Tuesday, October 23, 2018
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Kyle Thompson – Open Stage. Fino al 4 giugno alla Reggia di Caserta

Delicate ma allo stesso tempo forti, le fotografie di Kyle Thompson sono in grado di sorprendere chi le osserva: nonostante la loro natura surreale, infatti, queste immagini parlano di emozioni vicine e reali, in cui è

© Kyle Thompson

Parliamo della prima esposizione italiana della giovane star statunitense della fotografia, a cura di Gabriela Galati, direttrice della Galleria A29 Project Room di Milano. 

Autore di una fotografia concettuale Thompson va alla ricerca di luoghi insoliti, abbandonati, dove l’elemento umano non è, o non è più. Per questo li popola di sé, della sua presenza, della sua immagine. Thompson utilizza se stesso come soggetto delle sue opere, dando vita ad autoritratti surreali e bizzarri.

Nell’ultima serie di foto Ghost Town (2015) si sofferma su case abbandonate, foreste vuote, fiumi, laghi: scenari in cui l’artista elabora i suoi scatti, intervenendo con fumo, effetti di luce e con oggetti della sua quotidianità. 

Come in un viaggio onirico, Thompson ci guida tra le ombre, le luci e l’anima di questi luoghi, apparentemente vuoti ma ricchi di ricordi di chi li ha vissuti e di chi per la prima volta li esplora.

Parlando dei suoi autoritratti racconta: “Necessitavo di un modo per incanalare le mie emozioni. Sentivo che gli autoritratti le esprimevano. Senza dover ricorrere alle parole. Avevo una terribile difficoltà nel rapportarmi con le persone, quindi ho finito per usarmi in quasi tutte le mie foto, passando parecchie ore ogni giorno nel girovagare da solo attraverso foreste vuote facendomi autoritratti grazie al timer delle mie fotocamere”. 

© Kyle Thompson

Per l’esposizione di Caserta, Kyle Thompson ha realizzato un progetto che esplora il contesto e l’ambiente che circondano le sue immagini.

Delicate ma allo stesso tempo forti, le fotografie di Kyle Thompson sono in grado di sorprendere chi le osserva: nonostante la loro natura surreale, infatti, queste immagini parlano di emozioni vicine e reali, in cui è facile riconoscersi e capirsi di più.

Per rendere al meglio questa sorta di dualismo fra dimensione urbana e natura, le foto in mostra sono concepite in dittici: un’immagine di grandi dimensioni (sempre un autoritratto dell’artista immerso nella Natura all’interno delle aree urbane) e una di dimensioni più ridotte, in cui lo sguardo si sposta sull’ambiente complessivo al quale lo scorcio naturale appartiene.

L’obiettivo di Thomson è quello di mettere in evidenza non solo come la città cambia la natura, ma anche come alcune, anche se piccole, porzioni di natura riescono a mantenersi immutabili.

Spiega la curatrice: “L’artista è interessato al rapporto tra ambiente urbano e natura: abitando in una grande metropoli americana, avverte l’urgenza di ricercare spazi naturali, non-antropizzati per creare il suo lavoro. Thompson considera lo spazio naturale come una sorta di palcoscenico in cui un leggero spostamento dell’obiettivo della camera distruggerebbe l’illusione creata e metterebbe in luce il vero contesto della scena. Il progetto da lui ideato per questa esposizione mira a dare un altro sguardo sul rapporto tra spazio urbano e natura. Di conseguenza,  – prosegue Galati –  le immagini sono concepite in dittici: una di maggiori dimensioni sarà sempre un autoritratto dell’artista immerso in questi spazi naturali all’interno di aree urbane, l’immagine più piccola invece sarà quella che romperà l’illusione e farà vedere il vero ambiente in cui questa ‘natura’ è immersa. L’interesse è quello di mettere in evidenza non solo come la città cambia la natura, ma anche come alcune, anche se piccole, porzioni di natura riescono a mantenersi immutabili”.

Kyle Thompson

Ventiseienne, nativo dell’llinois, ha già all’attivo mostre in molti Paesi, pubblicazioni e Premi, tra cui due edizioni del Photo of the Day di Vogue Italia.

Giovanissimo si allontana dai sobborghi di Chicago, dov’è cresciuto, per andare alla scoperta di luoghi dove “l’umano non è, o non è più, presente”: case abbandonate, foreste vuote, fiumi, laghi.

In questi contesti l’artista esplora, senza influenze esterne, le proprie emozioni e le sensazioni che quelle ambientazioni gli suscitano, realizzando spesso autoritratti surreali e bizzarri, intervenendo sulla scena con acqua, fumo, effetti di luce e con oggetti della sua quotidianità o della sua storia.

La ricerca di ambienti e di sensazioni lo ha poi spinto in molti altri contesti, sino a condurlo nell’est Europa, alla ricerca dei luoghi dei suoi antenati: qui, frammenti di vita e ricordi d’infanzia si fondono in scatti malinconici e introspettivi in cui l’acqua, che avvolge la città, rappresenta la depressione infantile del giovane.

Gli scatti di Kyle ci parlano di sogni, a volte incubi, ricordi e traumi infantili, sensazioni ed emozioni dal gusto malinconico e nostalgico, che vanno a sollecitare la parte più intima del nostro inconscio.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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