Tuesday, April 23, 2019
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Muhammad Ali, alias Cassius Clay, 100 foto ne raccontano la leggenda

In mostra la storia vissuta al massimo di Muhammad Ali. Una delle più grandi leggende dello sport mondiale. Un grande protagonista contemporaneo. In anteprima al PAN di Napoli.

Muhammed Alì

Muhammad Ali, la leggenda

Flash back.

Era agli inizi degli anni ’70 ma non ricordo in quale anno di preciso. Ricordo che mio padre prese l’Algol della Brionvega dalla cucina per portarlo in camera da letto. Mia madre impostò la sveglia alle 3 o 4 del mattino. Non ricordo di preciso. In piena notte avremmo visto Muhammad Ali.

La sveglia suonò e mi ritrovai anch’io a vedere un incontro di boxe trasmesso in mondovisione alla TV.

Una famiglia che non si era mai interessata di boxe, quella notte era su un letto a due piazze a vedere uno dei più grandi show della storia che il mondo dello sport possa ricordare.

Ricordo che per ogni cazzotto preso, Cassius Clay (così lo chiamava ancora mio padre) con fare ironico alzava le braccia scuotendo la testa come a dire “sto in piedi ragazzi… non mi ha fatto nulla… qui volano solo mosche…”.

Ridevano i miei e ridevo io con loro. A distanza di anni capii che si trattava di emozioni condivise. Emozioni suscitate da una persona che non era vista come boxer. Perché era di più.

Una mostra per Muhammad Ali, perché lui è stato “il più grande”

Sono del parere che certe fotografie debbano essere mostrate sui giornali. La cronaca dei tempi deve essere registrata sulla carta dei magazine affinché tutto sia archiviato nel modo migliore in emeroteche, microfichato o digitalizzato.

Ma quando sei di fronte a una leggenda che ha marcato in maniera così potente la storia, e non solo quella sportiva, su quella stessa scia di altri grandi che si sono battuti per l’eguaglianza e per i diritti dei neri in America come Martin Luther King e Malcolm X, non puoi non consacrarla anche con una grande mostra fotografica che ne racconti gli aspetti più esaltanti della sua vita.

 

Strepitosi quegli anni’60. Mentre qui in Italia ci godevamo il boom economico esportando il miglior design mai prodotto al mondo, in America tutto correva vertiginosamente. La rivoluzione di Fidel Castro e Che Guevara e la crisi dei missili di Cuba, la Guerra Fredda, la guerra in Vietnam, gli omicidi dei Kennedy e di Martin Luther King, la POP Art, la beat generation e il grande rock, i miti di Hollywood, la mafia che si “convertiva” al traffico degli stupefacenti, Neil Armstrong e il primo piede sulla luna… E lì, in quella grande corsa al sogno americano, c’era anche lui: Muhammad Ali alias Casssius Clay.

Muhammad Ali
American heavyweight boxing champion Muhammad Ali training at Chris Dundee's 5th Street gym, Miami Beach, 1971. (Photo by Chris Smith/Popperfoto/Getty Images)

Gli archivi della Getty Images sotto la lente di ingrandimento dei curatori

Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, i curatori della mostra, hanno fatto un bel lavoraccio andando a spulciare i grandi archivi custoditi dalla Getty Images per individuare le immagini più significative, più caratteristiche, spesso inedite per l’Italia. Un lavoro che si è concluso con una selezione di 100 immagini e provenienti dai più grandi archivi fotografici internazionali quali New York Post Archives, Sygma Photo Archives, The Life Images Collection.

 

Muhammad Ali è presente in tutte le immagini stampate in grande formato. Sono foto di grande reportage. Di quelle che ogni frame è una storia, un’emozione, il segno di demarcazione di un momento storico o anche solo di un semplice episodio di vita personale dell’atleta. Sono foto prese a suon di Rolleiflex, flash a bulbi, di motori che si attaccavano sotto alle Nikon. E sembra, osservando queste foto, che rimbombino nella mente quei rumori fotografici. Quei dong della fine di ogni ripresa dei match. Delle folle intorno al ring o per strada che lo abbracciavano col cuore. È come se si stesse nella scena inquadrata, catapultati da una macchina del tempo o sentire l’eco di alcune delle frasi più a effetto del Re del mondo. “Io sono il più grande!”, non è altro che la sintesi della capacità comunicativa di Muhammad Ali.

Sono immagini che rilasciano tutta l’atmosfera dei tempi d’oro della boxe e della fotografia, dove la grana o i graffi della pellicola rendono la stampa più “umana”.

I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.

Muhammad Ali
Muhammad Ali and Floyd Patterson in the Boxing Ring

Il fuoco dentro Muhammad Ali

Era ancora un ragazzino, appena 12 anni, il suo nome era Cassius Clay. Andava in bicicletta. Un giorno gliela fregarono ed iniziò a urlare incazzatissimo. Il destino volle che proprio lì ci fosse un agente di polizia, Joe Martin, che intuì l’energia che aveva dentro quel ragazzino e riuscì a condurlo alla Columbia Gym, la palestra di boxe dove avrebbe maturato la sua vendetta trasversale contro il mondo. Attraverso dei “doni” che ha lasciato alla storia e chi l’ha attraversata con lui.

<<Senza che quell’episodio del furto della bici fosse mai avvenuto, questa mostra non avrebbe mai avuto luogo>> disse Marco Pastonesi all’inaugurazione della mostra al PAN.

 

Una mostra che non poteva non partire in esclusiva da Napoli, città dell’accoglienza da sempre, dove il colore della pelle è relativo perché quel che conta è la rabbia dentro che una persona riesce a trasformare in positivo.

Muhammad Ali
Muhammad Ali and Malcolm X (Photo by Bob Gomel/Sygma/Sygma via Getty Images)

La mostra su Muhammad Ali

Non è il caso di raccontare qui la storia di Muhammad Ali, quello che è stato il più grande boxer di tutti i tempi. Perché è la mostra stessa che la racconta come se si entrasse in un libro. Perché la ritengo alla stregua di quelle che oggi chiamano “experience”, mostre esperienziali. È un progetto nato con un grande amore verso il protagonista. Che non è Rocky, anche se si alzava prima dell’alba per ingurgitare due uova crude. Non è Rocky perché Muhammad Ali non era un politically correct ma “usava” la sua celebrità per contestare le ingiustizie yankee.

Una timeline sul ring allestito in una delle sale del PAN che ricorda tutti i suoi match in parte proiettati sullo stesso ring.

Le candid camera trasmesse sui monitor dove si evince il suo modo ironico di rapportarsi coi bambini.

Quando ho letto i testi dei pannelli dell’allestimento, credevo che fossero stati scritti da una donna. No, li hanno scritti i curatori, uomini, e ti rendi conto allora che è stato un grande amore che ha spinto a realizzare questa mostra. Una grande passione non tanto verso la boxe, verso lo sport, ma verso la grande umanità regalata da Ali fino alla fine. Fino a quando inaugurò le Olimpiadi di Los Angeles del 1996, accendendo tremante e visibilmente emozionato la fiaccola.

Il Parkinson gli fu diagnosticato nel 1984.

Muhammad Ali aveva percorso la sua vita a tavoletta, al massimo, dando tutto se stesso e non solo alla boxe. Attraverso le sue frasi celebri citate sui pannelli della mostra, ci si rende conto che ci ha lasciato in eredità un carico di grinta, ironia, energia, coraggio, solidarietà che i ragazzi di oggi dovrebbero conoscere.

Nessuna immagine esposta lo mostra nel periodo del declino fisico.

Perché lui era e resta il più grande. Lui è il Re del mondo!!!

 

 

MUHAMMAD ALI.

A cura di Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi

Napoli, Pan | Palazzo delle Arti Napoli – Palazzo Roccella (via dei Mille 60)

22 marzo – 16 giugno 2019

Orari:

lunedì- domenica, 9.30 – 19.30

Martedì chiuso

Biglietti:

Intero: €10,00; ridotto: 8,00; scuole, €5,00

Informazioni: tel. 081.3630018

Boxer Cassius Clay Punching Doug Jones (Photo via Getty Images)

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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