Monday, December 10, 2018
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Il dolore non è un privilegio. Ilaria Sagaria in mostra a The Gallery Studio

"Il dolore non è un privilegio" è un racconto doloroso, pubblico e intimo al tempo stesso, realizzato attraverso un percorso fotografico diviso in dodici tappe. Preparatevi a entrare nelle immagini piene di riferimenti pittorici dal

© Ilaria Sagaria

Il progetto di Ilaria Sagaria

“Io, come tante, cancellate dalla vita, vorrei ritrovare dita capaci di imparare il profilo devastato della mia pelle, capaci di intrecciarmi i capelli, capaci di contare ogni nodosità di questo corpo e misurare tutto lo spazio vuoto del mio volto negato.”

 

Il mio lavoro racconta del dramma psicologico che devono affrontare le donne colpite dall’acido. Questo tipo di aggressione viene chiamata “vitriolage” perché nella stragrande maggioranza dei casi l’acido utilizzato è il vetriolo. La violenza tramite acido è un fenomeno globale che non è legato alla razza, alla religione, e tantomeno alla posizione sociale e geografica. Nonostante siano stati registrati alcuni casi di aggressione anche ai danni di uomini, quella tramite acido rimane una forma di violenza con un impatto maggiore sulle donne e riflette e perpetua la loro discriminazione sessuale all’interno della società. Queste donne subiscono una tortura che è terribile anche soltanto immaginare: vengono colpite con getti d’acido corrosivo sulla pelle del viso, vengono accecate, rese sorde, annientate. Colpevoli sono i mariti, i padri, i fratelli, talvolta persino altre donne, corrotte e/o assimilate alla crudeltà dei loro maschi. Questo accade alle ragazze e alle donne che osano rifiutare di fidanzarsi o sposarsi, magari perché la loro dote non è considerata sufficiente dalla famiglia del marito, perché hanno interrotto una relazione o anche soltanto per invidia o cattiveria.

Il volto sfregiato è solo una parte visibile del calvario che queste donne devono affrontare: oltre alla brutalità dell’evidenza causata da un gesto inumano, al dolore insopportabile, alle operazioni chirurgiche, ai segni e alle cicatrici, c’è il trauma psicologico da affrontare, l’incapacità di riconoscersi, la depressione e l’isolamento.

Attraverso le mie fotografie mi sono soffermata sulla dimensione psicologica, sul concetto di vuoto, di memoria e identità.

Molte donne nella fase iniziale della convalescenza non possono esporsi in alcun modo alla luce del sole, poiché i raggi ultravioletti causerebbero ulteriori danni alla pelle già devastata.

Sono costrette così a passare lunghissimi periodi chiuse dentro casa e anche quando potrebbero uscire all’aperto, molte di loro non hanno il coraggio di mostrarsi in pubblico, poiché non si sentono pronte ad affrontare lo sguardo della gente.

Dentro casa molte di loro tolgono gli specchi e le loro fotografie, eliminano qualsiasi cosa che possa mostrare quello che erano prima e quello che sono ora.

Diventano prigioniere di una casa privata di memoria e identità, dove lo spazio e il tempo sembrano congelarsi, perché loro stesse sono state private del loro passato, presente e futuro.

Mi sono chiesta cosa volesse dire passare intere giornate chiusa dentro casa, aggirarsi tra le stanze come un fantasma mentre sei costretta a fare i conti con il tuo nuovo aspetto e ad accettare il fatto che sarà quello il tuo nuovo volto per tutto il resto della tua vita.

Quando un volto viene deturpato è la stessa memoria del proprio corpo a perdersi, è la stessa vita ad essere cancellata.

La nostra faccia è la nostra identità, racconta quello che siamo, la nostra storia e la nostra esistenza. Che cosa diventa una persona quando perde la sua reale identità? Cosa rimane di lei, se rimane solo il vuoto del suo volto negato?

Uno specchio corroso, affinché tutti possano riflettersi e immedesimarsi in un problema che non riguarda soltanto donne lontane, ma riguarda tutti.

“Nessuno di noi ha diritto di vivere sereno finché altre donne vengono offese così duramente.” Sorridimi ancora, dodici storie di femminilità violate, prefazione di Lidia Ravera, Giulio Perrone Editore, Roma, 2007

La mostra a The Gallery Studio

Ilaria Sagaria: Il dolore non è un privilegio

La mostra sarà preceduta da un Incontro/dibattito che si terrà al Pan alle ore 16,00 e vedrà la presenza di Ilaria Sagaria che illustrerà il suo lavoro e di alcune rappresentanti delle organizzazioni che lavorano nel sociale per la difesa dei diritti di tutte le donne. Il dibattito sarà moderato da Federica Cerami (Curatrice).

 

Orari della mostra
Venerdì 30 novembre dalle 19,00 alle 22,00 Vernissage
Sabato 1 Dicembre dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 17,00 alle 20,00
Domenica 2 Dicembre dalle 10,00 alle 13,00
Lunedì 3 Dicembre dalle 16,00 alle 19,00
Martedì 4 dicembre dalle 16,00 alle 19,00

© Ilaria Sagaria

Il dolore non è un privilegio

Testo critico di Federica Cerami

 

“Il dolore non è un privilegio” è un racconto doloroso, pubblico e intimo al tempo stesso, realizzato da Ilaria Sagaria attraverso un percorso fotografico diviso in dodici tappe.

I nostri occhi sono delicatamente accompagnati dentro una violenza che si perpetua da tempo: donne sfregiate dall’acido, per mano crudele di uomini un tempo amati.

Ilaria, sulla base delle testimonianze di alcune vittime, costruisce un racconto di quello che accade alle donne dopo questo attentato alla loro vita.

Preparatevi a entrare nelle sue immagini piene di riferimenti pittorici dal vago sapore onirico.

Ilaria lascia a ognuno di noi lo spazio dell’immaginazione e delicatamente parla, fotogramma dopo fotogramma, di dignità persa, di vita cancellata e di un futuro che è tutto da costruire con una voglia di vita da voler riconquistare.

C’è una disperazione sussurrata, una ferita da immaginare e una solitudine profonda che accompagna la protagonista di questo racconto: la nostra attenzione resta vigile dal primo all’ultimo fotogramma.

Nulla sarà più come prima, per noi spettatori, perché la nostra immaginazione imprimerà un dolore accecante sulle nostre retine che, lentamente ferirà i nostri cuori generando rabbia per quanto accaduto e una grande empatia per questa vittima e per tutte le vittime degli amori malati.

Questa mostra racconta un dolore che non ha voce e non ha età e, togliendo quel sottile velo di distrazione che accompagna il nostro mondo veloce e poco attento, chiede di essere amorevolmente accolto.

Nel silenzio di una casa che non apre le sue porte e di una stanza che si è chiusa alla vita, c’è una donna che combatte la lotta per la sopravvivenza emotiva, per non morire dentro il suo dolore, e dentro una nuova vita umiliata, offesa e tradita.

Non ci sono specchi, la luce è soffusa e non c’è traccia di altra vita al di là di quella della protagonista: Ilaria ci chiede di non distrarci e di fermare il nostro cuore in ascolto di questo strappo che si è compiuto.

Prigioniera di una casa privata di memoria e identità, dentro uno spazio e in tempo congelato, si aggira l’ombra di una donna senza più passato, presente e futuro.

Non può continuare ad accadere tutto ciò e invece accade ancora.

Ascoltare queste fotografie sarà l’inizio di un percorso di consapevolezza importante per tutto il mondo che non conosce questa sofferenza, per tutto il mondo che guarda distrattamente e per tutto il mondo che non riesce a contattare le proprie emozioni.

Saranno le nostre emozioni di dolore e di rabbia, di tristezza e di disperazione a farci strada dentro la nostra vita che non può passare senza lasciare un segno lungo il suo tragitto.

Una fotografia può segnare l’inizio di una svolta: abbandoniamoci al nostro intimo sentire raccontando al mondo intero la necessità di riscrivere la storia delle nostre relazioni.

Restiamo umani.

© Ilaria Sagaria

Ilaria  Sagaria

 

Palomonte, Salerno, 1989. Nel 2008 si trasferisce a Napoli dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti, laureandosi prima in Pittura e poi in Fotografia con il massimo dei voti. Nel 2015 vince il concorso fotografico internazionale bandito dall’AIFF-Ariano International Film Festival, mentre nel 2016 è tra i vincitori del premio Sette Opere di Misericordia bandito dal Pio Monte della Misericordia a Napoli. Alcune sue opere sono esposte nella collezione permanente del MUSINF – Museo d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia di Senigallia, nell’area dedicata all’Archivio Italiano dell’Autoritratto Fotografico e sono state pubblicate nel secondo volume de Il corpo Solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea di Giorgio Bonomi. Da quest’anno entra a far parte di LAB 03 per un laboratorio irregolare sotto la guida di Antonio Biasiucci. Attualmente vive e lavora a Napoli. MOSTRE PERSONALI 2018 – Imago Imaginis – Galleria Parentesi, Bibbiena, Arezzo 2018 – Il dolore non è un privilegio, V Biennale dei Giovani Fotografi, a cura del Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Bibbiena, Arezzo. 2016 – Sibylla, bipersonale, con il patrocinio del MIBAC, Castel dell’Ovo, Napoli. 2014 – Oltre la tua pelle, Bar Capri, Battipaglia, Salerno. 2013 – Evanescenza, a cura di Voci dal Sud, Sant’Arsenio, Salerno. 2012 – Free Mind, bipersonale, Kestè, Napoli. MOSTRE COLLETTIVE 2017 – The “F” word – Evento di Arte Contemporanea organizzato dallo IED, Istituto europeo di Design di Roma, Carrozzerie n.o.t. , Roma. 2017 – Triennale della Fotografia Italiana, a cura di Giorgio Gregorio Grasso, Palazzo Zenobio,Venezia. 2017 – Present & Future – Just accross the street, rassegna di arte contemporanea, MACRO Testaccio, Spazio Factory La Pelanda, Roma. 2017 – Biennale d’Arte Don Franco Patruno, ad opera della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Cento SpA e il Comune di Cento, Castello della Rocca di Cento, Ferrara. 2017 – Imagorbetello, concorso fotografico internazionale, Orbetello, Grosseto. 2016 – Officina Reporter, a cura di Luciano Ferrara, Complesso Monumentale di Santa Sofia, Salerno. 2016 – V Biennale dei Giovani Fotografi Italiani, a cura del Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Bibbiena, Arezzo. 2016 – Corpo, a cura di Yvonne De Rosa, Magazzini Fotografici, Napoli. 2016 – Sette opere di Misericordia, mostra finale dell’omonimo concorso bandito dal Museo Pio Monte della Misericordia, opera vincitrice Yamis, Circolo Artistico Politecnico, Napoli. 2014 – Premio internazionale Lìmen Arte V ed.,sezione Giovani artisti italiani e stranieri, a cura di L. Caccia, indetto dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia, Palazzo comunale E. Gagliardi, Vibo Valentia. 2013 – Corpus, quarta declinazione, Kestè, Napoli. 2013 – Premio internazionale Carlo Bonatto Minella II ed., sezione Under 30, a cura di Karin Reisovà e Antonio D’amico, presidente di giuria Vittorio Sgarbi, Casa Toesca, Rivarolo Canavese, Torino. 2011 – Diari di un incipit, Archivio fotografico Parisio, Napoli. PREMI 2018 – Prima classificata al Fotoconfronti di Bibbiena, ottava tappa del circuito Portfolio Italia – Gran Premio Lumix, con il progetto fotografico Il dolore non è un privilegio. 2016 – Yamis, opera vincitrice del Concorso Sette Opere di Misericordia, indetto dal Museo Pio Monte della Misericordia, Napoli. 2015 – Yamis, opera vincitrice del Concorso Internazionale di Fotografia bandito dall’ AIFF – Ariano International Film Festival, Ariano Irpino, Avellino.

 

falasconi@ilas.com

Il primo ricordo di un regalo di compleanno è la scatola di colori a tempera ricevuta da mia zia. Chiaramente destinato ad una carriera che contemplasse il disegno e la grafica, dopo gli studi artistici e una specializzazione in Art Direction e Grafica Pubblicitaria sono entrato in ILAS in cui ho ricoperto diversi incarichi fino a diventare Art Director Senior. Appassionato di arte, cucina, fotografia e curioso viaggiatore ho già visitato letteralmente mezzo mondo e, sull’altra metà, ho le idee piuttosto chiare sul programma.

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