Sunday, January 26, 2020
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Patrizia Mannajuolo e il suo “amarcord” con Fellini. A Matera fino al 1° ottobre

All’Ex Ospedale San Rocco di Matera in mostra le immagini “fuori scena” di Fellini scattate da Patrizia Mannajuolo. A cura di Valentina Rippa. Fino al 1° ottobre.

Fellini e Mastroianni © Patrizia Mannajuolo

L’archivio fotografico delle foto di scena di Patrizia Mannajuolo

Un’amicizia tra Patrizia Mannajuolo e Valentina Rippa, incontri, chiacchierate e sbuca “dal cassetto” un archivio di fotografie scattate sui set cinematografici di Federico Fellini. Inedite.

È il magico mondo del regista che riprende vita. Quello di un Fellini che non raccontava nemmeno agli attori quali scene stessero girando, quello che imprimeva le sue visioni oniriche sulla celluloide, quello che i provini per il cast li faceva con lunghi colloqui mentre pennarellava disegni dall’altro lato della scrivania. Fellini, il genio. Quello della fabbrica dei sogni che a volte “senza trama”. Chi capiva, capiva, chi interpretava era bravo. Chi lo contestava non faceva altro che accrescerne l’aura.

Federico Fellini per La Città delle donne
© Patrizia Mannajuolo

Fellini sceglieva personalmente tutti i collaboratori della sua troupe. Solo persone fidatissime. Entravano nelle sue grazie se c’era quella chimica di empatia reciproca segnata da una punta freak, di follìa, di malinconia ed ironia. Ma innanzitutto perché andava a pelle, era un “sensitivo”, affascinato come era dal mondo dell’occulto.

Patrizia Mannajuolo ha avuto la fortuna, tra i pochi fotografi di scena come Pierluigi Praturlon e Tazio Secchiaroli, di seguirlo attraverso l’obiettivo e, dopo circa trent’anni, ha deciso di rendere omaggio al Maestro della Hollywood italiana in occasione dei venticinque anni dalla sua scomparsa.

In un anno di lavoro, spulciando tra i negativi dell’archivio fotografico, Patrizia Mannajuolo e Valentina Rippa (curatrice della mostra) hanno selezionato circa quaranta scatti prevalentemente in bianconero (soltanto tre a colori) esposti per la prima volta nel suggestivo seicentesco Ex Ospedale San Rocco di Matera.

Non a caso è stata scelta Matera come punto di partenza della mostra che sarà itinerante (nella primavera 2019 la vedremo a Napoli), perché location spesso scelta da registi anche internazionali come Mel Gibson (La Passione di Cristo), P.P. Pasolini (Il Vangelo secondo Matteo), Francesco Rosi (Cristo si è fermato a Eboli), Giuseppe Tornatore (L’uomo delle stesse) e tanti altri.

da La Città delle Donne di Federico Fellini
© Patrizia Mannajuolo

Patrizia Mannajuolo, ha collaborato nel mondo del cinema dal 1967. Il legame con Monica Vitti e Alberto Sordi, il contatto con i grandi maestri della fotografia di scena come Pierluigi Praturlon (a cui Fellini si ispirò per il personaggio di Paparazzo per La Dolce Vita) e quello che considera il suo maestro Vittorugo Contino, con produttori, registi e attori internazionali, le hanno donato una grande esperienza umana ricca di bellissimi ricordi.

Col cinema ho un rapporto familiare che viene da lontano. Un cugino di mia madre era Domenico Forges Davanzati, produttore di Senso diretto da Luchino Visconti (1954); Golfiero Colonna (cognato di mia madre) era il soggettista di Odissea Nuda (1961); Beppi, mio fratello negli anni sessanta si iscrive all’Accademia di recitazione Silvio D’Amico.

Nel 1966 sposo Renzino Rossellini diventando nuora di Roberto del quale seguo l’attività in quegli anni, soprattutto televisiva (si ricordi il suo Luigi XIV e la Lotta per la sopravvivenza).

sul set di La Città delle Donne di Federico Fellini
© Patrizia Mannajuolo

La Città delle Donne, atmosfere di un film rivoluzionario

1980. Si gira La città delle donne. Fellini spinge con grande innovazione contemporanea, precorrendone i tempi, la sua immaginazione sul rapporto dell’uomo con la donna con incursioni nelle ossessioni erotiche maschili, il travestitismo, desideri e paure verso la donna, il femminismo, lesbismo…

Sul set passavano a trovare Fellini quelli che facevano parte della crema del cinema dell’epoca come Anouk Aimé, Olghina di Robilant, Robert Altman, Jacqueline Bisset, Roberto Benigni, Nanni Moretti, Ettore Manni, la compagna di una vita Giulietta Masina, i produttori Renzo Rossellini e Daniel Toscan du Plantier. Marcello Mastroianni era naturalmente il divo onnipresente, considerato dal Maestro il suo alter ego.

Profumi di set, immagini di reportage, foto prese al volo raccontando la pazienza, la giovialità e l’intransigenza del regista verso gli attori, figuranti, comparse e la troupe intera di cui ne ricordava quasi i nomi di tutti. Il cinema di Fellini raccontato attraverso immagini di backstage restituisce la magia del cinema, documenta quello che una volta era un lavoro quasi sacrificale per l’ingombro e pesantezza di macchine da presa, per le scenografie interamente costruite negli studi e per le scene surreali da ricreare quando non esisteva ancora il digital editing. Cinecittà fredda, umida d’inverno, e il cappello a falde larghe, il cappotto di cammello e lo sciarpone restano un must dell’iconografia di Fellini. Con il suo immancabile megafono. Gli attori ripetevano identicamente le espressioni simulate da Fellini prima del ciak. Come dare un bacio riluttante o con passione. Voleva l’estremizzazione onirica della vita nei suoi film, grottesca, ironica, sarcastica, allegra e malinconica.

E nelle immagini di Patrizia Mannajuolo se ne coglie tutta l’atmosfera di quel mondo.

Il mondo di Cinecittà. Il mondo di Fellini. L’amarcord di Patrizia Mannajuolo di cui non possiamo fare a meno di osservarlo con le note di Nino Rota nella mente.

Federico Fellini
© Patrizia Mannajuolo

Le foto esposte sono in formato 30x45cm passepartoutizzate in cornici 55x50cm e stampate fine art su carta matt fine art. L’editing di post-produzione e la stampa delle foto è a cura di Stefano Fittipaldi/Archivio Parisio. Il catalogo è realizzato da Editori Paparo.

 

Patrizia Mannajuolo, si dedica alla fotografia sin da giovanissima, frequenta lo studio di Vittorugo Contino e collabora con svariati registi, attori e produttori del settore cinematografico e televisivo legati agli anni settanta e ottanta; tra le esperienze più significative la collaborazione con   Renzo e Roberto Rossellini per La lotta dell’uomo per la sua sopravvivenza (1970), serie televisiva di grande successo che descriveva le varie fasi storiche che hanno portato l’uomo occidentale in una determinata direzione; con Federico Fellini sul set di ” La città delle Donne” (1979), con Liliana Cavani per il film La pelle (1981) tratto dal romanzo omonimo di Curzio Malaparte, e poi Alberto Sordi e Monica Vitti per le riprese di Io so che tu sai che io so (1982) da un soggetto di Rodolfo Sonego prodotto da Augusto Caminito a cui fece seguito uno special con la regia di Patrizia Mannajuolo sui problematici rapporti di coppia.

 

La Fondazione Mannajuolo nasce per ricordare l’impegno della famiglia Mannajuolo che, sin dai primi decenni del ‘900, ha contribuito alla vita culturale di Napoli sostenendo iniziative legate al mondo dell’arte e dell’architettura. Nel solco tracciato prima da Giuseppe Mannajuolo e poi da suo figlio Guido – fondatore nel 1943 della galleria Al Blu di Prussia – la Fondazione rinnova costantemente il suo impegno e la sua inclinazione al mecenatismo allargando il suo sguardo anche alla letteratura, al cinema e al teatro.

 

LA MOSTRA: Dietro le quinte: Federico Fellini negli scatti di Patrizia Mannajuolo, a cura di Valentina Rippa

DOVE : Ex Ospedale San Rocco – Matera

QUANDO: 15 settembre-1 ottobre

ORARI: 10.00 \13.00   17.00\21.00

INGRESSO LIBERO

INFO: 3396436586

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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