Sunday, December 9, 2018
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Quando la fotografia sposa la musica. L’incontro a Napoli con Guido Harari

A qualche giorno dalla fine del seminario e con la mostra ancora in corso, una riflessione sulle parole raccolte nell'incontro tra il maestro e i ragazzi presenti ad ascoltarlo. In particolare, su un consiglio

Harari © Ilas 2018

Ripenso al doppio appuntamento con Guido Harari della scorsa settimana e mi vengono in mente alcune considerazioni.

Venerdì 16 novembre, nel primo pomeriggio, al Pan, si è tenuto un Seminario condotto da Harari, per gli studenti della Ilas Academy, dal titolo: “Il Ritratto come incontro” e, nel tardo pomeriggio, alla The Gallery Studio, si è inaugurata la sua ultima mostra fotografica aperta a tutta la città.

Per chi si avvicina alla fotografia credo sia molto importante poter partecipare agli incontri con i maestri, con chi ha scritto la storia attraverso il suo lavoro.

Il contatto diretto con i fotografi offre la possibilità di aprire finestre su mondi lontani e di guardare attraverso occhi nuovi: una esperienza irripetibile.

Poter conoscere il “dietro le quinte” delle fotografie, osservate, studiate e amate toglie quell’aura di magia che tante volte mettiamo attorno a un artista, restituendogli una collocazione legata più alla progettualità e allo studio.

Mi sono seduta in mezzo ai tanti ragazzi presenti venerdì pomeriggio e, durante il Seminario, mi sono persa nei racconti affascinanti espressi da Harari sulla sua vita di fotografo vissuta in prima linea negli incontri con i soggetti che ha conosciuto e fotografato.

Una frase su tutte ha iniziato a catturare la mia attenzione: Preparatevi molto, ragazzi, prima di ogni sessione fotografica. Studiate a fondo la persona che andate a fotografare per conoscere tutto ciò che vi occorre per realizzare il vostro lavoro, ma concedetevi un grande margine per l’improvvisazione e fate spazio al vostro istinto.

Credo sia meravigliosamente destabilizzante un consiglio del genere perché ti costringe a stare in bilico tra l’istinto e la ragione, tra la regola e la fantasia, cambiando costantemente il punto di equilibrio, ogni volta in modo diverso in funzione dell’incontro.

Harari alla ilas © Riccardo Piccirillo
Foto di Riccardo Piccirillo

Questa idea di libertà espressiva si è ampliata, nel corso del seminario, attraverso ulteriori suggerimenti di Harari, talmente essenziali e diretti da rendere quasi tangibili i possibili risultati.

Le sessioni fotografiche vanno costruite, sostiene sempre Harari, provando a stare sempre nel momento presente, non staccandosi mai dalla relazione e rimanendo in ascolto di tutto quello che accade per poter utilizzare, in tal modo, ogni dettaglio utile all’interno delle fotografie da realizzare.

Individuo, in queste parole, una figura di fotografo che è un artigiano e un artista, un serio professionista e un uomo fantasioso, un instancabile lavoratore e un asceta e in tal senso, rivedo molto l’insegnamento del lavoro di Cartier Bresson.

Dopo i mille suggerimenti di film da studiare e di nuovi fotografi da conoscere e mettere nel proprio bagaglio culturale, una delle frasi importanti con la quale Harari ha chiuso questo interessante seminario ha avuto una caratterizzazione fortemente legata all’età degli studenti.

Non abbiate fretta di mostrare e di mostrarvi, date il tempo alle cose di poter crescere nella giusta direzione che vi possa portare a realizzare un buon prodotto.

La fretta ha il sapore dei venti anni, quando tutto sembra così incredibilmente a portata di mano e difficilmente abbraccia i tempi lunghi della riflessione e dei necessari cambiamenti dei punti di vista che trasformano un appassionato in un professionista.

Nel tragitto dal Pan alla The Gallery, ho provato a mettermi nei panni dei ragazzi immaginando i tempi di assimilazione delle tematiche affrontate nel seminario.

La mostra ha, da subito, accolto un flusso ininterrotto di folla festante accorsa a rendere omaggio ad un grande della fotografia che ha saputo raccontare quaranta anni di storia attraverso la leggerezza e la poesia dei suoi incontri e la bellezza delle sue immagini.

Sedici ritratti di musicisti, di attori, poeti e scienziati sono, fino a sabato alle pareti della The Gallery, pronti ad accogliere le curiosità dei tanti fruitori che, in questi giorni, continuano a venire a trovarci, per guardare, studiare e informarsi sul fotografo e sui soggetti ritratti.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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