migrazione verso il sud: un contesto territoriale a cui sono sempre stata legata. Inizialmente la scuola mi orientò verso una carriera da copywriter pur avendo studiato oltre pubblicità anche grafica. Tra i momenti di maggior coinvolgimento ricordo benissimo il workshop con Alex Brunori, in cui produssi la mia prima campagna pubblicitaria e il seminario con Annamaria Testa, una donna i cui insegnamenti e le cui tecniche mi hanno fatto da guida in tutta la mia carriera. Appena concluso il mio percorso di studi venni subito contattata da radio Kiss Kiss e poco tempo dopo riuscii ad ottenere tramite ILAS un colloquio alla Saatchi & Saatchi di Milano, con Agostino Toscana che segnò l’inizio della mia carriera come art director.

Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro?

 

Assolutamente no. L’ho scoperto quando all’università mi hanno fatto conoscere la psicologia della Gestalt ed è stato subito amore.

Tra i tuoi lavori c’è qualcosa che ti rappresenta di più o di cui sei più fiera?

 

Sicuramente la pubblicità per Telecom Progetto Italia, che ha fatto vincere la gara alla mia agenzia; un’altra molto importante per me fu quella politica di Giulia Rodano, che ho poi scoperto citata in un corso specialistico in UK come caso di successo particolare (non era presente il volto del candidato).

marica rinaldi saatchi & saatchi
Art Director: Marica Rinaldi //Cliente: Giulia Rodano – Elezioni Regionali del Lazio // Angency: Saatchi & Saatchi 

La sfida più grande affrontata sul lavoro.

 

La sfida più grande è stata mettere l’etica davanti al business, quando decidemmo di rifiutare di creare una campagna per un cliente dell’agenzia che chiedeva di utilizzare tecniche scorrette: era un cliente di grande importanza, ma decidemmo che perdere un cliente era meglio che perdere l’integrità.

C’è qualcosa che non ti piace o che cambieresti del mondo della pubblicità?

 

Come molti creativi, soffro molto la verticalizzazione del ruolo dell’account che, spesso, si riduce ad una interfaccia col cliente e non è sufficientemente attivo nel comprendere e sostenere lo sforzo della coppia creativa. Si tratta di una stortura molto comune a cui probabilmente non c’è soluzione semplice, ma che, a mio modo di vedere, è un limite del nostro settore.

Come vedi il mondo della pubblicità oggi? Trovi differenze rispetto a quando hai iniziato?

 

È un mondo in continua evoluzione. Quando ho iniziato si era appena usciti dal periodo in cui si facevano i bozzetti di un visual a mano e non c’era nemmeno il reparto web in agenzia. Oggi per moltissime commesse quasi tutto lo sforzo è orientato al web ed io già guardo oltre. Tuttavia, è importante ricordare che le emozioni sono sempre le stesse. Quelle funzionano sempre, anche se cambiano gli strumenti che usiamo per generarle.

Cosa ti tira fuori dal letto la mattina?

 

Potrei parlarvi di passione per il proprio lavoro della curiosità per tutto quello che ancora non conosco e la voglia di scoprire nuovi modi di pensare fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima, ma la realtà è che l’unico responsabile è il mio Gatto.

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Di essere sempre aperti alle novità, essere curiosi, di non affezionarsi troppo alle proprie idee e soprattutto: “se la devi spiegare, non funziona”.

Hai un libro da consigliare a chi vuole intraprendere la carriera da art director?

 

Scegliere un solo libro è molto difficile, penso a “Farsi Capire” di Annamaria Testa o anche alla “Filosofia di Andy Wharol”, o ancora “La guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams ma ritorno sempre alla mia Bibbia: “Artista e Designer” di Bruno Munari è sicuramente il libro che mi ha cambiata di più. Un libro che consiglio anche a chi vuole lavorare con un designer o sta pensando di farsi seguire per creare la propria identità. L’idea creativa deve esprimere l’identità aziendale, la sua personalità, la sua filosofia rispetto al lavoro e rispetto alla società. Chi comunica è un progettista e ha una responsabilità sia verso il brand che verso il suo target. “La forma segue la funzione” è quello che metto in pratica in ogni progetto che seguo.

Una parola che ti rappresenta?

 

Evoluzione. Partiamo tutti da qualcosa che già esiste ma cambiamo per adattarci e migliorare.

Una parola che vorresti eliminare?

 

Impatto. Quando si parla di comunicazione spesso sento un fremito nella forza, ed ecco che arriva la parola con la “I”. Mi riempio di bolle.

Se tu fossi un piatto piatto?

 

La prima azione che il mio cervello compie di fronte a questa domanda è immaginare visivamente gli impiattamenti più belli che ho visto: il contenuto è molto importante, ma la maniera in cui lo presenti, la sua impaginazione… è quello che sempre più spesso fa la differenza. Se, però, devo mantenermi al senso più prosaico della domanda, direi la pasta Cacio e Pepe: semplice ma non scontata, romana come me, il cacio tiene insieme sapori e consistenze diverse, il pepe rende la ricetta sfiziosa e la pasta… quella deve essere sempre al dente: meglio un po’ dura che scotta.

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?

 

Con parole molto semplici: era il periodo in cui si cominciava a definire il concetto di comunicazione di massa, quindi credo che inizierei dal chiarire la differenza tra gridare in una piazza e poter parlare nell’orecchio a tutti.

Progetti futuri?

 

La sala ologrammi è stata inventata, spero di utilizzare presto il teletrasporto.

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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