Tuesday, June 25, 2019
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Politically correct: la pubblicità sul filo del rasoio

Una carrellata di commercial per parlare di politically correct e pubblicità, di linguaggio e pregiudizi, garbo e ipocrisia per scoprire che certe questioni non le affrontiamo soltanto in Italia

Key Frame del promo di Pose

Si avvicina una di quelle giornate che suscitano ogni anno grandi polemiche

L’8 marzo ricorre la festa della donna, ed è uno di quei giorni in cui ci si chiede se sia giusto o meno fare gli auguri alle rappresentanti dell’altra metà del cielo, se non sia meglio soprassedere, come verranno interpretati etc.

Una bella rogna.

Insomma una data in cui le questioni di cosa sia politically correct, se sia giusto o meno aderire a questo invito alla correttezza e quale sia il momento in cui questa correttezza diventa invece perbenismo e ipocrisia, sono particolarmente sentite.

Ecco allora una carrellata di pubblicità a partire da un commercial lanciato dalla Canada Film Commission in occasione dell’8 marzo: in questo caso un segno che tutti riconoscono viene utilizzato per portare alla ribalta la questione di quanto poco si parli e sia conosciuta la sessualità femminile.

Infondo tutti sappiamo disegnare un pene, ma se ci chiedessero di disegnare un clitoride le difficoltà sarebbero moltissime.

Lo spot serve a lanciare un mobile game che si chiama Clit-me (attenzione, funziona soltanto da mobile) e che serve a spiegare, cos’è, com’è fatto e  come funziona il clitoride, con lo scopo di promuovere una parità di cui si parla pochissimo e che riguarda il piacere sessuale.

L’agenzia è Rethink.

Continuiamo con The Pole, il commercial di Sprite che parla di pregiudizi ed haters, ma in questo caso il protagonista è un uomo che si esibisce in alcune figure di pole dance, mentre una voce fuori campo lo insulta ribadendo quanto poco virile sia un uomo intento in un’attività che dovrebbe essere esclusiva del genere femminile. È un linguaggio pesante che diventa via via più esplicito e che definisce deviante e pervertito il protagonista.

Lui si fa una bella risata e passa oltre, e il problema dei pregiudizi viene ridotto a una questione di haters (ossia i famosi leoni da tastiera, che protetti da uno schermo e nascosti dietro un account social non si fanno scrupolo di vomitare odio, insulti e frustrazione sul prossimo).

Siamo in Argentina e l’agenzia è Santo, Buenos Aires

Restiamo in Argentina con il promo di Pose (la serie che di recente è stata trasmessa anche in Italia, da Netflix, che racconta il mondo dei transessuali afroamericani statunitensi negli anni ’80, una serie i cui attori sono davvero transessuali e che, tra le altre cose, riesce a trovare il giusto equilibrio tra linguaggio politically correct e una narrazione senza fronzoli e ipocrisie. E proprio di linguaggio si parla in questo promo, cavalcando una questione che anche in Italia conosciamo bene: la netta predominanza dell’utilizzo di termini maschili nel linguaggio comune.

Si tratta di una questione che solleva moltissime polemiche e che, a quanto pare, sta diventando un tema di dibattito nei paesi di lingua spagnola, al punto che Fox ha deciso di sottotitolare la serie (il doppiaggio è una malattia tutta italiana), rispettando la correttezza dell’originale e utilizzando la lettera “e” al posto sia della “o” che della “a”, scegliendo la neutralità come forma di rispetto di tutti i generi.

L’agenzia si chiama Astillero.

Tre commercial, tre modi di affrontare il tema del linguaggio: del clitoride si parla pochissimo e meno ancora si parla di come funziona la sessualità femminile, banché tutte le ricerche dimostrino che quanto più una donna conosce il proprio corpo, tanto più soddisfacente è la sua vita sessuale. Eppure, il tema del piacere femminile continua a essere una cosa di cui ridacchiare per nascondere l’imbarazzo e l’ignoranza.

Nel commercial di Sprite il linguaggio carico di odio e disprezzo è possibile proprio perché dall’altro lato c’è una figura forte – e anche virile – ma proviamo a chiederci se lo stesso linguaggio fosse stato rivolto contro un ragazzino o una ragazzina che non corrispondono allo stereotipo di adolescente maschio o femmina: quanta violenza in più avremmo percepito?

Infine, il linguaggio è esplicitamente protagonista del promo di Fox per Pose ed è una scelta scaltra: in questo modo una questione che è al centro di un dibattito nella società fa da volano al prodotto.

Ecco tre esempi di come la pubblicità può utilizzare argomenti in cui essere politically correct non è sempre facile.

Non aiutano a risolvere la domanda se sia opportuno o meno fare gli auguri alle donne l’8 marzo, ma magari fanno riflettere sulla necessità di partire proprio dal quotidiano e dalle parole che usiamo ogni giorno per riflettere meglio e di più su che tipo di società vogliamo essere.

darialr@gmail.com

Copy dal 2002, content editor dal 2004, curiosa dal 1978. Una donna che ama la sintesi.

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