Wednesday, November 13, 2019
Home / Focus  / LUMEN: il nuovo museo della fotografia di montagna

LUMEN: il nuovo museo della fotografia di montagna

Una ex stazione a monte della funivia di Plan de Corones a 2.265 metri diventa un museo al cui interno è possibile conoscere, attraverso le fotografie e oggetti, tutti le sfaccettature della montagna

lumen

LA DIRETTRICE DI LUMEN RACCONTA:

Il fil rouge che collega tutti gli eventi, le mostre e i testi presenti nel nostro bookshop è la fotografia della montagna. Un museo che vuole coinvolgere un pubblico di tutte le età anche grazie l’ausilio della realtà virtuale”, spiega,in una intervista, ad Artribune Thina Adams, direttrice del museo. “Quello che secondo me rappresenta meglio LUMEN è lo shutter collocato dove c’era il vecchio ingresso della funivia, una grande vetrata circolare che si apre e si chiude continuamente come un otturatore. Quando è chiuso sullo shutter viene proiettato un film sulla montagna, mentre una volta aperto il visitatore può perdersi nella meravigliosa vista sulle Dolomiti. È l’unione perfetta di tecnologia e natura. Non poteva mancare una sezione che spiega la storia della fotografia dagli albori a oggi, illustrando la tecnica, la chimica e lo studio della luce, esponendo macchine fotografiche d’epoca fino agli ultimi modelli digitali in cui i pixel sono una parte fondamentale, e con l’ausilio di video e schede informative”. Il museo che inaugura in questi giorni segue il calendario di apertura dell’impianto di Plan de Corones, chiuderà quindi il 22 aprile per poi riaprire nella stagione estiva con un nuovo allestimento nelle sale destinate alle mostre temporanee, con un progetto curatoriale in collaborazione con il National Geographic. Oltre a collaborare con partner internazionali vengono scelti anche fotografi locali come Kurt Moser, un lightcatcher che utilizza la tecnica dell’ambrotipia.

 

L’ORGANIZZAZIONE DEL MUSEO

Lumen nasce da un progetto dell’architetto Gerhard Mahlknechte, il museo sorge infatti a 2265 metri, nell’ex stazione della  Kronplatz a monte della funivia di Plan de Corones, comprensorio sciistico in Val Pusteria, Alto Adige.

Nel Museo il visitatore verrà coinvolto in un’esperienza olistica che lo proietterà, anche grazie a giochi di specchi, nella natura delle Dolomiti. L’ex stazione della Kronplatz a monte della funivia di Plan de Corones, con i suoi 1800 mq di spazi espositivi distribuiti su quattro piani, ospita anche una sala destinata a conferenze, seminari ed eventi da 200 persone, un bookshop e il ristorante panoramico AlpiNN con il progetto gastronomico di Nobert Niederkofler Cook the Mountain, incentrato manco a dirlosulla cucina di montagna.

Gli allestimenti delle mostre fotografiche sono stati curati da Giò Forma, Beat GuggerMartin KoflerRichard Piock e Manfred Schweigkofler, in un gioco di specchi che consentirà al visitatore di sentirsi immerso nella natura delle Dolomiti.

Le esposizioni spaziano da fotografie storiche a innovazioni digitali, come risultato di un profondo studio interdisciplinare tra alpinismo, turismo, politica e spiritualità.

Una mostra permanente dal titolo “Messner meets Messner by Durst” è dedicata a Reinhold Messner, partner del museo insieme all’Archivio tirolese per la documentazione fotografica e l’arte (TAP), a National Geographic, alla società DURST di Bressanone e a Red Bull Illume, promotore del concorso di fotografia sportiva Adventure, alcuni scatti del quale sono esposti nella sala Adrenaline Raum. Tra le mostre temporanee troviamo una installazione sul tema delle forze della natura e della montagna e una mostra sulla guerra in Dolomiti. Non manca uno spazio dedicato alla storia della fotografia dagli albori a oggi, con una ricca esposizione di macchine fotografiche del passato accanto ai modelli  digitali di ultima generazione.

Due sono i punti estremamente suggestivi del museo. Il primo è il Wall of Fame, dedicato ai pionieri della fotografia di montagna come i fratelli Bisson, Joseph Tairraz, Bernhard Johannes, Jules Beck e Vittorio Sella. Il secondo è lo shutter collocato in corrispondenza del vecchio ingresso della funivia, una grande vetrata circolare che si apre e si chiude come fosse un otturatore. Nella fase di chiusura diventa un pannello per la proiezione di film sulla montagna. Durante l’apertura offre una meravigliosa vista sulle Dolomiti.

Il museo seguirà il calendario di apertura dell’impianto di Plan de Corones, chiudendo dunque le sue porte al pubblico il 22 aprile per poi riaprire nella stagione estiva con nuovi allestimenti negli spazi destinati alle mostre temporanee, che saranno progettate insieme al National Geographic.

 

 

PARTICOLARITA’ DEL MUSEO

Nel ristorante AlpiNN, inoltre, le delizie gastronomiche si combinano con panorami mozzafiato. AlpiNN segue il progetto gastronomico di Nobert Niederkofler Cook the Mountain, incentrato manco a dirlosulla cucina di montagna. Una sala per eventi che può ospitare fino a 200 persone, offre spazio per seminari, conferenze ed eventi.
Anche la posizione è parte del concetto museale: nel cuore delle Dolomiti – “l’architettura naturale più bella del mondo” (Le Corbusier) – l’edificio dell’ex stazione a monte della funivia di Plan de Corones a 2.265 m, brilla ora di luce nuova.

POST TAGS:

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

Review overview