Wednesday, November 21, 2018
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Al PAN, Luisa Menazzi Moretti: Io Sono. Ritratti di uomini da accogliere

Io Sono di Luisa Menazzi Moretti arriva a Napoli per restare dal 24 ottobre al 23 novembre 2018 al PAN e mostrare, al suo pubblico, venti ritratti di rifugiati, le loro storie e le loro

© Luisa Menazzi Moretti

Prepariamoci ad andare a vedere questa mostra

Abbiamo bisogno di guardarli questi volti, proprio in questi giorni difficili, caratterizzati da chiusure repentine e forti, verso chi arriva da lontano, con un carico di sofferenza sulle sue spalle, per poter, poi, riprendere il contatto con la nostra vera identità.

L’accoglienza, l’integrazione, lo scambio, infatti, sono sempre stati i nostri valori fondanti che sembrano vacillare in questi giorni.

Il nostro è un paese storicamente caratterizzato da grandi flussi migratori che continuano a muoversi verso l’estero, anche se oggi con modalità diverse di quelle dello scorso secolo.

Già soltanto per questo motivo dovremmo sempre essere aperti con chi arriva da lontano, comprendere la sua sofferenza e organizzare la nostra convivenza con loro.

Capita, però, a tutti i popoli di smarrire lo sguardo e puntarlo su orizzonti che non fanno parte della propria identità: ricominciamo proprio dallo sguardo intimo per rieducarci umanamente.

Questa mostra sarà opportuno che ci trovi compatti ad accoglierla, come se la nostra disposizione d’animo potesse essere parte di quella grande accoglienza che da sempre ci ha caratterizzato come cittadini e come esseri umani.

La Mostra

Venti ritratti fotografici di grandi dimensioni di rifugiati e richiedenti asilo, sbarcati in Italia, sono affiancati da testi che ne raccontano le drammatiche storie personali, raccolte dall’artista, che per mesi li ha incontrati e ascoltati nei centri italiani dove risiedono.

Davanti all’obiettivo ciascun protagonista ha con se un oggetto particolarmente evocativo, che ha scelto quale segno distintivo per rappresentare la sua vicenda unica e individuale e l’attaccamento alla sua storia di uomo: dal sasso dipinto di Muhamed, sfuggito alla lapidazione, alla candelina azzura di Joy, che celebra il primo compleanno di suo figlio, salvando il suo piccolo dalla persecuzione di Boko Haram.

Le storie di paesi lontani

Afghanistan, Pakistan, Siria, Nepal, Libia, Gambia, Nigeria, Senegal, Egitto, Congo, Mali, Costa d’Avorio, Eritrea ed Etiopia: i protagonisti di questa mosrta vengono da diverse parti del mondo e sono raccolti da Luisa Menazzi Moretti in un racconto corale della condizione di migrante, dove le singole voci cantano all’unisono le loro storie di affrancamento e la loro voglia di riscatto.

Sono racconti molto diversi tra loro, ma accomunati da un netto rifiuto nei confronti di tutto ciò che è violenza e sopraffazione.

Queste persone ritratte da Luisa Menazzi Moretti sono costrette, per poter continuare a vivere, a scappare per motivi diversi, ma la speranza che li alimenta resta sempre quella di credere in un possibile domani.

“Ho incontrato persone arrivate nel nostro Paese alla ricerca di una vita migliore – spiega Luisa Menazzi Moretti – Insieme a moltissime altre sbarcano e si confondono nell’indistinto afflusso di uomini e donne senza volto e senza storia. Non sappiamo nulla di loro. Da dove vengono, chi sono? ”

L’identità

Al centro del lavoro di Io Sono, c’è il riconoscimento di un’identità: un invito rivolto allo spettatore a riconoscere l’unicità di ogni singola esperienza, di ogni ritratto, di ogni distinta vicenda umana.

Questo lavoro si configura come un tentativo di comprensione, di empatia con le vite di ognuno di loro.  Sono ritratti reali, che si impongono allo sguardo dello spettatore e sembrano dire “Noi siamo, noi ci siamo, ascoltateci.”

“E’ difficile, afferma la fotografa, riuscire a concepire il loro essere innanzitutto individui prima che migranti” .

Il Video

Il progetto comprende, oltre alla mostra, anche un video, che ha ricevuto il premio “One Eyeland, Bronze” e il libro Io sono pubblicato da Giunti Editore. Il lavoro è corredato da una speciale guida didattica, strumento di approfondimento per sviluppare nelle scuole originali programmi didattici sul rispetto dei diritti umani.

Il progetto Io sono ha ricevuto inoltre di recente due honorable mentions al prestigioso International Photography Awards di New York: una al video “I am”, versione breve, e l’altra alle fotografie nella categoria People-Other.

La mostra fotografica è stata già esposta a Matera, a Potenza e Lecce, con un grande successo di pubblico. Dopo la tappa napoletana sarà a Milano.

Mostra:

Io sono

25 ottobre- 23 novembre 2018

presso PAN | Palazzo delle Arti Napoli (Via dei Mille, 60)

Orari della mostra

Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9:30 alle 19:30

Domenica dalle 9:30 alle 14:30

Martedì chiuso

Luisa Menazzi Moretti

Nata a Udine nel 1964, Luisa Menazzi Moretti all’età di tredici anni lascia l’Italia per trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti, dove nella città di College Station in Texas, frequenta la high school per poi proseguire a Houston i suoi studi universitari. In quegli anni inizia la sua passione per la fotografia; frequenta corsi prediligendo la stampa e lo sviluppo in bianco e nero. Ritorna a vivere in Europa, si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, lavora a Londra per poi, dopo alcuni anni, trasferirsi in Italia. Ha vissuto a Udine, Bologna, Roma, Napoli e Venezia. Critici curatori e scrittori quali Francesco Bonami, Achille Bonito Oliva, Denis Curti, Valerio Dehò, Maria Flora Giubilei, Antonio Giusa, Lothar Müller, Daniele Pitteri, Domenico Quirico hanno presentato e curato le mostre dell’autrice. Nel 2017 Giunti editore pubblica Io sono – Luisa Menazzi Moretti. Nel 2016 la casa editrice Contrasto pubblica Ten Years and Eighty-Seven Days e, sempre nello stesso anno, Gente di Fotografia pubblica Somewhere – Luisa Menazzi Moretti; due sono i cataloghi editi da Arte’m di Luisa Menazzi Moretti: Words (2013) e Cose di Natura – Nature’s Matters (2014). Progetto prodotto da Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata, Cooperativa il Sicomoro, Arci Basilicata.

Mostre essenziali:

Ten Years and Eighty-Seven Days, Museo Santa Maria della Scala, Siena (2017)

Ten Years and Eighty-Seven Days, European Month of Photography (EMOP), Berlino (2016)

Words, Forum Universale delle Culture, San Domenico Maggiore (2014)

Words, Fotofest International, Houston (2014)

Somewhere, Luisa Menazzi Moretti ,Villa Manin, Udine (2016)

Ingredients for a Thought, MIA Fair, Milano (2015)

Cose di Natura, Galleria d’Arte Moderna di Genova (2014)

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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