Wednesday, November 21, 2018
Home / Focus  / Candyland, il mondo onirico di Cristina Burns

Candyland, il mondo onirico di Cristina Burns

Candyland. Il mondo onirico di Cristina Burns tra fantasia e realtà in un gothic style ovattato da un'esplosione di colori. Mostra fotografica al PAN - Palazzo delle Arti Napoli fino al 17 settembre.

Focus-Urban-Fairy-Tales---Another-Point-of-View

Cristina Burns, classe ’82, nata in Andalusia e vive a Napoli.

Come da titolo, Cristina Burns ci propone una “terra di dolciumi” (Candyland), con colori sgargianti e lachapelliani che vanno dal giallo shocking al rosa pig, dal verde acido al rosso thriller, dal blu sinking al nero darkness… Colori che concettualmente, bruciano. Come se il cognome di Cristina fosse tutto un programma, segnando il destino delle sue opere. Burns: ustioni, scottature. Perché tutto intorno brucia. In silenzio. In una delirante omertà.

È tutto così bello, colorato, appariscente, il grande gioco della vita che però ne cela il suo aspetto rischioso, pericoloso. Tragico.

La mela raccolta da Eva era “buona” ma la storia vuole che qualcuno s’incazzò di brutto e ci “condannò alla vita” riducendoci poi in polvere. La mela morsicata da Biancaneve, le procurò non pochi casini.

Mai fidarsi delle apparenze! Il grande inganno può essere in agguato e attenzione alle pillole della felicità.

Candyland Silent Sound - the little politician © Cristina Burns
Silent Sound - the little politician © Cristina Burns

Lo zucchero è candidamente bianco, dolce… buono, ma qualcuno, gridando ai “sette prodotti bianchi” forse in maniera troppo allarmistica, ne è terrorizzato per certi danni che provoca alla salute.

Entri nel loft del PAN e sei invaso dai colori. Ti senti come stare al luna park dove voler fare un giro su ogni giostra. Ti avvicini alle tele di Cristina e ne rilevi un fascino inquietante. Perché i colori contrastano col vero senso delle immagini. Giochi, giochini, bambolotti e pupazzini raccontano ben altro che felicità e benessere. Il dolce convive col macabro. Il gothic style è allegramente ovattato.

In realtà Cristina Burns prova ad esorcizzare le difficoltà e le insidie della vita giocando proprio con quei simboli che li rappresentano.

Appassionata di cinema horror e anatomia, allestisce composizioni con gli oggetti di plastica che colleziona, composizioni che ironizzano sui malesseri della fruizione della vita.

Through the Mirror © Cristina Burns Magical Ingredients
Through the Mirror © Cristina Burns Magical Ingredients

Il teschio (che ricorre sardonico in alcune immagini) mi piace esteticamente e rappresenta per me la fine dell’inizio perché non sappiamo in realtà oltre la morte cosa ci sia. Il cervello simboleggia invece i valori fondamentali della vita che sono stati dimenticati perché corrotto dai “rumori” della società.

Rumori che inficiano sulla capacità di concentrazione partorendo una generazione che quasi non si rende conto, nell’essere multitasking, di commettere errori, usando impropriamente e contemporaneamente computer, smartphone, app, imputandoli a problemi tecnici dei dispositivi (Glitch).

Errore potrebbe essere anche l’eccessiva venerazione dei farmaci come grande via verso la propria salvezza. Sì, la gente vuole guarire, stare bene ma a volte assurge ai farmaci un’aura eccessivamente religiosa che Cristina ha rappresentato con monili a forma di crocefisso.

Volete impasticcarvi con acidi, viagra ed altre droghe? Signori, Happy pills! Ed ecco anche le immagini caleidoscopiche, psichedeliche di improbabili trip che sembrano quasi come sarcastiche “avvertenze per l’uso”.

Happy Pills © Cristina Burns
Happy Pills © Cristina Burns

C’è una rincorsa alla longevità, allo stare bene, la ricerca della perfezione del corpo e allora vai anche di botulino, bisturi e silicone e tutti vissero felici e contenti (Happily Ever After) con una sana ironia disneiana.

La forte influenza dei media (Silent Sound) genera bambini obesi, le bugie diventano prassi, i pinocchi ammazzano grilli parlanti perché della saggezza non abbiamo più cosa farcene.

In un mondo reso artificiale dai media, dall’industria, dalle nuove tecnologie, anche le vere grandi passioni d’amore sono quasi insostenibili. Estrarsi il cuore da donare può far fondere anche il cervello (True Love – serie Sweet Poison).

E a tutto ciò, la natura si ribella (Urban Fairy Tales) e rinoceronti, giraffe e alci stanno lì, nelle nostre strade riconquistando la terra compromessa dall’uomo.

Happily Ever After © Cristina Burns
Happily Ever After © Cristina Burns

La tecnica di Cristina Burns

L’opera di Cristina Burns è Pop Art del XXI secolo intrisa di surrealismo.

Come già detto, colleziona oggetti di plastica. Colorati. A volte sono piccoli giocattoli, anche smontabili, come quelli didattici per scoprire l’anatomia animale. Farmaci e pillole colorate di ogni genere fanno parte della sua collezione. Spesso compone come nature morte questi oggetti e, dopo lo scatto, interviene in Camera Raw su ogni dettaglio con spennellate di luci e ombre generando un piacevole equilibrio cromatico.

Nella fase di editing in Photoshop, le capita di ricomporre qualche dettaglio, duplicarlo e sistemare il tutto ricercando l’equilibrio compositivo più adeguato.

Le immagini sono stampate su tela e successivamente verniciate a mano con volontari effetti di colatura.

Gelati, tramezzini, orchidee, caramelle, insetti, cibi di plastica, icone a sfondo sessuale… è in parte la simbologia utilizzata e che rappresentano il mondo onirico di Cristina Burns. Incubi della società a cavallo tra fantasia e realtà, vita e morte e sui quali ridere comprendendone l’idiozia.

Perché una risata li seppellirà.

 

Candyland – solo exhibition

Di Cristina Burns

dal 7 al 17 settembre

PAN – Palazzo delle Arti Napoli

Via dei Mille, 60 – Napoli

Lunedì – sabato h 09.30 – 19.30
Domenica 09.30 – 14.30
Martedì chiuso

Ingresso libero

Urban Fairy Tales - Another Point of View © Cristina Burns
Urban Fairy Tales - Another Point of View © Cristina Burns

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

Review overview