Monday, December 10, 2018
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Google Art Selfie: dalla fotografia alla pittura passando per lo smartphone

Viviamo in una epoca caratterizzata da una cultura prevalentemente visiva, nella quale l’uso della fotografia ha assunto connotazioni molto più liquide di quelle del passato. Art Selfie porta alla scoperta di nuovi mondi e di

© Google Art Selfie

Ogni innovazione porta con sé elementi del passato, delinea un nuovo presente e si proietta nel futuro. Ho recentemente scoperto una applicazione per lo smartphone molto interessante: ArtSelfie.

La paura del nuovo.

Credo sia importante allenarsi, mentalmente, a compiere dei salti temporali quando si avverte la necessità di comprendere il senso di alcuni spazi di interconnessione del nostro tempo.

In epoche di grandi cambiamenti ci sono sempre stati dei periodi di transizione che hanno reso difficile decodificare il corso degli eventi.

La storia dell’arte, ad esempio, è stata attraversata da grandi cambiamenti di vario ordine che si sono manifestati sotto forma di: novità, scoperte, piccole e grandi rivoluzioni raccontando, nel corso degli anni, dei mondi in continua ricerca di nuova identità e fortemente tensi verso nuovi orizzonti.

Se da un lato, però, c’è chi sente la necessità di spingersi oltre il perimetro della propria vita quotidiana, dall’altro, c’è sempre chi ha bisogno di mettere delle zavorre al proprio presente, per non superare il conosciuto e il visibile.

Per fare tesoro della nostra contemporaneità credo sia importante fare un piccolo passo indietro nel tempo e comprendere quanto spesso la vita si ripeta in maniera incredibilmente ciclica.

Ad esempio, quando nel 1839 venne annunciata la nascita della fotografia, il pittore Paul Delaroche, passò alla storia per una sua errata profezia: “Da oggi –affermò- la pittura è morta”

Una analogo spirito conservatore attraversò l’animo di molti, quando, verso la metà degli anni ’90, Internet diventò una presenza sempre più costante nelle vite di tutti noi.

Qualcuno, colto dal desiderio irrefrenabile di esternare una frase lapidaria affermò: “Da oggi non leggeremo più libri”.

La novità viene spesso associata ad una paura di perdere le proprie radici e il proprio specifico senso identitario.

Credo sia questo il motivo per il quale, certi cambiamenti richiedono un grande spirito di adattamento e dei tempi lunghi e complessi prima di poter essere sufficientemente assimilati.

Il passato e il futuro, in tal senso, se li si riesce a leggere come due grandi appendici del presente, potrebbero essere utilizzati come strumenti atti a segnare il tempo della sperimentazione, per esplorare le infinite possibilità a nostra disposizione.

Sebbene nella mia vita non faccia un ricorso forte a tutta la tecnologia attualmente in uso, sono sempre affascinata dalle novità che aiutano noi fruitori a scoprire nuove bellezze e a sviluppare il nostro spirito critico.

Accolgo, in tal senso, con grande entusiasmo, le tecnologie che possono insegnare a cambiare prospettiva, a guardare di più e andando oltre i consueti perimetri della propria vita vissuta.

Dal selfie ad Artselfie

Di recente, ad esempio, ho scoperto una applicazione scaricabile sullo smartphone, dal nome ARTSELFIE che mi ha colpito molto per le sue infinite potenzialità riguardo lo studio dei ritratti e degli autoritratti.

Analizziamo brevemente il termine Selfie: “Fotografia fatta a se stessi, solitamente scattata con uno smartphone e condivisa sui social network”.

Questa è la definizione che l’Oxford Dictionary dà a questo termine che divenne virale nel 2013, al punto da convincere i redattori del dizionario, che selfie era proprio la parola più dirompente, utilizzata in quell’anno.

Ci siamo già occupati di ritratti e autoritratti in questo articolo, inquadrando il selfie da un punto di vista storico.

© Diane Arbus

La fotografia, letta con sguardo ampio, contiene una grande lezione. La storia spesso si ripete, pur con piccole variazioni, per farsi portatrice di messaggi da leggere e fare propri nel momento presente.

Con questa nuova applicazione spingiamo i confini del nostro campo visivo intrecciando la fotografia con la pittura.

Art Selfie, infatti, permette di creare dei legami visivi e di contenuto, tra il viso di un utente e un’opera d’arte.

Dopo aver realizzato il proprio autoritratto, l’immagine viene confrontata con i volti delle opere che i musei hanno fornito a Google e, in breve tempo, appaiono i risultati insieme a una percentuale che stima la somiglianza visiva di ogni abbinamento con il viso preso in esame.

Fino ad oggi sono stati effettuati addirittura più di 78 milioni di collegamenti.

Il selfie diventa, in questo modo, una porta d’accesso per il mondo dell’arte.

Si entra in contatto il proprio sosia “famoso” per scoprire più informazioni su di lui o su un artista di cui forse non se ne conosce l’esistenza.

Mi affascina questa applicazione, poiché unisce la popolarità dell’autoscatto realizzato con il cellulare, con la passione per i dipinti e prova a rendere l’arte più accessibile a tutti.

Viviamo in una epoca caratterizzata da una cultura prevalentemente visiva, nella quale l’uso della fotografia ha assunto connotazioni molto più liquide di quelle del passato.

Trovo giusto, quindi, che gli strumenti dell’informazione trovino il modo di adeguarsi a queste nuove modalità di creare relazioni, gettando le basi per una effettiva democratizzazione anche relativa alla divulgazione artistica.

Art Selfie con la semplicità dei suoi passaggi, quasi con le modalità del gioco, porta alla scoperta di nuovi mondi e di infinite possibili connessioni con tutti noi.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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