Sunday, December 15, 2019
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Generazione Ilas: Intervista a Gabri Gargiulo

Un sogno che si realizza con il suo primo film "Nel nome del padre" appena uscito nelle sale. Ma non solo. Gabri Gargiulo si racconta a Generazione Ilas.

Gabri Gargiulo inizia la sua carriera nell’anno duemila come designer e creativo. Nell’anno successivo fonda insieme a Ugo Rubinelli il progetto Ondaline. Eventi internazionali, concorsi e premi, lo vedono inoltrarsi nel mondo della comunicazione a 360° (tra i tanti degna di nota è la vittoria del concorso artistico indetto dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano – per la creatività del Parco Agricolo Sud Milano). Dal 2013 ad oggi si occupa principalmente di fotografia, produzioni audiovisive e cinematografiche e design per la comunicazione. Nel 2019, reduce dai successi ottenuti, dà vita, insieme a Vincenzo Ferraro, al film destinato alle sale “Nel nome del Padre“, risultandone co-produttore, regista e direttore della fotografia.

L'Intervista

(Urania Casciello) Andiamo dritti al punto, è appena uscito il tuo film, come ti senti ora che “tuo figlio” è stato messo alla luce? 

 

(Gabri Gargiulo) Hai presente quella storia del sogno? Ho scoperto che non si tratta di un mero luogo comune. Non ti nascondo che a distanza di circa dieci giorni dall’uscita del Film nelle sale, mi sento ancora emozionato come al primo giorno di scuola. “Nel nome del Padre” è un sogno che si realizza e ora sono proiettato verso qualcosa di ancora più grande, di cui spero di potervi dare notizie a breve.

Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro?

 

Da piccolo il mio sogno era seguire le orme paterne. Mio padre era il Coordinatore Grafico del Centro di produzione RAI di Napoli ed ogni volta che lo accompagnavo al lavoro e lui mi prendeva in disparte dicendomi “Gabri, ora che entriamo in cabina di Regia devi stare in assoluto silenzio”, restavo affascinato da quel magico mondo. Riesco ancora a sentire l’odore di quei corridoi. Decisi così che in futuro avrei voluto lavorare nell’ambito della comunicazione perché non c’è cosa più bella che trasmettere emozioni. Ho poi seguito la classica gavetta di Agenzia, Art Director, Creative Director etc. Quando la voglia di comunicare le mie emozioni è diventata ancora più grande, ho scelto di dirigere la realizzazione dei prodotti audiovisivi in uscita dalla mia fucina. Qui è iniziata la mia carriera da Regista.

Che ricordi hai del tuo percorso di studi alla Ilas?

 

La Ilas per me non è stata una semplice scuola. Grazie ad essa ho incontrato persone eccezionali come Daria La Ragione e Tonino Risuleo, che hanno contribuito alla mia formazione professionale allargando i miei orizzonti e consentendomi di perseguire nuovi traguardi.

La sfida più grande che hai dovuto affrontare?

 

Per chi come me svolge la libera professione in ambito creativo, ogni sfida è vista come la più grande. Ad ogni modo, la sfida più grande mai affrontata è stata di sicuro la realizzazione del mio film. Ho girato questo lungometraggio con attrezzature ridotte all’osso e prima di ogni scena esaminavo cento volte la shooting list per assicurarmi di non aver lasciato nulla al caso. La difficoltà maggiore è stata avere costantemente il quadro generale della situazione nonostante i pochi mezzi a disposizione. Una sera stavo girando una scena in notturna a Melito di Napoli e tale scena prevedeva una violenza ai danni di una ragazza giovanissima. Potete immaginare le difficoltà del caso, non è semplice per una ragazza recitare una violenza carnale. Ebbene, la zona era transennata ma un gruppo di persone continuava a disturbare l’attrice – la quale era già sotto stress per via della particolare situazione –, ad un certo punto ho intimato il massimo silenzio a quello che capeggiava il gruppo di “disturbatori”, pena l’annullamento delle riprese. Il risultato è stata una colorita minaccia che ha reso l’ambiente ancora più “caldo”. In quell’occasione ho dovuto glissare in quanto l’intento primario era portare a casa la scena. The show must go on.

Il mondo dell’adv è cambiato negli anni, soprattutto gli ultimi, come vedi questo cambiamento? Quali Pregi e difetti noti?

 

Il cambiamento non deve necessariamente essere preso come un fattore negativo, piuttosto deve essere interpretato come acceleratore emozionale di noi stessi. Mi spiego, cambiamento equivale a nuovi mondi da esplorare, di conseguenza, nuove opportunità di business. Credo che un vero creativo non abbia problemi a creare ed esplorare un mondo nuovo lasciandosi trasportare dalle emozioni. I pregi sono quelli palesemente noti, quali la facilità di comunicazione e la possibilità di raggiungere mezzi e persone – che anche solo dieci anni fa sarebbe stata una sorta di “Mission impossible” –, i difetti sono quelli derivanti da un affollamento professionale costituito da semi-professionisti, motivo per il quale suggerisco sempre a tutti di dotarsi di un’adeguata formazione.

Passiamo al mondo del cinema, cosa ti affascina di più?

 

Tutto. Dall’emozione del primo pre production meeting all’odore delle scenografie appena rifinite. Nel mondo del cinema ogni cosa è emozionante. Ricordo ancora il primo cortometraggio realizzato, “Loop”. Con quel cortometraggio, io e Andrea Ricca, ex studente Ilas e mio braccio destro dell’epoca, portammo a casa il primo premio della rassegna cinematografica “Cinemadamare”. Quel corto era la trasposizione cinematografica delle nostre emozioni del momento, questo per dire che quando realizzi qualcosa con il cuore, vinci sempre.

Che consiglio daresti a chi si approccia adesso al tuo lavoro?

 

Studiare, sperimentare e formarsi sul campo. Ma in primis non mollare. Questo è un mestiere difficile che richiede grandi sacrifici e grande, grandissima passione. Incontrerete enormi difficoltà sul vostro cammino ma la passione sarà sempre il motore che si accenderà ogni qualvolta la macchina darà cenni di avaria. Il sogno può essere acquistato con la moneta della passione. Crederci, sempre. A volte – anzi, spesso – è davvero dura, ma quando osservi il volto di una persona che guarda la scena di un tuo film rigato dalle lacrime, allora ti senti appagato come non mai.

Come descriveresti il tuo lavoro ad una persona del 1800?  

 

Cerco, attraverso percezioni e suggestioni, di trasmettere emozioni, belle e brutte, perché credo siano la vera ricchezza nella nostra vita terrena.

Tre film che ti hanno cambiato la vita.

 

Il primo di sicuro “Labyrinth” di Jim Henson. Lo vedevo spesso insieme alle mie sorelle e la prima cosa che mi colpì fu proprio il titolo, “Labyrinth – Dove tutto è possibile”. Già, nessun limite, nessun freno, porte aperte all’immaginazione. Un Film sceneggiato in maniera impeccabile e realizzato divinamente con una magistrale interpretazione di David Bowie. Si tratta del film che consiglio di vedere almeno una volta a tutti i miei tirocinanti. Poi c’è “A Serbian film” di Srđan Spasojević, una pellicola che forse avrei evitato di vedere ma di cui non mi sono pentito, anzi. Mi ha trasmesso una serie infinita di emozioni contrastanti che hanno dato delle regole alla mia visione registica. Last but not least, “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick. Kubrick è il mio Regista preferito e ci sarebbero una moltitudine di motivi, ne adoro lo stile, la tecnica, il meticoloso senso prospettico e in primis i contrasti.

Il personaggio di un film che senti più vicino a te?

 

Jack Skeletron di “Nightmare before Christmas”. Già.

Tre cose di cui si potrebbe fare a meno sulla terra?

 

Ho pensato molto a questa domanda e potrei risponderti con “la plastica, le armi nucleari etc.”. In realtà potremmo – e forse dovremmo – fare a meno di tante cose. Per iniziare, potrebbe essere simpatico guardare il film “My stuff” di Petri Luukkainen, dove il protagonista comincia a chiedersi di cosa ha veramente bisogno e decide di dare luogo ad un esperimento, mettere – per un anno – tutto ciò che ha in un deposito, prendendo un solo articolo al giorno.

Cosa ti tira giù dal letto la mattina?  

 

La voglia di creare suggestioni e donare emozioni al prossimo.

Cosa dobbiamo aspettarci da te?

 

Intanto la prossima primavera sposerò la mia splendida compagna e socia in affari, Barbara Romano – sceneggiatrice del mio film ed ex studentessa Ilas – mentre a proposito di Cinema, al momento sto per mettere in cantiere un corto d’autore che affronta il tema della teoria delle stringhe e la meccanica quantistica. Riguardo i lungometraggi invece, sono al lavoro insieme a Barbara, Ugo Rubinelli – mio storico amico e socio – e Vincenzo Ferraro sul prossimo film, che vedrà la partecipazione di diversi volti noti del panorama italiano, ma in questo caso non posso svelare dettagli per motivi di riservatezza. Posso solo chiedervi di continuare a seguirmi perché vi prometto che non ve ne pentirete.

uraniacasciello@ilas.com

Scrivo. Da quando ho iniziato a scrivere sapevo che un giorno sarebbe stato il mio lavoro. Nel 2012 mi sono diplomata in Art Direction e Copywriting alla ILAS e ho frequentato il Master in Social Media e Web Marketing e il Corso Annuale in Fotografia Pubblicitaria. Scrivo per ILAS Magazine e ho collaborato con la scuola alla realizzazione di eventi come il Behance Portfolio Review al Pan di Napoli, l'ILAS Sonorized Exhibition e alcune mostre alla The Gallery Studio. I miei amori sparsi sono: i gatti, Parigi, Ernest Hemingway, la pizza, Batman, le gomme del ponte di Brooklyn, Labyrinth, Ritorno ad OZ, le maratone (di serie-tv e film) e David Bowie.

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