Wednesday, March 20, 2019
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Studio F64, di Cappelli e Criscuolo: E.S.T.♯2 Extreme Social Treatment

La fotografia di architettura quando è documento dello scempio urbanistico di una città. In mostra a Le 4 Pareti fino al 31 dicembre le foto in bianconero che ricordano “Le mani sulla città”

Studiuo F64 -E.S.T.-#1-Paolo-Cappelli-&-Maurizio-Criscuolo©

Cos’è “Studio F64”

Fondato da Paolo Cappelli e Maurizio Criscuolo, Studio F64 è uno studio fotografico specializzato in fotografia per l’architettura, le costruzioni, l’industria, l’arte e la comunicazione pubblicitaria.

F64, la massima chiusura possibile di un diaframma per un obiettivo da banco ottico. Per la massima profondità di campo. Per una totale messa a fuoco.

Durante l’esecuzione dei lavori su commissione, i due fotografi si guardano intorno rendendosi conto delle forti aberrazioni urbanistiche stratificate nel tempo dal connubio malapolitica/affari edilizi e alternano quindi il lavoro su commissione con la loro ricerca Extreme Social Treatment: trattamenti sociali estremi.

E.S.T. si propone di esporre, a distanza di tempo, fotografie sui fallimenti dell’architettura metropolitana, mostrando in ogni upgrade della serie una gigantografia in più, in previsione e come anticipo di un’ipotetica grande mostra finale.

Per Studio F64 qualcosa non è andata bene

Lo Studio F64 di Paolo Cappelli e Maurizio Criscuolo (entrambi classe ’64, figli del baby-boom), evidenzia, atraverso questo lavoro di ricerca, scempi urbanistici, scelleratezze costruttive, trasformazioni del territorio in cui la dimensione umana è stata azzerata, sottomessa (uno dei motivi per cui nelle immagini in mostra è assente la figura umana).

Tra un progetto e la sua realizzazione, tra un piano regolatore e la messa in posa di strade, edifici, fabbriche e piazze, c’è stato “qualcosa” di mezzo che non ha fatto che creare dei non-luoghi.

«strati di architetture diverse e contrapposte si sommano in disarmonia e discontinuità con il territorio, creando spazi poco abitabili dall’essere umano, veri e propri grovigli architettonici da noi individuati come estremi, frutto di avvicendamenti politici e piani regolatori che “dimenticano” o “accantonano” collegamenti, servizi primari o interi principi di base dell’architettura».

Studiuo F64 © Paolo-Cappelli, Alveare
© Paolo-Cappelli, Alveare

La città ideale

Osservando le foto in mostra di Studio F64, non può non venire in mente Le mani sulla città di Francesco Rosi sulla speculazione edilizia degli anni ’60.

Osservi il “quadrittico” dell’acciaieria di Bagnoli di Maurizio Criscuolo e Paolo Cappelli e ti chiedi, per l’ennesima volta, come si possa aver pensato di costruire all’epoca un’industria siderurgica a ridosso di uno dei tratti di costa più suggestivi dell’Italia.

Eppure, finanche Nerone, pur essendo uno psicopatico, volle trasformare Roma migliorandola seguendone personalmente i lavori. Persino Mussolini realizzò opere funzionali e ancora oggi fruibili.

Per non parlare dei Borboni, attentissimi ai vincoli paesaggistici e all’edilizia antisismica.

C’è un libro interessante che sto leggendo: Mercanti di Bellezza, di Cosatantino D’Orazio. Tratta del mecenatismo di Ottiaviano Augusto, Cosimo de’ Medici, Isabella d’Este… tutti personaggi della scena politica italiana delle varie epoche che badavano ad urbanizzare ed abbellire le città convocando i migliori artisti e architetti. Era un mecenatismo fatto non solo per essere ricordati nella propria somma potenza, ma per creare benessere logistico ed estetico per il popolo. Perché, “se il popolo sta bene, si riesce a governare meglio”. La città è felice quanto più si cerca di ambire al senso della città ideale. Quella dove edifici abitativi, uffici, strutture ricreative, giardini, piazze ecc. ecc. sono tutte collocate armoniosamente nel tessuto urbano.

Studiuo F64 © Maurizio Criscuolo, Vesuviana
© Maurizio Criscuolo, Vesuviana

It’s business baby

Studio F64 in realtà, non denuncia ma documenta ciò che ci ha portato il business dell’edilizia e degli appalti pubblici che vanno a braccetto con disastrose, inconsapevoli scelte politiche avvenute nel corso degli anni. Dove non è importante come costruire o se progettare a monte la gestione delle opere una volta completate, non contano i materiali o i calcoli statici giusti. E ci si ritrova con cattedrali nel deserto, opere incompiute, ospedali terminati ma mai entrati in funzione, parchi sportivi pronti per essere fruiti ma chiusi, restauri infiniti…

Interi quartieri-dormitorio, alveari, scuole costrette a stare con le finestre chiuse perché ubicate in zone ad alto impatto ambientale per la quantità di tir che transitano sopra e sotto i cavalcavia. Paolo Cappelli e Maurizio Criscuolo dello Studio F64 ci mostrano il lato paradossale di una metropoli contaminata da più strati architettonici ed urbanistici succedutisi nelle varie epoche.

Vedi la Cumana che attraversa un corridoio di palazzi e ti chiedi se ciò possa essere coerente con una polis europea del XXI secolo. Osservi gli snodi della tangenziale del Vomero e pensi a tutte le campagne coltivate che c’erano lì sotto prima degli espropri e invece adesso solo sterpaglie. E il pilone della funivia di Posillipo, o i tralicci dismessi, non sembrano altro che emblemi fallici che si fanno beffa di quella parte di città che viaggia fuori binario, ormai assorbita dall’assuefazione degli scempi. Zone di periferia che fanno parte di un “trattamento sociale estremo” consistente in abbandono, anarchia, speculazione… Extreme Social Treatment.

Studiuo F64 © Paolo Cappelli, Cavalleggeri-Totem
© Paolo Cappelli, Cavalleggeri-Totem

La mostra: “E.S.T.2” Extreme Social Treatment

Il progetto dei due fotografi fondatori dello Studio F64 si propone di esporre, a distanza di tempo, fotografie sui fallimenti dell’architettura metropolitana, mostrando in ogni upgrade della serie una gigantografia in più, in previsione e come anticipo di un’ipotetica grande mostra finale.

A Le 4 Pareti di Mariagiovanna Villari, sono in mostra sia il trittico in grande formato del Centro Direzionale, manifesto della prima esposizione nel 2015, sia la nuova immagine dell’acciaieria di Bagnoli, scomposta in quattro quadri.

Gli scatti, tutti in bianconero, sono realizzati con le stesse modalità tecniche di un lavoro fotografico d’architettura come se fosse stato commissionato. Utilizzando un banco ottico 13×18 o una reflex full-frame, che siano su pellicola o realizzati direttamente in digitale, gli scatti vengono poi post-prodotti per esaltare le peculiarità delle scene.

il grande formato è il nostro mezzo con cui “urlare” la necessità di politiche più attente alla vivibilità sociale, pronte ad intervenire nella dismissione, nelle bonifiche, nel recupero e riutilizzo di aeree, territori ed edifici che una volta portato a termine il loro ruolo iniziale, creano degrado urbano, ed una soglia di invivibilità inaccettabile.

– Paolo Cappelli –

 

“E.S.T.♯2” Extreme Social Treatment

fotografie di Paolo Cappelli e Maurizio Criscuolo / Studio F64

dal 15 al 31 dicembre

Finissage: sabato 5 Gennaio h 17.00

Galleria “Le 4 Pareti”

Via G. Fiorelli 12/d

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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