Wednesday, November 21, 2018
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Paolo Pellegrin. A Roma, al MAXXI, in mostra un’antologia dei suoi scatti

Stanno per aprirsi le porte, al Museo MAXXI di Roma, di una retrospettiva dedicata ad uno dei fotoreporter italiani più famosi a livello internazionale che ha intrecciato la visione del reporter con l’intensità visiva dell’artista.

© Pellegrin

Stanno per aprirsi le porte, al Museo MAXXI di Roma, di una retrospettiva dedicata ad uno dei fotoreporter italiani più famosi a livello internazionale.

“Più di 200 scatti da considerare come testimonianze visive per soddisfare una esigenza di rappresentazione di sentimenti e stati d’animo. Decenni di attività durante i quali il punto di vista del reporter si intreccia con quella dell’artista, ma soprattutto con quella dell’uomo sensibile ai drammi sociali e politici”.

Dopo un lavoro di due anni sull’archivio di Paolo Pellegrin, la mostra porta alla luce i temi che animano il percorso del fotografo che ha intrecciato la visione del reporter con l’intensità visiva dell’artista.

L’opera di Pellegrin è approfondita in mostra attraverso due grandi sezioni: la prima dedicata all’essere umano, la seconda focalizzata sulla sua visione della natura, mostrandone le vicende intense e sofferenti.

Il MAXXI a Roma, all’interno di un programma che indaga sulla fotografia italiana, apre, mercoledì 7 novembre 2018, un’esposizione dedicata all’opera di Paolo Pellegrin (1964), uno tra i più importanti fotografi della scena internazionale.


La mostra permette di conoscere il percorso creativo e documentario di Pellegrin, membro dell’agenzia Magnum dal 2005 e vincitore di dieci World Press Photo Award e di numerosi riconoscimenti come la Leica Medal of Excellence, l’Olivier Rebbot Award, l’Hansel-Mieth Preis e molti altri.

  

LO STILE
Il contributo fotografico di Pellegrin, composto da migliaia di immagini, nasce spesso in contesti nei quali il limite dell’esistere, sia della natura sia dell’essere umano, diventa una soglia, in cui il dramma transita nella speranza e il desiderio di vivere sconfina nella morte.


Il documento fotografico, che è testimonianza d’indagine e di partecipazione, in Pellegrin non si propone come oggettiva rappresentazione, ma tende a cogliere l’anima del momento senza trovare risposte razionali, se non quelle di una visione della tragedia sociale e politica.


La sua attitudine è arrivare a un risultato fotografico che non riflette un’estetica, se non quella del dolore, della speranza e del dramma. I suoi grigi e i suoi neri, le sue ombre, le sue diagonali trascendono dai luoghi e dal tempo e le sue figure, le porzioni dei corpi, i suoi volti divengono testimonianza di un sentire e di un respiro delle vicende umane e degli eventi naturali: un tentativo di fissare le forze dell’esistere, in tutte le condizioni possibili di sopravvivenza e di vita.

Le sue immagini sono spesso in bianco e nero perché, dice lo stesso Pellegrin:

 “Ritengo di muovermi nel solco di una tradizione umanistica che da 50/60 anni si esprime così.
E poi perché senza colore si sottrae una parte di realtà e l’immagine acquista una carica simbolica più forte.
Almeno così io riesco a fare le cose che ritengo migliori”

 

PELLEGRIN E L’AQUILA
Contestualmente alla progettazione e organizzazione della mostra, il MAXXI ha richiesto a Paolo Pellegrin di realizzare un lavoro dedicato a L’Aquila e alla sua ricostruzione.


La sensibilità di Pellegrin e le sue capacità interpretative trovano coerenza nell’affrontare il racconto del terremoto dell’Aquila e della sua ricostruzione, in cui le identità dei luoghi e delle comunità si incontrano e si scontrano con il trauma subìto e il tentativo di risanamento.

Paolo Pellegrin nato a Roma nel 1964 da una famiglia di architetti, è uno dei più autorevoli fotoreporter mondiali.
All’età di 23 anni inizia un percorso  duro e faticoso, che durerà circa nove anni, diventa free-lance, lavora come assistente e passa molte ore in camera oscura per diventare completamente padrone della fotografia.
Lavora incessantemente e i primi riconoscimenti non tardano ad arrivare. Pellegrin, membro dell’Agenzia Magnum dal 2005 nonché collaboratore di testate giornalistiche quali Newsweek e New York Times magazine, è stato insignito di numerosi premi, tra cui la Robert Capa Gold Medal, l’Eugene Smith Grant in Humanistic Photography, l’Olivier Rebbot for Best Feature PhotographyLeica Medal of Excellence e dieci World Press Photo ricevuti tra il 1995 e il 2013.

Premi

Nel 1995 vince il suo primo World Press Photo per il suo lavoro sull’AIDS in Uganda;
In seguito nel 2001 ottiene il premio Leica
 Medal of Excellence;
Nel 2004 vince l’
Olivier Rebbot for Best Feature Photography;
Nel 2005 diventa membro effettivo dell’agenzia Magnum. Inoltre nel 2006 l’Eugene Smith Grant in Humanistic Photography;
Nell’aprile del 2007, vince il prestigioso 
Robert Capa Gold Metal per il coraggio dimostrato durante gli scontri  in Libano.
Pellegrin vive tra Roma e New York, collabora regolarmente con il Newsweek e con il New York Times magazine

Dove

MAXXI, Galleria 5,via Guido Reni 4/A, Roma

Quando

Da Mercoledì 7 Novembre 2018 a Domenica 10 Marzo 2019

Martedì e mercoledì 11 – 19, giovedì 11.00-22.00. Da venerdì a domenica 11 – 19. Chiuso tutti i lunedì

Contatti

Telefono di riferimento: 

06 3201954

Indirizzo mail: 

infopoint@fondazionemaxxi.it

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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