Thursday, August 16, 2018
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Fino al 7 giugno a Carpi, Albert Watson: Fashion, Portraits & Landscapes

In mostra un centinaio di immagini che ripercorrono una decennio di lavoro di Albert Watson, quando - tra gli anni Ottanta e Novanta - il noto fotografo scozzese realizza ben dodici campagne per Blumarine, la

Albert Watson ©

Curata da Luca Panaro, la mostra, che chiuderà i battenti il 7 giugno, ai musei di Palazzo dei Pio a Carpi,  presenta un centinaio di immagini che ripercorrono una decennio di lavoro di Albert Watson, quando – tra gli anni Ottanta e Novanta – il noto fotografo scozzese realizza ben dodici campagne per Blumarine, la famosa griffe di Carpi, cittadina con la quale l’artista ha stretto un particolare legame.

Albert Watson ha raccontato il nostro secolo attraverso scatti che hanno contribuito a crearne l’immaginario. Suoi il ritratto di Steve Jobs, sua l’iconica immagine di Alfred Hitchcock mentre regge un’oca infiocchettata, sua anche l’impattante locandina di Kill Bill di Tarantino.

Riconosciuto come uno dei maestri della fotografia di moda, con oltre 100 copertine di Vogue e numerose campagne per le maggiori maison mondiali, Albert Watson ha dato corpo all’immagine dell’eleganza di questi ultimi decenni.

Watson è anche uno dei maggiori ritrattisti contemporanei: i suoi scatti sono diventati delle vere e proprie icone e l’occhio del ritrattista è ben presente anche nelle campagne di moda, dove, da Naomi Campbell a Cindy Crawford, è riuscito ad interpretare magistralmente – nel suo inconfondibile bianco/nero – la personalità delle modelle ritratte.

Moda e ritratti dunque, fashion e portraits, ma il titolo completo della rassegna è “Fashion, Portraits and Landscapes”: perchè Watson ha spostato molte volte il suo sguardo indagatore anche sul paesaggio, che – dalla Scozia al deserto del New Mexico, fino a Londra, Los Angeles e Napoli – non è mai stato solo lo sfondo delle sue campagne pubblicitarie, ma ne ha caratterizzato le scelte e il sapore, diventandone in moltissimi casi il protagonista

«Albert Watson, con il quale ebbi sempre piena sintonia di vedute e aperto confronto, riuscì per primo, pienamente, a definire l’identità di Blumarine nella sua essenza di romanticismo, seduzione e femminilità.» dice la fondatrice di Blumarine, Anna Molinari «In ogni suo scatto si rimane affascinati da un profondo talento estetico, colto in ogni particolare: il paesaggio e le figure ritratte paiono quasi compenetrarsi reciprocamente con armonia mentre il gioco delle luci, quasi emozionale, esalta i dettagli e le lavorazioni degli abiti, l’eleganza di una silhouette o la profondità di uno sguardo.»

Albert Watson

Nato a Edimburgo nel 1942, nel 1970 si trasferisce negli Stati Uniti, dove inizia la sua carriera di fotografo.

Dalla metà degli anni Settanta in poi, Watson ha pubblicato oltre 200 copertine di Vogue e circa 40 di Rolling Stones, tanto che Photo District News” lo ha definito uno dei più importanti fotografi di tutti i tempi, assieme a Richard Avedon e Irving Penn.

Oltre a collaborare con le più autorevoli riviste del mondo, insignito dei più prestigiosi riconoscimenti, Watson ha realizzato centinaia di campagne pubblicitarie, diretto oltre 500 spot per la televisione e numerosi manifesti per film di successo.

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info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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