Wednesday, November 21, 2018
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Rainbow is the new black. La campagna Netflix LGBT che in Italia fa discutere

In occasione della Milano Pride in programma il 30 giugno prossimo, il colosso dell'intrattenimento on-demand lancia una campagna che è già oggetto di discussione dentro e fuori i social per il messaggio giudicato poco chiaro.

Netflix

Netflix è l’azienda che distribuisce contenuti audio e video in tutto il mondo, fondata da Reed Hastings e Marc Randolph nel 1997. Dal 2013 produce anche serie tv e tra queste, molte di grande successo che trattano tematiche LGBT. Penso alla straordinaria “Grace and Frankie” con una strepitosa Jane Fonda, per tutte.

 

In generale, in queste produzioni il modo in cui si rappresenta il mondo gay non è mai sopra le righe, caricaturale, o (e sarebbe forse peggio) politically correct. È il mondo gay per quel che esattamente è: una visione realistica, onesta, a volte anche dura e un tantino scorretta, cioè il mondo reale.

 

In occasione del prossimo gay pride che si terrà a Milano il 30 giugno, l’azienda ha pensato ad una campagna in concomitanza con l’evento che mostra i personaggi gay che fanno parte del cast delle serie. Il claim è: “Nomi e Amanita non esistono” dove NomiAmanita sono solo due dei tanti personaggi delle serie.

 

la campagna, accompagnata da un’altra immagine con il tema arcobaleno e il claim “Rainbow is the new black” è una multi-soggetto che richiama alla memoria le parole del neo ministro per la famiglia Fontana, il quale qualche tempo fa affermò che “le famiglie gay non esistono” ma la scelta di comunicazione sembra far già discutere tutti sui social e anche nel mondo degli addetti ai lavori.

 

Proviamo a ragionare. Se è vero che l’intenzione voleva essere provocatoria sembrerebbe invece che il messaggio vada nella direzione opposta. Mancando una contrapposizione tra fiction e realtà –dopotutto Nomi e Amanita sono effettivamente solo nella serie SENSE8, e così tutti i soggetti delle altre serie– viene meno la provocazione e resta soltanto l’affermazione che incredibilmente rischia così com’è, di sostenere proprio la tesi cui si opponeva. Insomma dove sono finiti i vari Marco e Giovanni, il geometra e il cuoco qualunque che insieme ad altre migliaia di coppie cercano di conquistare (ancora) il diritto a esistere in Italia? Sono una fantasia.

 

Certo, si dirà che la pubblicità efficace è fatta di poche parole, ma qui il dubbio è che si sia voluto giocare con l’ambiguità della comunicazione per provare a prendere con un solo messaggio due opposti schieramenti. Solo così si spiegherebbe davvero l’arcano di una campagna –per altro anche locale– che non è nemmeno uscita e già se ne parla ovunque. Non è questo quel che una buona pubblicità dovrebbe fare?

falasconi@ilas.com

Il primo ricordo di un regalo di compleanno è la scatola di colori a tempera ricevuta da mia zia. Chiaramente destinato ad una carriera che contemplasse il disegno e la grafica, dopo gli studi artistici e una specializzazione in Art Direction e Grafica Pubblicitaria sono entrato in ILAS in cui ho ricoperto diversi incarichi fino a diventare Art Director Senior. Appassionato di arte, cucina, fotografia e curioso viaggiatore ho già visitato letteralmente mezzo mondo e, sull’altra metà, ho le idee piuttosto chiare sul programma.

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