Monday, December 10, 2018
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Bruno Munari, i colori della luce. In mostra alla Fondazione Plart

Designer e artista a 360°, il Leonardo del XX secolo, precursore del Video Mapping, stupisce ancora adulti e bambini con le esplorazioni sulla luce e le sue ricerche “da cosa nasce cosa”

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Chi era Bruno Munari (1907-1998)

Fantasia, Da cosa nasce cosa, Arte come mestiere… Già leggendo i titoli di alcuni libri di Bruno Munari, pluripremiato Compasso d’Oro (1954, 1955, 1979), si comprende quella dinamica del suo pensiero che cercò di trasferire anche ai bambini attraverso la trasmissione televisiva La scatola dei giochi del 1976.

Giocare è una cosa seria! I bambini di oggi sono gli adulti di domani, aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili. Un bambino creativo è un bambino felice!

Designer, grafico, pittore, scultore, scrittore… in una parola: creativo a 360° che fu definito da autorevoli riviste come Graphicus, “il Leonardo del XX secolo” per la sua capacità di sperimentare con varie metodologie mettendole in connessione tra di loro.

Bruno Munari dimostra, negli anni ’50-‘60, che può esserci sinergia tra tecnica ed arte così come il termine arte era inteso nella sua accezione più pura nell’era classica greca (téchne).

in pieno boom economico diede significativi contributi al design e alla comunicazione per l’industria italiana. Grazie alle sue ricerche e osservazioni, anche provocatorie, ruppe a volte le regole della logica progettuale dimostrando che possono esserci strade alternative per raggiungere l’utile attraverso l’inutile. La bizzarra sedia per ospiti indesiderati con una scomoda pendenza della seduta si potrebbe considerare l’apoteosi della sua ricerca tra utile e inutile.

Potremmo considerare Bruno Munari il primo “artista riciclone” che con fantasia recuperava oggetti e materiali per reinventarne di nuovi, esplorandoli, ed è proprio ciò che stimolava a fare in quella trasmissione televisiva. Decostruire per ricostruire. Recuperare per reinventare.

Perché la scatola dei giochi è in realtà l’ambiente in cui viviamo che, se non osserviamo con spirito critico, ne restiamo sommersi inconsapevolmente a cominciare dall’obsolescenza programmata.

I colori della luce di Bruno Munari

Forte di quel suo senso del gioco e del riutilizzo di materiali, negli anni ’50 Bruno Munari si addentra nell’osservazione della luce e delle ombre osservandone il rapporto con i corpi fatti di filamenti di metallo, garze, retini tipografici, gelatine colorate, materiali organici… fissati tra i due vetrini dei telai di diapositive (mi ero dimenticato dell’esistenza di quelli in metallo!) e proiettandoli in interni ed esterni realizzando le Proiezioni Dirette.

È un’inedita espressione della spazialità dell’arte, superando se stesso con le sue macchine inutili degli anni ’30 e il contemporaneo Lucio Fontana (i tagli nelle tele).

La Pittura Proiettata di Bruno Munari

Come irregolari grafiche caleidoscopiche, fatte di materiali non sempre trasparenti o altre texture “permeabili” alla luce, Bruno Munari proiettava manualmente i suoi telaietti sulle facciate degli edifici anticipando, senza saperlo, ciò che negli ultimi anni è divenuta la Video Mapping Art.

Eh sì, all’epoca le tecnologie multimediali non esistevano ancora e il buon Munari vide oltre arrangiandosi con “fantasia”.

Fondazione Plart; Bruno Munari, Vetrini a luce fissa 1950 - Courtesy Miroslava Hajek

Potremmo forse dire che anche tutte quelle Experience-installazioni su Van Gogh, Klimt e dintorni, non sono altro che figlie di quelle prime sperimentazioni degli anni ’50 di Bruno Munari? Forse sì, se vogliamo escludere gli antichi spettacoli di ombre cinesi.

Munari produsse oltre duecento vetrini sperimentando varie metodologie per gli assemblaggi degli svariati materiali che erano prodotti nella sua epoca, anticipando inoltre l’arte Informale, Minimalista, Materica, non per produrre arte fine a se stessa, ma semplicemente per analizzare i molteplici meccanismi della percezione visiva della luce e della sua diffusione in relazione ai materiali utilizzati.

Dal ’52, Bruno Munari inizia ad esplorare l’opportunità del filtro polarizzatore brevettato nel 1929 dalla Polaroid.

Scopre che da materiali incolori come il cellophane stretto in maniera aggrottata, accavallato su se stesso, ripiegato e disposto in varie forme tra i due vetrini, con l’uso del filtro grigio polarizzatore, si originavano colorazioni tipiche del fenomeno della diffrazione.

Vi garantisco che è uno spasso poter “giocare” in maniera interattiva con questi vetrini presenti in mostra con annesso filtro polarizzatore appeso sotto a ognuno di essi.

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI; Fossile del 2000-1959-Componenti-elettroniche e materiali metallici vari immersi in resina trasparente. Courtesy Miroslava Hajek
FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI; Fossile del 2000-1959-Componenti-elettroniche e materiali metallici vari immersi in resina trasparente. Courtesy Miroslava Hajek

La mostra: Bruno Munari, i colori della luce

“Ombre colorate” anacronistiche, Pitture Polarizzate, Pittura Dinamica… ma non è tutto.

In una cabina è esposta Concavo/Convesso (1947), scultura realizzata con tele di metallo, avvolta su se stessa e attraverso le quali viene fatta passare la luce dei faretti. Osservando le ombre sulle pareti si scopre l’ambiguità delle forme che ingannano sull’effettivo volume delle sculture delle quali non se ne comprende, nella loro ombra, quali sono le parti concave o convesse del volume fisico.

E non ho potuto fare a meno di ricordare le più recenti opere di Edoardo Tresoldi immaginandole figlie di quella ambigua e trasparente tridimensionalità munariana.

Attuando le intenzioni/intuizioni creative dello stesso Munari, negli spazi del Plart inoltre, sono video-proiettati in loop alcuni dei vetrini preventivamente riprodotti che generano, attraverso dissolvenze, quei mapping che all’epoca erano possibili solo per via manuale.

Gioiello, chicca dell’esposizione è una delle macchine a motore della serie Polariscop del 1966, realizzata a mano dallo stesso Bruno Munari.

È una retroproiezione di immagini astratte con filtro polarizzante interno che, ruotando con estrema lentezza, cattura il pubblico nell’osservazione per i lenti e quindi impercettibili cambiamenti del colore. Non si fa a meno di ricordare l’effetto di attesa provocato dalle video-installazioni di Bill Viola.

Ma c’è dell’altro, sculture tubolari per il gioco; il Fossile del 2000, una scultura in vetroresina in cui sono inglobate resistenze di lampadina, rimasugli di metalli ed altre scorie del secolo scorso; e poi un’ampia esposizione di riviste di critica grafica dell’epoca che ricordano gli studi e le “invenzioni” di Bruno Munari: positivi e negativi, ottimizzazione di spazi, assemblaggi ergonomici, ritmi grafici geometrici… Insomma, roba da grafici!

FONDAZIONE PLART; BRUNO MUNARI, Vetrini a luce polarizzata, 1953 Materiali vari. Courtesy Miroslava Hajek

È una mostra per tutte le età, specialmente per i ragazzini, ma è necessaria una guida che racconti meglio di quanto scritto qui quali sono le sue peculiarità. “Aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili. Un bambino creativo è un bambino felice!

 

Bruno Munari, i colori della luce

Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con la Fondazione Plart, nell’ ambito dell’edizione 2018 di Progetto XXI

a cura di Miroslava Hajek e Marcello Francolini

Dal 29 novembre al 20 marzo 2019

Museo Plart

Via Giuseppe Martucci, 48 – Napoli

dal martedì al venerdì

ore 10.00 – 13.00

ore 15.00 – 18.00

sabato

ore 10.00 – 13.00

domenica e lunedì: chiuso

FONDAZIONE PLART BRUNO MUNARI;Vetrini a luce polarizzata -1953-Materiali vari. Courtesy Miroslava Hajek

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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