Thursday, July 18, 2019
Home / Focus  / Civilization. Un diario fotografico del mondo contemporaneo

Civilization. Un diario fotografico del mondo contemporaneo

Civilization. Immagini per il XXI secolo, grande iconografia del presente, è una incredibile pubblicazione edita da Einaudi e curata da William A. Ewing e Holly Roussel, si affida alla fotografia per interrogandosi sul concetto di

Civilization

IL LIBRO

«Molti oggi si chiedono se la civiltà dell’uomo sopravviverà al prossimo secolo, mentre altri gridano entusiasti all’inizio di un “nuovo Rinascimento”. Se non spetta ai fotografi pronunciarsi su quale delle due realtà avrà la meglio, essi possono di sicuro trasporre in immagini lo stato attuale del mondo e aiutarci a capire in che direzione portarlo.
“Civilization. Immagini per il XXI secolo” ci racconta qualcosa dello stato in cui versa la fotografia, in un tempo in cui la fotografia così come la conosciamo sta velocemente scomparendo, sopraffatta dalle invenzioni tecnologiche del mondo digitale. L’invenzione che a metà del XIX secolo divenne uno dei più potenti mezzi di comunicazione – un medium davvero fondamentale, che ha preceduto il cinema e determinato le fratture da cui ha preso vita l’arte moderna – ha conosciuto la sua fine con l’irruzione dell’era digitale. Nel XIX secolo la fotografia ha cambiato profondamente il nostro modo di osservare il mondo; e proprio nel XX secolo ha lottato per essere riconosciuta e annoverata tra le belle arti, facendo il suo ingresso a pari diritto nei musei, nelle gallerie e nel circuito artistico, in coincidenza con la sua radicale trasformazione in una nuova forma / medium / fenomeno che stiamo tutti cercando di comprendere».

 

Civilization. Immagini per il XXI secolo, grande iconografia del presente, è una incredibile pubblicazione edita da Einaudi e curata da William A. Ewing e Holly Roussel, si affida alla fotografia per interrogandosi sul concetto di civiltà che ciclicamente ogni epoca e ogni generazione ha tentato di definire. Arricchito da contributi critici, il volume è il catalogo della mostra itinerante Civilization. The way we live now, progetto espositivo avviato lo scorso dicembre al National Museum di Seul, in Corea del Sud, e destinato a un tour mondiale (ora è all’Ullens Centre for Contemporary Art di Pechino) che terminerà nel 2021 al Museo Nazionale della Civiltà di Marsiglia.
Costruendo una squadra di oltre cento fotografi, tra i più efficaci nel mettere a fuoco la tematica, Ewing, curatore e scrittore di fotografia, raccoglie la sfida selezionando un archivio planetario su abitudini, comportamenti e attività in carico agli oltre sette miliardi di persone che affollano il pianeta e restituisce a noi fruitori una sorta di atlante umano e paesaggistico di inestimabile valore.

 

I FOTOGRAFI

Sciami umani assimilabili a pixel di sfumati cromatismi (Cyril Porchet), capaci di contrarsi in spazi di cinque metri quadrati (Benny Lam) oppure di dilatarsi in smisurate baraccopoli o in metropoli che erodono fatalmente l’habitat (Pablo López Luz); brulicanti operai inghiottiti da giganteschi hangar (Edward Burtynsky) contrapposti alle ordinate geometrie di silenti centri di stoccaggio (Alex Maclean, Henrik Spohler), de-antropizzati come altri luoghi di conservazione: le biblioteche vuote e inanimate di Candida Höfer.
In questa prospettiva, per lo più urbana e in costante mutazione, incubi, pratiche rituali e ansie del mondo globalizzato sostanziano ora la protervia svettante dei grattacieli nelle città del Golfo, in folle competizione con l’orizzontalità del deserto (Philippe Chancel); ora le sagome in preghiera, modulari e inginocchiate di una smisurata moschea (Ahmad Zamroni); ora i pendolari stipati nella metropolitana giapponese (Michael Wolf) con volti ansiogeni compressi su finestrini appannati, ora le barche dei rifugiati dense di corpi sofferenti (Daniel Berehulak, Francesco Zizola).
Il rapporto tra massa e individuo, tra plurale e singolo, è un altro dei temi analizzati dal volume, sia rispetto al bisogno dell’individuo di partecipare a riti collettivi (Simon Robert, Walter Niedermayr, Massimo Vitali, Olivo Barbieri, Zhang Xiao, Mark Power) sia rispetto all’ossessione di procurarsi un’identità sociale basata su un modello standard (Cindy Sherman, Katy Grannam, Raimond Wouda) o costruita sulla propria narcisistica e autoreferenziale solitudine (Larry Sultan, Evan Baden, Trent Parke), sia, infine, desiderosa di una legittima e vitale visibilità politica (Alejandro Cartagena).
Scorrendo il repertorio di immagini proposte, il senso di precarietà si acuisce e resta in ombra il quesito iniziale, peraltro non sufficientemente dipanato dall’ironico suggerimento di Kenneth Clark, riportato nel testo: “Che cos’è la civiltà? Non lo so, ma credo di poterla riconoscere se ne vedo una: e ne sto guardando una adesso”.

I FOTOGRAFI

Di quale civiltà parliamo? Quella che oggi può contare su un suo doppio sintetico (Reiner Riedler, Max Anguilera-Hellweg), quella che può scegliere di perdersi in uno straripante sublime tecnologico (Vincent Fournier, Thomas Struth) o che può impegnarsi per la propria autodistruzione (An-My Lê, Mitch Epstein)? Su suggerimento di Trevor Plagen; alla causa risulterebbe utile almeno preservarne la memoria per i posteri. Con questa premessa, in collaborazione con i ricercatori del Massachusetts Institute Of Technology, ha già affidato al satellite EchoStar XVI, in viaggio nelle galassie, un archivio fotografico. Immagini che ci riguardano, in consegna alle prossime civiltà.

 

SCHEDA TECNICA

William A. Ewing, Holly Roussell ‒ Civilization. Immagini per il XXI secolo
Einaudi, Torino 2018
Pagg. 352, € 75
ISBN 9788806238773
www.einaudi.it

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

Review overview