Sunday, June 17, 2018
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Mostra – Apice. Valeria Laureano riporta in vita i ricordi di un paese

Fino al 22 luglio sarà possibile visitare la mostra "Apice" di Valeria Laureano. Stampe, pellicole e lastre fotografiche di vario formato risalenti dagli anni ’20 ai ’70 che prima o poi sarebbero finite in discarica

allestimento mostra Apice

Apice. Quando l’URBEX è condiviso.

Una mostra extra site-specific a cura di Roberta Fuorvia.

Le foto del passato compiono un percorso rocambolesco prima che possano ad esempio raggiungere il baule di un mercatino delle pulci. E tale destinazione non è detta che sia certa. Perché appunto, le foto d’epoca sono custodite in cassetti, in album, in barattoli di vetro e poi inevitabilmente la vita in una casa cambia, si trasforma. Per forza di cose.

E allora si procede a fare scarti di cose e poi i traslochi che talvolta frammentano pezzi di storia familiare quando si giunge alla spartizione dei ricordi. Ma quando i vecchi abitanti di una casa non ci sono più, non c’è alcun parente a cui trasferire il patrimonio storico, si butta, va tutto in discarica o si chiama un rigattiere che provvederà poi lui a trasferire al mondo quei ritagli di umanità nelle fiere e nei mercatini dell’usato.

Per forza di cose. Come un terremoto che devasta una cittadina come Apice e la sua gente recupera l’essenziale della propria vita. Soldi conservati in casa, una radio, il gatto che era stato lasciato libero nel fuja fuja (fuggi fuggi) generale, le pillole, gli occhiali e i documenti ma quel che è il cuore storico di un nucleo familiare “non è essenziale”. Forse un album del proprio matrimonio è ingombro. Credendo probabilmente che i ricordi saranno comunque eterni nella mente. Ma una mente non è per sempre

Apice vecchia.

Un borgo che nel 1962 subì un primo terremoto e che poi fu quasi totalmente distrutto e abbandonato in seguito al terremoto dell’80. Le abitazioni passarono dalla pietra al cemento armato, snaturandone l’architettura storica, e tanta roba abbandonata.

Circondato da colline e vallate agricole, fonda la propria economia su agricoltura, boschi e pascoli. Gli abitanti storici sono rimasti legati alle loro radici raccontate in parte nel Museo di Arte Contadina.

Valeria Laureano ha esplorato tutta la zona irpina colpita dal terremoto dell’80 ma sentiva dentro di sé che il borgo di Apice meritava un’attenzione particolare. Sarà stata una questione di percezione mistica, o di una particolare sensibilità nel saper avvertire le energie intorno, Valeria ha concentrato per quattro anni la sua attenzione su questo borgo dimenticato. E ha sentito giusto.

Durante i suoi URBEX (Urban Exploration) ha ritrovato immagini, abbandonate dietro una bottega di bare, che sono diventate il frutto del suo lavoro: Apice.

Stampe, pellicole e lastre fotografiche di vario formato risalenti dagli anni ’20-’30 agli anni ’70 che prima o poi sarebbero finite in discarica o saccheggiate da rigattieri. Ha sentito quasi come una missione prelevare questo materiale per adottarlo affinché non andasse perso. Per riportarlo alla luce, condividerlo, “far rivivere le anime” dimenticate di quelle persone ritratte nello studio fotografico del paese o durante un matrimonio o durante feste familiari.

La mostra, con un allestimento rinnovato rispetto all’esposizione fatta nel 2017 all’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo (Brasile), richiama la matericità del luogo in cui sono state ritrovate le foto. Come alcune stampe opportunamente stropicciate e verniciate di vetroresina.

Alcuni volti si ripetono nell’allestimento per definire la ciclicità della vita. Per ogni ritratto non è facile risalire ai legami familiari degli altri volti ritrovati. La ciclicità è definita anche in due allestimenti a caselle che consentono più soluzioni di lettura, in orizzontale, in verticale e nel loro insieme. In queste vi sono anche gli scatti di Valeria, realizzati su pellicola. Alcuni suoi negativi sono stati sotterrati per uno-tre mesi per deteriorarli naturalmente e per esorcizzare quel legame tra passato e presente e poi stampati.

Allestimento mostra "Apice"

Una vecchia TV proietta in loop circa 1.000 ritratti in 20’ da cui fuoriescono quasi con irruenza le immagini stampate e avvolte su se stesse verso l’osservatore. Come a dire “il passato riprende luce” e torna a noi. Come a voler riscattare un certo protagonismo mancato di gente comune che merita di essere ricordata pur non avendola mai conosciuta, materializzandosi dai led al cartaceo.

Album. Album di famiglia. La famiglia di Apice. Ritratti raccolti in due album facendo coesistere persone senza alcun legame di parentela tra loro se non quello del villaggio comune.

Il 21° secolo è iniziato con il web-boom e contemporaneamente qualcuno ha iniziato a porsi i problemi che sarebbero scaturiti in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso. Privacy, garante, dati personali, dati sensibili, GDPR… nuovi termini della digital generation con leggi che vanno via via ad implementare quelle già esistenti.

Ma c’è una grande lacuna in tutta questa foga di voglia di privacy.

Di chi sono le immagini ritrovate? Di chi sono queste figlie di un Dio minore, quando non sono custodite gelosamente dai familiari, o in qualche archivio comunale? Sarebbero immagini (dis)perse.

Chi specificherebbe in un testamento la destinazione di quello che è il più grande patrimonio storico delle persone, delle famiglie? Basterebbe segnalare le proprie volontà al Garante della Privacy?

Dettaglio dell'allestimento

È una lacuna che in casi come Apice di Valeria Laureano, fa bene alla fotografia. Fa bene all’arte. Perché non ci troviamo di fronte a plagi sullo stile del caso New Portraits (2014) di Richard Prince, ma si tratta, in questo caso, di un’operazione socio-antropologica effettuata attraverso un pensiero artistico e consapevole.

 

Apice, di Valeria Laureano

Dall’8 al 22 luglio

Dal mercoledì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica dalle 11 alle 14.30

Magazzini Fotografici

Via S. Giovanni in Porta, 32 – Napoli

Ingresso: tessera annuale di 5,00 euro

Dettaglio dell'allestimento

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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