Wednesday, August 21, 2019
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Nasce la versione cartacea di Yogurt Magazine e apre le porte a progetti inediti.

Una rivista fotografica dai tratti incredibilmente liberi, che si discosta dai consueti paradigmi editoriali, la cui ambizione tende a coltivare l’unicità dell’approccio autoriale, proponendo narrazioni che usano linguaggi visuali inaspettati.

© Yogurt Magazine

Yogurt Magazine, dal web alla carta.

Per lavoro e per passione cerco di non perdere nulla di quello che accade nel mondo della fotografia.

Giro spesso per mostre e festival, leggo libri e riviste: ho costantemente bisogno di sentirmi al centro del mondo della fotografia, vestendo i miei panni di osservatrice critica ed entusiasta.

In questa mia continua ricerca, ultimamente, mi sento accompagnata da una sensazione di estraniamento dal mondo reale.

Durante le mie ultime incursioni nel mondo della fotografia, infatti mi sembra di assistere ad una lotta fra il voler restare nel mio tempo e l’essere, invece, spinta verso un tempo sospeso nel quale tutto sembra corrispondere solo alle aspettative di un pubblico che non ha un tempo e nemmeno uno spazio definito.

Faccio fatica, in molti racconti fotografici che incontro nel mio cammino visivo, a scorgere i tratti distintivi della contemporaneità, la voglia di esprimersi attraverso i propri irripetibili schemi mentali, la smania di lasciar trasparire la propria impronta indelebile nelle fotografie e la voglia di dare libertà e spazio alla propria fantasia più profonda.

Le menti creative non mancano, me ne accorgo tutti i giorni: e allora sono giunta alla conclusione che, spesso, mancano le giuste occasioni e/o lo spazio adatto a tale scopo.

Riconosco il mio desiderio di vedere l’invisibile, di sentire le voci degli inconsci inascoltati, di aprire le porte a visioni nuove e, in definitiva, di voler stare nel mondo reale, quello di non facile lettura, quello che non trova facilmente il meritato consenso.

E, così, mi piace andare in cerca dei risultati delle “call for entry” fotografiche (i bandi, per dirla in Italiano), con i temi che mi incuriosiscono maggiormente e poso il mio sguardo su realtà incredibili non sempre note al grande pubblico.

Il 14 Giugno da Magazzini Fotografici ho assistito alla presentazione della proiezione cartacea di Yogurtmagazine.com, una rivista fotografica dai tratti incredibilmente liberi, che si discosta dai consueti paradigmi editoriali, affermandosi come una proposta curatoriale aperiodica, la cui ambizione tende verso l’idea di coltivare l’unicità dell’approccio autoriale, proponendo narrazioni che usano linguaggi visuali inaspettati.

© Yogurt Magazine

Una rivista di arti visive, incentrata principalmente sulla fotografia contemporanea.

Partendo dalla home page del sito inizia una navigazione che segue due possibili binari: la vetrina delle nuove occasioni relative alle call e ai vari workshop e il loro incredibile giornale, composto da una infinità di progetti fotografici provenienti da tutto il mondo.

YOGURT è una rivista di arti visive, incentrata principalmente sulla fotografia contemporanea.
Prendendo spunto dal concetto di “sublimazione” di Jung come parte dell’arte reale, Yogurt Magazine riflette continuamente, e in piena libertà espressiva, sui limiti tra la rappresentazione e il reale, nel tentativo di togliere tutti i veli della psiche umana.

Il progetto YOGURT nasce come una riflessione visiva sugli istinti che trafiggono la natura umana e persegue lo spazio tra il conscio e il subconscio in cui le soggettività, libere di manifestarsi, ritornano al centro del proprio universo percettivo.
Antimatter, la versione cartacea di Yogurt, è quindi l’intenso viaggio visivo degli autori, il cui sguardo perturbante frantuma i canoni stessi dell’estetica fotografica, trasmutando il corpo in un simulacro, disgregato metafisicamente, violentemente carnale, suggerito o imposto, ma sempre presente.
Gli 
autori presenti questo numero hanno una rilevanza internazionale: Dirk BraeckmanJulie Van Der VaartFosi VegueTiane Doan Na Champassak.

Questa rivista è accompagnata da un cofanetto verde, di forma quadrata, ben rifinito nei dettagli, che contiene circa 40 fotografie selezionate tra le 6000 arrivate da tutto il mondo per rispondere alla call con il tema del “Corpo desiderabile”.

Yogurt Magazine continua, adesso, la sua riflessione sul corpo con una nuova call, ovvero, un secondo capitolo della sua trilogia fotografica, dal titolo “Il corpo Ferito”, che ha da poco chiuso i battenti, e intende decostruire e corrodere la perfezione del precedente ideale estetico. Scarlatto, malato, frammentato, incompiuto, decadente. Il corpo è segnato, la ferita è visibile o no. Mentale o fisico. A volte è solo una sutura, ma potrebbe essere una metafora, una metonimia o un graffio sulla superficie della fotografia stessa.

Mi piace sottolineare degli aspetti molto preziosi che caratterizzano la versione cartacea di questa rivista; la grande cura nei dettagli a partire dall’editing meticoloso e accurato e l’attenzione verso la stampa delle fotografie con la scelta delle loro giuste carte.

Spazio a nuovi progetti.

Segnalo, infine, una grande opportunità per tutti i fotografi in cerca di un accogliente approdo. 

La redazione di Yogurt, composta da Francesco Rombaldi Direttore & Curatore e Luigi Cecconi Photo Editor, Larisa Oancea, Content Contributor & Researcher e  Isabella Mancioli, Content Contributor & Graphic Designer, è sempre aperta a visionare nuovi progetti che ovviamente rientrano nei canoni e nello stile scelto dalla redazione, ai quali verrà offerta l’opportunità di essere pubblicati sul magazine.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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