Thursday, August 16, 2018
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Se non cliccano il like forse hai fatto una foto poco social. Vediamo perché.

Le immagini che ogni giorno circolano in rete sui social sottendono alle regole degli "algoritmi" che ne decidono la visibilità o l'oblio. Alcune considerazioni sul perché alcuni contenuti postati sui social raggiungono più utenti

Se non ti cliccano un like forse hai fatto una foto non banale. Ma poco social

Quando gli algoritmi dei social non riconoscono certe immagini?

Se il telefonino si sblocca riconoscendo il tuo volto e senza che digiti il PIN (Face ID), tutto è possibile.

Significa che gli sviluppatori di una certa casa stanno lavorando su algoritmi che identificano, attraverso mappature di punti virtuali 3D, le immagini dei volti.

E se ciò avviene per i volti, nulla si lascia più all’immaginazione: è possibile riconoscere anche qualsiasi tipo di immagine.

A qualcuno sono note quelle scan-app (tipo Smartify) che consentono di riprendere i dipinti riconducendo a varie pagine web che ti dicono a chi appartiene l’opera, se esistono delle copie o dei falsi o addirittura se si sta di fronte a un’opera segnalata per furto.

Del resto esistono anche app che riconoscono oggetti strani spiegandoci cosa sono. L’OCR (il software che trasforma testi calligrafici in Word) è ormai preistoria se si pensa che esistono app che, puntando lo smartphone su un testo di lingua straniera, lo traducono.

I software dei telefonini si muovono su standard classici atti a rendere una foto perfetta, bene esposta, le guide per tenere dritto l’orizzonte, l’esposizione automatica, i colori calibrati o anche il filtrino HDR che va sempre di moda.

La foto deve essere social.

Tutto è possibile e così gli sviluppatori dei social “migliorano” sempre più i propri algoritmi per mettere in evidenza le foto che possano soddisfare l’immaginario collettivo.

Scrollando il wall di Facebook, sembra di star di fronte a dei déjà vu, al festival del già visto. Tutto ciò che è “banale” è “perfetto”. Volti senza rughe (quindi la semplificazione in termini di pixel), alberi, fiori, gattini, tramonti, foto-cartoline delle città fatte dagli amici, spiagge con mare da sballo, bella gente, foto di gruppo scattate ai grandi eventi… tutte foto che passano il tornello senza che questo si blocchi.

Una foto non viene riconosciuta se non contiene certe caratteristiche. Per mezzo di algoritmi velocissimi che attraverso una nuvola di punti stabiliscono se le immagini postate sono “a posto”.

Su Facebook la foto deve essere a vivo, senza bordo di alcun colore perché depisterebbe gli algoritmi. Del resto, se un social non consente con una propria app di scegliere se dare una cornice o un bordo alla foto, c’è poco da fare, meglio rinunciarci perché la deve esaminare ad alta velocità, in frazioni di secondi per decidere se farle raggiungere il wall secondo le proprie “regole”.

Capita che casualmente appena pubblicata una foto su Facebook, anche se un amico non tiene attivate le notifiche dei tuoi post, la vede e clicca il like, ma 5’ dopo ti accorgi che è caduta nell’oblio. Solo un paio di like nell’arco di una giornata e non è detto perché sia una brutta foto. Anzi, forse hai fatto una foto originalissima. Troppo.

 

Screenshot di una segnalazione automatica

Che i social pratichino una certa censura è risaputo. Ad esempio su Facebook vi sono immagini che sono bloccate dal sistema senza che sia fatta alcuna segnalazione dagli utenti in quanto più volte già segnalate ed entrate quindi di fatto tra quelle subito riconoscibili per il blocco, nel libro nero delle immagini, come la Maja desnuda di Goya, L’origine du monde di Courbet, la foto di Nick Út della guerra in Vietnam in cui una bambina fugge dal napalm o certe foto di Helmut Newton. Fatto più grave è che anche a un utente che è storico dell’arte viene negato l’accesso al social per 24h se posta un dettaglio di un nudo pompeiano o di una desnuda a scopo didattico.

Non sono pochi i casi in cui Facebook ritratta la censura praticata e specie se si tratta di immagini d’arte. Vi lavorano 7.500 addetti solo per la contro-verifica dei contenuti. Perché a breve la si potrà richiedere.

Un caso particolare in cui non si è caricata una foto su Facebbok e da dove si evincono alcune parole chiave dell'algoritmo di Facebook per il riconoscimento delle immagini.

Ma il problema resta. Non si è bloccati per 24h ma quando si caricano certe immagini astratte, surreali o concettuali, il sistema non riesce sempre a riconoscerle, le oblia perché non riesce a rilevare elementi standard. Non riconosce facilmente una composizione grafica. Non riconosce facilmente una fila di alberi su un pezzo di luna con dei pesci che ci nuotano intorno che è, photoshoppisticamente parlando, possibile.

Il sistema se non individua gli elementi base, gli standard di un’immagine che sono codificati con parole chiave (foto sopra), ottenebra l’immagine tutta e, anche se chiedete agli amici con messaggi in privato di cliccare un like su quella foto, questa resterà il più delle volte solo con i like dopati. Niente da fare. A meno che non arrivino subito una decina di consensi spontanei (like e commenti) che fungeranno da traino per i successivi e quindi posizionandosi tra le notizie in evidenza bypassando il primo stream algoritmico.

Testo mal scritto e obliato da Facebook

L’algoritmo funziona anche sui testi in realtà. Immagini con soli testi o dove questi predominano, non hanno vita facile perché gli algoritmi le interpretano come avvisi pubblicitari, locandine digitali di eventi. Se è presente un logo in uno degli angoli dell’immagine, capisce che può trattarsi di una pubblicità. Ma anche un annuncio sponsorizzato, quindi pagato dall’utente, è penalizzato se il testo supera una certa percentuale dello spazio occupato dell’area.

Inoltre, un post mal scritto viene probabilmente intercettato come “criptico”, in codice o semplicemente mal fatto secondo gli standard della lingua e quindi reso automaticamente invisibile ai più.

Insomma, le cose vanno fatte bene. Stare sui social è come stare a scuola dove sei premiato con la sufficienza se rispetti la grammatica ma se trovi un modo “oltre” di esporre le tue grandi opinioni in un compito d’italiano, rischi di essere messo alla berlina.

Quindi, se credete di essere artisti, non deprimetevi se il popolo di Facebook non vi comprende ma chiedete pareri all’esterno di questo giocattolo azzurro: agli addetti ai lavori.

(Le fotografie, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65, 70 e 101 della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive integrazioni)

marco@photopolisnapoli.org

Diplomato in grafica pubblicitaria e fotografia all'I.S.A. Umberto Boccioni di Napoli. Sono il primo ad aver conseguito la laurea triennale del corso di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli (Ottobre 2011). Fotografo professionista ho collaborato, tra l’altro, come free-lance negli anni '90 coi principali quotidiani nazionali fornendo immagini di spettacolo e attualmente con l'editoria specializzata in viaggio e turismo.
Organizzo eventi di arte partecipata relativi alla mia ricerca artistica Impossible Naples Project.

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