Thursday, December 12, 2019
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Franco Fontana a The Gallery Studio. Cronaca di una giornata straordinaria

L'8 giugno scorso si è inaugurata la mostra fotografica di Franco Fontana presso The Gallery Studio a Napoli. La geometria fa rima con fotografia. La grafica purista nelle immagini di uno dei più grandi Maestri

© Franco Fontana

Franco Fontana “rock-star”

Una piazzetta vista dall’alto senza anima viva di un borgo dall’atmosfera grigiastra, con tetti spioventi di tegole imbrunite dove spicca un’auto d’epoca rossa (Paesaggio Urbano; Praga 1967). Era una foto a cui Franco Fontana non diede tanta importanza ma fu convinto ad esporla in occasione di una delle sue prime mostre.

Questo è il primo episodio che ricordo di aver letto di uno dei più grandi fotografi italiani viventi. Classe 1933.

L’8 giugno il marciapiede di via Carducci all’altezza del civico 2, era ingombro da una ventina di metri di appassionati e professionisti di fotografia. La cosa fantastica era che tra quella massa umana c’erano ragazzi e ragazze di 20-25 anni che ne abbassavano notevolmente l’età media.

Come quando trovi in fila fuori lo stadio di un concerto dei Rolling Stones, ragazzi che ai tempi di “Satisfaction” non erano ancora nati.

Le porte di The Gallery Studio non erano ancora aperte. Aspettavamo tutti l’arrivo della “rock-star”: Franco Fontana.

Ph. courtesy of © Franco Fontana
Ph. courtesy of © Franco Fontana

Franco Fontana Maestro emiliano della fotografia

Un mito per chi negli anni ’80, nel pieno boom della comunicazione visiva, e del bombardamento di immagini della pubblicità, iniziò a cercare riferimenti della fotografia per apprendere dai grandi maestri leggendo tutto ciò che li riguardava per carpirne “segreti”.

Zoom, Progresso Fotografico, Photo… erano le riviste che si acquistavano andando a caccia di interviste e portfoli di coloro che, forse inconsapevolmente, erano diventati i maestri della nuova generazione di fotografi. E tra quelli che segnarono la mia generazione, tra i Fulvio Roiter, Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, Harald Sund ed altri, c’era lui. Franco Fontana.

In un momento la galleria si è riempita e, fatto sconcertante, la maggior parte del pubblico non si è diretto verso le foto esposte alle pareti, ma intorno al Maestro che si era seduto a un tavolo. Perché dovevano tutti salutarlo, vederlo da vicino, venerarlo. Perché in quel momento c’era innanzi a loro la personificazione di un grande spaccato della storia della fotografia italiana.

Tutti già conoscevano le immagini esposte alle pareti e potevano quindi attendere di essere osservate con calma. La bolgia umana aveva libri di Fontana da farsi autografare. Selfie a profusione e lui aveva una parola gentile o una battuta per tutti con quel suo carattere decisamente emiliano. Schietto, festaiolo, bonario, tosto. Dietro le lenti, gli occhi curiosi per un mondo ancora non finito di esplorare.

L’equilibrio compositivo aristoteliano degli spazi essenziali di Fontana

Franco Fontana è uno dei fotografi contemporanei più puristi che lo scenario fotografico italiano possa averci consegnato. Le sue sono composizioni di grande equilibrio tra pieno e vuoto, assenza e presenza (presenzassenza), chiaro e scuro, linee parallele e curve. Armonia, ritmo delle forme come se fosse musica visiva. Assonanze senza stonature.

La ricerca dell’equilibrio geometrico. Spazi bilanciati nei loro “pesi”. Linee di forza nei paesaggi naturali e nelle architetture che portano l’occhio dell’osservatore al contenuto essenziale. Eppure non se li inventa lui, stanno lì, devono solo essere inquadrati nel modo giusto.

Fontana lo definirei un grafico della fotografia. Prima che decidesse di essere fotografo, probabilmente sono stati i suoi quindici anni di lavoro come arredatore di interni, che lo hanno portato ad osservare il mondo intorno con una visione geometrica nell’accezione migliore del termine. Che alcune immagini dell’astrattismo urbano americano possano ricordare il lavoro di Piet Mondrian, che fu ripreso dagli arredatori del periodo della Bauhaus a tutt’oggi, forse non è un caso.

Essenzialismo. Le sue immagini sono essenziali. Lui stesso ribadisce più volte che quando scatta cerca di eliminare, al momento dello scatto, ogni elemento di disturbo dall’inquadratura. Non è stato così fortunato a “produrre” un’immagine milionaria come Rhein di Andreas Gursky ma, con i suoi orizzonti, ne ha sicuramente realizzate altre di non minore bellezza ed intensità.

La fotografia è disegnata per mezzo dell’attesa del momento di massimo equilibrio visivo. Anche se passano persone in un paesaggio, attende che queste o le loro ombre raggiungano l’accordo migliore. Nel senso musicale del termine.

© Franco Fontana
Ph. courtesy of © Franco Fontana

È forse un modo di fotografare aristoteliano, la bellezza estetica determinata da regole geometriche, auree, semplici, depurando il tutto dal rumore visivo. Dalla nota fuori posto. Niente accavallamenti di ombre umane ma queste entrano in gioco, ben distinte tra loro, con quelle di un lampione o di altro elemento, nelle giuste diagonali contrapposte ad altra figura in angolazioni armoniche.

Fontana usava prevalentemente pellicole Ektachrome 64 o 100ISO. Perché più facilmente controllabili nel loro processo di sviluppo. Si poteva indicare all’operatore del laboratorio di accelerare o diminuire il tempo di sviluppo o variare l’agitazione dei chimici per ottenere più o meno saturazione dei colori o per aumentarne la sensibilità. Il risultato è ciò che è stato esposto in gallerie e musei di tutto il mondo.

Chi attraversa le incantevoli distese collinari della Puglia e della Toscana ha modo di apprezzare maggiormente le immagini di Fontana che riprendono quel piacevole impatto ambientale graficizzato attraverso trapezi, triangoli e rettangoli.

Ph. courtesy of © Franco Fontana
Ph. courtesy of © Franco Fontana

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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