Wednesday, November 21, 2018
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Anne De Carbuccia, la fotografa che vuole salvare il pianeta. In mostra a Castel dell’Ovo

Fino al 30 settembre in mostra le opere della fotografa nella sala delle prigioni a Castel dell’Ovo: One Planet One Future. Un progetto di sostenibilità contro la minaccia dei cattivi comportamenti dell’uomo sulla Terra.

"Planet" © Anne De Corbuccia / Time Shrine Foundation

Anne De Carbuccia unisce le sue passioni per l’ambiente e la fotografia attivandosi per sensibilizzare sul disastro quasi irreversibile del pianeta.

Sì, perché Anne De Carbuccia persegue uno dei ruoli intrapresi da alcuni artisti che è quello di assurgersi un po’ a paladini dell’umanità producendo attività artistiche che tocchino l’anima delle masse affinché si sensibilizzino sulle problematiche che ci riguardano.

Nel 1982 Joseph Buyes fece adottare 7.000 lastre di basalto e, a fronte delle donazioni, acquistò altrettante querce da piantare a Kassel. All’epoca non esisteva la parola crowdfunding, ma concettualmente di questo si trattò.

L’artista César Manrique abbandonò la sua carriera da artista ormai spianata, per dedicarsi alla sua isola natia, Lanzarote, battendosi per la determinazione dei suoi vincoli paesaggistici e ambientali.

Nel 2012 duecento artisti, tra cui Yoko Ono, Richard Gere, Robert De Niro, Jeff Koons, Lady Gaga, si unirono contro la tecnica del fracking per l’estrazione di petrolio a New York.

Antoni Gaudì e Hundertwasser dedicarono i loro progetti a un’urbanistica sostenibile in cui la natura era il riferimento primario per la progettazione.

Sono solo alcuni esempi, senza poi contare tutte le call che cercano di stimolare gli artisti al tema dello sviluppo sostenibile.

Che si tratti di Envriromental Art prendendo a prestito le migliori sfumature della Land Art, o che si chiami Green Art o come preferiamo definirla, è anche grazie a questi artisti che si innescano meccanismi di riflessione, nei confronti del pubblico, sul nostro modo di fruire il pianeta. Sono quelli che personalmente definisco “Artisti Utili”.

Anne su iceberg Antartide febbraio 2014 © Time Shrine Foundation

Anne De Carbuccia viaggia tenendo nel suo zaino, oltre alla reflex, una clessidra e un teschio che utilizza come oggetti di scena per le sue riprese.

La clessidra rappresenta il tempo che scorre inesorabilmente, senza possibilità di fermarlo. L’uomo può intervenire per fermare una guerra o per interrompere i processi industriali che impattano sull’ambiente con le emissioni di CO2, floroclorocarburi ed altre sostanze chimiche, riconvertendo quei processi. La clessidra ci avverte che il tempo non si può fermare e non c’è altra soluzione che agire subito per evitare il disastro planetario.

Il teschio rappresenta la Vanitas, la caducità della vita. Tutto scorre, un panta rei visto, non a torto, nell’accezione più allarmistica del termine.

Clessidra e teschio sono disposti di volta in volta in riva al mare tra bottiglie di plastica ed altri oggetti trascinati dalla marea o ai piedi di un tronco d’albero bruciato presente nella foresta. Utilizzando anche materiali naturali disfatti dalla “civiltà” in una sorta di Land Art come la cenere degli alberi bruciati disposta a cinque punte intorno al tronco. Il tutto è ciò che De Carbuccia chiama TimeShrine, Sacrario del Tempo.

Potrei dire che la materia primaria sulla quale lavora Anne De Carbuccia non è la fotografia con i suoi TimeShrine, ma il global warming e tutti i comportamenti insostenibili dell’uomo che producono deforestazione, estinzione delle specie animali, energia fossile, composti chimici inquinanti, inutili imballaggi e tutto ciò che determina un impatto ambientale che conduce la Terra a un punto di non ritorno.

In realtà 15.000 scienziati della Union of Concerned Scientists (UCS, una organizzazione internazionale di scienziati impegnata in campagne per la sostenibilità, basata negli Stati Uniti) hanno già dato l’allarme nel 2017 sui rischi che causerà l’attività umana.

 

Si prevede che entro il 2025 1,8 miliardi di persone subiranno la totale mancanza dell’acqua e i 2/3 della popolazione mondiale vivrà in condizioni di stress idrico

(Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione).

 

Le immagini di Anne De Corbuccia sono state realizzate principalmente in quei luoghi “incontaminati”, ma l’artista ci fa notare che il surriscaldamento terrestre spezza, tra la sera e la mattina, un arco di ghiaccio in Antartide o che bottiglie di plastica possono approdare anche sulle spiagge delle Maldive o, ancora, che il bracconaggio oltre che la distruzione dei territori, porta ad estinzioni di specie animali come l’ultimo rinoceronte bianco che lei è riuscita ad immortalare a pochi mesi prima della sua morte.

È un mondo osservato con la consapevolezza che l’intero macrocosmo è interconnesso come unico organismo vivente. Se abbiamo un problema di schiena, la causa non è questa, ma i comportamenti che assumiamo quotidianamente: postura, sedentarietà, stress.

L’attività di Anne De Carbuccia in realtà consta di un attivismo a tempo pieno. Quando non è in giro per il mondo a posare i suoi TimeShrine nei luoghi minacciati dalla mano dell’uomo, attraverso la Fondazione da lei creata (Time Shrine Foundation) si adopra nel divulgare nelle scuole di ogni livello il proprio progetto One Planet one Future per sensibilizzare sulle abitudini di vita sostenibile.

 

One è il cerchio, l’eterno cerchio, il cerchio della vita. Lo zero, l’interezza, la pienezza e il rinnovamento. Il cerchio suggerisce anche la propagazione concentrica e le conseguenze di ogni azione. Se getti una bottiglia in un continente la ritroverai in una spiaggia selvaggia dall’altra parte del mondo. Viene mangiata da un pesce e il pesce finisce sul tuo piatto. Il mondo non è mai stato così piccolo e noi non siamo mai stati così potenti. Noi tutti siamo il cerchio, noi che condividiamo un unico pianeta e futuro.

(Anne De Carbuccia).

"Planet" © Anne De Corbuccia / Time Shrine Foundation

L’esposizione, a cura della stessa De Carbuccia e con la collaborazione in loco di Biljana Nikitovic, ha un allestimento che non passa inosservato ed è realizzato da tre ditte differenti:

 

  1. una ha realizzato le strutture di supporto per le immagini stampate su tela in maxi-formato e con un’illuminazione che coincide col perimetro delle opere,
  2. una ha installato quattro maxi-monitor disposti dietro le inferriate delle prigioni e trasmettono i video che illustrano il lavoro della fotografa in azione,
  3. un’altra ditta si è occupata della colonna sonora di sottofondo creando in digitale suoni marini e di sirene tra note di arpe.

 

La mostra è divisa in quattro sezioni con fotografie realizzate tra il 2014 e il 2018: foresta, mare, plastica, e animali.

Ogni immagine è accompagnata da pannelli con il titolo dell’opera, luogo in cui è stata realizzata e da didascalie filologiche anche in inglese.

Tra i luoghi italiani presenti nelle immagini vi sono Stromboli, Lampedusa e il Vesuvio.

Inquietante, e forse la più emblematica tra le immagini esposte in mostra, è Planet. Una capsula corallina pulsante che vive in osmosi con la fauna e flora dei Caraibi la cui morfologia sembra composta da decine di volti umani antropomorfi. Quasi un segno. Un urlo munchiano gridato dal profondo del mare. Ascoltiamolo.

Perché abbiamo One Planet One Future: un solo pianeta a disposizione da dover condividere.

Anne De Carbuccia / Time Shrine Foundation
Catalogo della mostra One Planet One Future di Anne De Carbuccia

One Planet One Future

In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli

23 giugno – 30 settembre

Castel dell’Ovo – Sala delle prigioni

Lunedì-sabato: 9.00-19.30 (ultimo ingresso ore 18.45)

Domenica: 9.00-14.00 (ultimo ingresso ore 13.15)

INGRESSO LIBERO

INFO: www.oneplanetonefuture.org/it/

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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