Wednesday, November 21, 2018
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Simona Guerra e la vita agra del creativo. Sulle tracce di Bianciardi

“La vita è ancora agra, signor Bianciardi”. Quando la proprietà intellettuale viene derubata e si progetta una improbabile vendetta contro un sistema marcio che vive impropriamente di cultura

Simona Guerra la vita è ancora agra signor Bianciardi

Chi è Simona Guerra

Simona Guerra, classe ’73. Da circa vent’anni ha trasformato la sua passione per la Fotografia in una professione per cui è riconosciuta a livello nazionale organizzando eventi e mostre.

E scrive. Scrive di fotografia tra cui alcune biografie dei grandi Mario Giacomelli, Mario Dondero, Cesare Colombo.

Vive tra Bologna e Senigallia, dove è nata.

Simona Guerra svolge un lavoro circoscritto nella sfera creativa. Chiunque svolga una professione creativa, in cui il lavoro intellettuale è predominante, attraversa inevitabilmente magagne di ogni genere, per il microcosmo in cui si opera, composto spesso da individui gretti, ignoranti, superficiali o arrampicatori sociali e politici.

Gente che a volte, di fronte a progetti culturali, non solo li individuano come strumenti arrivistici, ma non ne afferrano il lavoro intellettuale e l’impegno che c’è dietro. O non vogliono volutamente comprenderlo. Un impegno che non è solo creativo, non solo “una bella idea”, ma fatto anche di ricerca, di contatti con le parti coinvolte, di sforzo per redigerlo con schede e slide esplicative, eventuali partner e sponsor da coinvolgere…

<<Eh, ma sono solo carte!”>> Si direbbe. Dietro quelle carte c’è un lavoro. E il lavoro va rispettato

Simona Guerra libro
Copertina del libro "La vita è ancora agra, signor Bianciardi" di Simona Guerra

La proprietà intellettuale è una cosa seria

Chissà a quanti di quelli che stanno leggendo, sarà capitato il furto di un’idea. Quanti si saranno visti una propria foto rubata, pubblicata su un cartaceo o una rivista online senza nemmeno l’attribuzione del credit, del proprio nome, e senza nemmeno percepire un giusto compenso.

Quanti post sui social non sono “condivisi” ma copiati e incollati facendo credere di averli scritti di proprio pugno?

Non si tratta di rispetto della paternità del pensiero (scritto o figurativo) di chi lo produce, di etica e deontologia, ma dell’assenza del pensiero stesso di chi non è capace di progettare.

L’ignoranza porta a confondere il pubblico dominio, qualcosa che sta da qualche parte, con il Creative Commons.

E tanta altra roba di questo territorio in cui cerca di imporsi arrogantemente il NO-copyright.

Il lavoro per la cultura

Simona Guerra è un’operatrice culturale del mondo della fotografia e ha voluto raccontare la storia di un suo analogo che lascia il proprio paesello dopo aver subito il furto del progetto di una mostra da parte dei responsabili dell’Assessorato alla Cultura e con tradimento del fotografo che, pur di fare la mostra, preferisce fregarsene della paternità del progetto stesso.

Legami politici, legami con chi conta per tenere in piedi la macchina elettorale e sostenere chi garantisce che certa politica fatta di scambi di favore continui ad esistere.

Un mondo adornato da burocrati, galoppini e di giornali schierati, di cui la cultura, quella che potrebbe risollevare la civiltà dal pantano creato da un sistema economico becero, non è altro che una strada da sfruttare appropriandosi di idee mal manipolate, proprio per quegli interessi economici e politici e non per mera conoscenza e ampliamento dei propri orizzonti intellettuali, sociali e civili. E con questo processo le idee buone possono scomparire facendo deteriorare l’intera offerta culturale.

Per me non è un libro di denuncia, no, ma raccontare quello che vedo e che provo. Chiedermi soprattutto cosa posso fare per stare meglio? Come fare a trovare un mio equilibrio in questo terremoto continuo? Come potrei modificarmi in questo mondo che cambia?

Il mio libro non sposterà niente, nessuno.

– Simona Guerra –

Simona Guerra Massimiliano Tursi
Una delle foto del libro che ritrae uno dei luoghi frequentati da Luciano Bianciardi a cui si ispira il libro © Massimiliano Tursi

Nella “grande città” le cose non sono poi così diverse

Il protagonista lascia il proprio paese per andare a lavorare nella “grande città”, un luogo anonimo che potrebbe essere un qualsiasi capoluogo italiano. I rapporti col suo saggio compagno sono inficiati dalla lontananza e da nuovi incontri e si rende conto di ritrovarsi in un mondo non tanto diverso nelle sue dinamiche arrivistiche.

Per leggere il proprio nome citato nel colophon di un catalogo e quindi vedersi finalmente riconosciuto il proprio lavoro, ce ne vuole.

Come tanti lavori creativi che non hanno un albo ufficiale alla stregua di quelli di avvocati, medici, ingegneri ecc., il protagonista vive la sua condizione di precario “a partita IVA”, in un territorio di sciacalli e squali in cui il mobbing e la pratica dell’obliare le persone è prassi. I meriti non bastano.

C’è un gran lavoro da fare di relazioni pubbliche, sorrisi a cattivo gioco, compromessi. Aleggia in lui l’idea di trasferirsi all’estero dove c’è comunque da faticare per farsi strada ma con maggiore lealtà. Dove se telefoni a un addetto stampa ci parli e non trovi l’irraggiungibile “addetto al muro di gomma”.

Il protagonista scalcia in questo mondo ma non incontra solo feccia umana. Artisti e colleghi disinteressati si lasciano riconoscere e si rende conto che può farcela e che quel desiderio latente di vendetta dinamitarda va scemando.

L’epilogo è brividamente agro e felice.

Note tecniche del libro

Tre fascicoli 15×21 per un totale di 120 pagine ripiegate e leggibili in un paio d’ore. Non rilegate. Nessuna brossura, nessuna cucitura a filo refe. Nemmeno spillate. Tenuti insieme, prima della lettura, solo da un nastrino rosso con sigillo di cera lacca.

Font graziato, corpo 12, margini al testo di circa 2cm, una media di dieci parole a rigo… Insomma, un libro di buon stile grafico.

Leggendo questo libro a letto, sorridevo nella mia incazzatura per le pagine che scivolavano tra di loro. È un modo per restituirci e farci comprendere, la precarietà del lavoro di un free-lance.

All’interno alcune foto di Massimiliano Tursi che ritraggono i luoghi vissuti dallo scrittore Luciano Bianciardi a cui Simona si ispira (La vita agra, 1962).

È un romanzo indipendente. Forse un po’ scomodo. Ma bisogna dare il merito a Simona Guerra di aver un attimo esorcizzato, liberandosene, di un certo modo di fare cultura. Non fa riferimento a fatti e persone perché in realtà non esistono. O forse sì. Solo gli addetti ai lavori potrebbero riconoscersi, dall’una o dall’altra parte.

 

Autrice: Simona Guerra

Fotografie: Massimiliano Tursi

Formato: 15×21 cm Pagg. 120 / romanzo illustrato / non rilegato

ISBN 978-88-99359-13-3

Edizioni Progetto In-con-tra / Micropress Edizioni, 2018 Prezzo: Euro 18,00

Per ordinarlo:

www.incontralibri.it/la-vita-e-ancora-agra-bianciardi/index.htm

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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