Wednesday, April 24, 2019
Home / Focus  / RVM, il nuovo magazine cartaceo sulla fotografia si tinge di Bianco

RVM, il nuovo magazine cartaceo sulla fotografia si tinge di Bianco

RVM, il magazine su carta dedicato alla fotografia, al suo secondo numero, si lascia ispirare dal bianco per portare avanti il lavoro di commistione tra fotografia documentaria e altre forme espressive a partire dalla copertina

RVM

Gli approcci al mondo della fotografia passano per le tante forme di comunicazione che possiamo immaginare e le riviste d’arte, in tal senso, hanno un posto di tutto rispetto.

Ci siamo occupati l’anno scorso della presentazione del primo numero cartaceo della rivista Yogurt.

© Yogurt Magazine

Una rivista fotografica dai tratti incredibilmente liberi, che si discosta dai consueti paradigmi editoriali, la cui ambizione tende a coltivare l’unicità dell’approccio autoriale, proponendo narrazioni che usano linguaggi visuali inaspettati.

1

Oggi parliamo di una nuova rivista che entra nel mercato dell’editoria indipendente con grande coraggio e piena di stimoli interessanti a cominciare dai colori.

Dopo il ritorno di Rvm Magazine con il Red Issue, infatti, la rivista di fotografia e altre narrazioni edita da RVM Hub, presenta il White Issue, suo secondo numero, interamente dedicato al colore bianco.

Il bianco è leitmotif della rivista, attraverso il quale la redazione porta avanti il lavoro di commistione tra fotografia documentaria e altre forme espressive, a partire dall’artwork di copertina realizzato da Sunday Büro, studio grafico con il quale prosegue la loro collaborazione.

Nella rivista/libro insieme ai cinque Projects, ci sono quattro nuovi racconti ispirati dal lavoro dei fotografi, dai quali prendono le mosse per poi assumere una propria indipendenza e autorialità.

Ad aprire il White c’è una nuova rubrica, Bridges, che fa da collante tra il numero in corso e il successivo. Richiami cromatici e giochi visivi sono gli elementi cardine attorno ai quali si presenta un assaggio del lavoro Variation of White di Miia Autio.
Molte le tematiche differenti affrontate dai cinque progetti fotografici selezionati, che vanno dal suprematismo bianco raccontato da Marc Asnin, al rituale dell’allattamento colto da Vincent Ferrané, passando per “esposizioni” fotografiche e non solo di Kazuma Obara, arrivando ai racconti del popolo della notte in Cina di Feng Li e concludendo con la scoperta dei pescatori del Kazakistan di Aleksey Kondatryev.

Altrettanto vari, negli stili e nei mondi nei quali ci conducono, sono i lavori dei cinque autori coinvolti: a partire dalla graffiante spoken word del rapper Kento e proseguendo con i racconti di Elisabetta Bucciarelli, Carola Susani, Luciano Funetta e Vanni Santoni.
Anche per quanto riguarda le rubriche, il nuovo numero porta qualche novità, oltre a confermare quelle già presenti. Tra queste The Observatory – rubrica nata dalla collaborazione tra Rvm e Limes (prestigiosa rivista di geopolitica) – nella quale Dario Fabbri parla dell’impoverimento della classe media in USA e Matt Black lo racconta per immagini e Slivering Out, rubrica di interviste di Cat Lachowskyj, che dialoga con Ester Vonplon.

L’approfondimento continua con altri contributi: David Campany con In Whitespective ci parla di conoscenza e illuminazione, attraverso le immagini sovraesposte dei paesaggi urbani di Andreas Gefeller; Clement Saccomani ci svela, per Hidden Archive, gli ultimi provini di Stanley Greene; Alessandra Piolotto prosegue il suo atlante figurativo della memoria, Photo Trouvée, con due scatti legati a luoghi tanto distanti, quanto simili, le Dolomiti italiane e la Dancalia.

In Review, infine, Giulia Zorzi recensisce Gulu Real Art Studio di Martina Bacigalupo, progetto sull’identità sottratta a un popolo. In chiusura, con The Image After – rubrica di cinema e fotografia di Alessia Moretti – ci ritroviamo a caccia di fantasmi.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

Review overview