Thursday, May 24, 2018
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A Napoli, More than Human. Il mondo degli animali visto da Tim Flach.

Federica Cerami intervista per ilas Magazine il fotografo London-based Tim Flach, in mostra in questi giorni a The Gallery Studio a Napoli, svelando la sua anima ambientalista e le ragioni che lo spingono a ritrarre

© Tim Flach

Incontro Tim Flach al vernissage della sua mostra a The Gallery Studio a Napoli. More Than Human, esplora fotograficamente varie specie animali, dai mammiferi alle creature marine e agli insetti, e si caratterizza con uno stile ben riconoscibile.

Eliminando l’ambiente circostante e riprendendo gli animali in ambientazioni minimali, le sue immagini si presentano a noi come dei ritratti. Mi attrae il suo modo di raccontare il mondo animale. Queste immagini catturano l’attenzione di tutti i visitatori della mostra che, come me, si abbandonano allo stupore e alla tenerezza verso tutti i ritratti esposti.

Appena il pubblico defluisce dalla sala decido di ritagliarmi uno spazio per fargli una intervista: voglio saperne di più di tutto quello che ho visto.

(Federica Cerami) Sono affascinata dal tuo modo di approcciare gli animali e amo queste tuo lavoro: fai sembrare tutto quello che fotografi molto naturale e molto vicino a chi guarda.

(Tim Flach) Il mio interesse sta nel capire come usare la personalità e il carattere negli animali per farci connettere con le loro storie. Per questo motivo uso diverse tecniche che ho imparato anche guardando al lavoro di grandi maestri, pittori e altri fotografi, per capire come portare le persone in quelle aree della foto che sono le aree d’interesse. Per ribadire il concetto, il mio interesse sta nell’enfatizzare la personalità degli animali, così che ci importi di loro e possiamo apprezzarli. Perché se non li apprezziamo e non ce ne curiamo, come potremmo sostenere le sfide che l’umanità deve affrontare, se non possiamo raccontare le loro storie appieno?

(F.C) Raccontaci in quale mondo fotografico hai iniziato il tuo lavoro?

(T.F.) Ho iniziato fotografando diversi soggetti, a volte anche solo per poter pagare le spese di tutti i giorni. Abbastanza presto, nella mia carriera, sono stato affascinato dagli animali e dal tipo di relazione che c’è fra noi e loro. Lo spazio tra noi e un altro animale, penso che sia un tema molto interessante. Cosa ci separa? Come ci capiamo? Come si fa a scattare fotografie che ci connettano con loro? È fondamentale la nostra connessione col mondo naturale, il nostro futuro dipende da questo. Non è mai stato più importante.

(F.C.) Come sei arrivato al desiderio di ritrarre gli animali?

(T.F.) Ho iniziato a ritrarre gli animali perché mi ha sempre affascinato l’incertezza nel fatto che, alla fine, noi non abbiamo alcun controllo. Mentre mi ritrovo ad esplorare queste domande, penso che ho avuto l’opportunità di incontrare persone straordinarie che stanno cercando di creare un cambiamento e sottolineare le sfide che l’umanità si ritrova ad affrontare, poiché il mondo naturale è il nostro bene più prezioso ed è per questo motivo che dobbiamo incoraggiare le persone ad interessarsene e ad apprezzarlo. Il mio lavoro si occupa proprio di capire come farlo nella maniera più potente possibile e come poter iniziare a creare cambiamento.

(F.C.) C’è un messaggio ambientalista molto forte che passa attraverso le tue immagini. Il tuo lavoro sembra dire al mondo:“la bellezza ci salverà, trattiamola bene”. Le fotografie possono contribuire a creare una coscienza o a svegliarla?

(T.F.) Non dobbiamo solo capire come meglio comunicare questi messaggi ambientalisti, ma anche come prendere la personalità e il carattere degli animali e iniziare dibattiti più importanti: quello sul sistema ecologico, o il cambiamento climatico, i grandi problemi. Se l’umanità continuerà a mantenere il suo senso di benessere, eviterà di pensare al suo futuro e a una sua possibile estinzione. Dobbiamo, perciò, ridefinire culturalmente il nostro legame con la natura. Diversi artisti, come me, entrano in contatto con gli scienziati per fare in modo che i loro messaggi possano arrivare al meglio a tutto il mondo.

(F.C.) Quali sono i riferimenti fotografici e/o pittorici nel tuo lavoro?

(T.F.) Ho guardato da vicino molti grandi maestri. In questo momento sono a Napoli, c’è Caravaggio, Leonardo, Michelangelo. Ho studiato molti artisti, non solo italiani. Mi piace imparare quelle lezioni che, a loro volta, hanno imparato da altre persone, in modo da usare questi strumenti come parte di un linguaggio visuale che aiuta a creare una connessione.

Tim Flach si congeda da questa intervista con un ultimo messaggio che va oltre le mie domande

Tutti quelli che hanno lavorato a soggetti del mondo naturale riconoscono che siamo entrati in un’era unica: l’antropocene. Se si lavora nella nostra area, si comprendono le sfide che l’umanità si trova ad affrontare, e perciò vogliamo essere parte di questo risveglio e cambiamento culturale che è necessario per noi per rilevare queste sfide.

Monkey Eyes © Tim Flach

Notizie su Tim Flach

Tim Flach ha studiato design della comunicazione al North East London Polytechnic  e fotografia e fondamenti della pittura al Central Saint Martins College of Art and Design. Subito dopo la laurea ha cominciato a lavorare su commissione e dal 1983 lavora come professionista autonomo. Tra I suoi clienti: il Sunday Times, Cirque du Soleil, Sony e Hermès.

È autore dei volumi fotografici Equus, Dogs Gods e More Than Human 

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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