Saturday, July 21, 2018
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More than human. Più che umani, gli animali posano per Tim Flach

Alcuni grandi ritratti di animali realizzati dal fotografo inglese Tim Flach furono esposti presso The Gallery Studio a Napoli il 27 aprile. Animali in posa che evocano espressioni e comportamenti umani.

© Tim Flach

Tim Flach, More Than Human. Più che umani.

Parliamo di animali visti non solo con l’occhio del fotografo Tim Flach, ma di chi cerca di scoprire personalità intime delle loro varie specie che abitano il pianeta insieme a quella umana. Per cercare di capire fino a che punto la loro vita è emozionalmente condivisibile e simile alle nostre abitudini e reazioni quotidiane.

Tim Flach è in contatto con scienziati, etologi, filosofi, per approfondire le sue conoscenze del regno animale, per comprenderne al meglio le loro caratteristiche fondamentali.

Se un fotografo non conosce il “prodotto” che deve riprendere rischia di banalizzarlo. E Tim Flach, con un back-ground lungo dieci anni come fotografo pubblicitario per grandi campagne pubblicitarie internazionali, prima che iniziasse a fotografare animali, lo sa.

Bisogna avere un’elevata velocità di lettura per carpire le variazioni espressive degli animali oltre che una loro profonda conoscenza etologica.

Le texture fatte di pelo, pelle, piume vanno studiate approfonditamente come uno stilista decide accuratamente i tessuti sui quali lavorare per la sua prossima collezione. Non perché si debba decidere se accentuare o attenuare i colori in postproduzione degli “abiti” dei nostri coabitanti della Terra, ma per sapere dove intervenire con piccole sfocature, schiarite o bruciature per facilitare la direzione di lettura dell’occhio dell’osservatore. Questi, a detta di Flach, sono gli unici interventi che opera in postproduzione. “No brush in Camera Raw, only instruments with Photoshop”, mi disse.

È un lavoro di ritrattistica quello di Tim Flach

I movimenti rapidi ed impercettibili di un animale a un normale occhio umano, sfuggono e ce ne rendiamo conto quando scattiamo foto al di sotto di 1/125 di secondo al nostro gatto. Otteniamo foto mosse o sfocate perché, anche se il nostro amico peloso è fermo di fronte a noi, si muove impercettibilmente stimolato da qualsiasi suono, rumore o per cambiamenti di luce, passaggi di odori, leggeri spostamenti d’aria, che a volte stesso noi non percepiamo.

Gli animali hanno emozioni? Osservando le immagini all’inaugurazione presso The Gallery Studio, non ho avuto più alcun dubbio.

Perché i video dei gattini che giocano con delfini e coccodrilli o quelli dei cani che poggiano il muso sul capezzale del proprio amico umano, o quelli dove un branco di elefanti si adoprano con estrema tenerezza per salvare un cucciolo dal fiume ed altri ancora, non sono tutto.

È un lavoro di ritrattistica di alta specializzazione, quello di Tim Flach.

Nella storia dell’arte si scopre che gli animali sono stati spesso protagonisti della vita dell’uomo. Dalle sculture ritraenti gatti dell’antico Egitto perché da tale civiltà erano venerati, alla pittura verista in cui cavalli, buoi e animali da fattoria meglio rappresentavano i contesti dell’epoca con la loro presenza.

Ci sono stati artisti che hanno studiato tanto i comportamenti degli animali come Leonardo da Vinci e chi già nel ‘600 cercò di interpretarne l’animo attraverso le espressioni come la Testa di cervo (1634) di Diego Velázquez.

La riproduzione realistica nel ritratto degli animali

Jacques-Louis David dipinse Napoleone Bonaparte su un cavallo impaurito ma domato dalla sicurezza imperiale; ma siamo sicuri che un cavallo impaurito assuma l’espressione di spavento sbarrando gli occhi nel modo esatto in cui fu rappresentato da David?

Il dubbio sorge perché, ad esempio, per anni nella pittura le zampe dei cavalli al galoppo sono state dipinte in maniera errata e ci volle il fotografo Eadweard Muybridge che nel 1878 dimostrò, attraverso un sistema macchinoso, come queste non si estendessero mai tutte e quattro contemporaneamente lasciando il suolo.

E la pittura si adeguò.

© Tim Flach

È vero che grazie alla fotografia abbiamo potuto vedere la grafica simil-frattale delle gocce che cadono in un bicchiere riempito di liquido con tempi da 1/10.000 di secondo, ma occorre qualcosa in più di un tempo di scatto breve per cogliere l’espressione di un animale.

Serve non solo conoscenza etologica e il saper mettere a proprio agio uccelli, tigri, pipistrelli in un adeguato set fotografico e con la presenza in studio di esperti, ma empatia. Una fortissima empatia.

Un’empatia che lo porta a considerare anche l’etica delle conseguenze delle azioni dell’uomo relativamente gli incroci o le manipolazioni genetiche sugli animali che vengono operate per ottenere “bellezza” secondo canoni estetici decisi da qualcuno o per “migliorare” certi allevamenti intensivi.

Il pollo senza piume ritratto in una delle sue immagini, e che sembra una vecchia ballerina di burlesque, non è stato spennato per le riprese fotografiche, altro non è che il risultato di una selezione operata dall’uomo e ottenuta negli anni per avere polli da allevamento intensivo. Per bypassare tutta la fase della spiumatura.

Paradossale, no? Una foto che ci fa ridere se non se ne conoscesse il dramma che c’è dietro.

Ma non sto cercando di dire se dovremmo o meno avere polli senza piume. Dico semplicemente: “Questo è ciò che sta accadendo”.

Se fossi troppo supponente, perderei la mia capacità di portare all’attenzione della gente le cose che stanno accadendo (nel regno animale, ndr). Come fotografo, ci sono dei limiti su ciò che tu puoi raggiungere, ma credo che sto riuscendo a seminare nella psiche umana, certi aspetti di come stiamo intervenendo sulla natura.

(Tim Flach)

Nelle immagini di Tim Flach che ho visto in mostra, vi ho trovato espressioni “più che umane”. Una tigre che scuote la testa per rimuovere l’acqua dal pelo fa venire in mente un bambino che esce dal mare scuotendosi per il freddo; il ritratto del panda che sembra trasmettere un invito all’amicizia, al gioco con quel suo “sorriso” gioviale; l’ippopotamo voltato a tre quarti evoca una simpatica fierezza di essere bello nonostante grasso; pipistrelli che sembrano origliare tra di loro e dove uno ha un atteggiamento protettivo quasi a dire “non aver paura, è Tim, un nostro amico”.

Da piccolo ero quello che invece di compilare gli album delle figurine dei calciatori, avevo quello degli animali. A questa mostra, mi sono sentito di nuovo bambino con tutta la mia passione che ho sempre avuto per gli animali.

stretta di mano Tim Flach
Con Tim Flach presso The Gallery Studio

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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