Wednesday, September 26, 2018
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Facebook dopo Cambridge Analytica: cosa dobbiamo aspettarci?

Il terremoto di Cambridge Analytica e le conseguenze che ne sono derivate su facebook e sul mondo dei media digitali ha costretto ad un ripensamento delle regole. Cosa cambierà per chi usa Facebook come strumento

icone app su smartphone WhatsApp Facebook

Un terremoto: così potremmo descrivere il caso Cambridge Analytica e i suoi effetti su Facebook e sul mondo digitale e dei social network. Per molti si è trattato di una formalizzazione di un fatto noto: i social e le applicazioni che scarichiamo e usiamo ogni giorno, acquisiscono dati su di noi. Questi dati possono essere ceduti a terzi ed elaborati. I dati, elaborati in informazioni, possono essere utilizzati per proporci contenuti o per “prevedere” i nostri comportamenti. Per molti altri invece è stata la materializzazione di un incubo: ci spiano, ci ascoltano, sanno tutto di noi, ci guardano dalla webcam del computer, tracciano i nostri spostamenti, ci condizionano.

È davvero un “Komplotto!!!!!1!!!11!11!”?

Siamo ancora lontani dalla verità e molto ancora dovrà accadere: Mark Zukerberg ha spiegato come funziona Facebook  — che ha dapprima definito un’azienda tech per poi ammettere che sia a tutti gli effetti un editore —  che tipo di dati raccoglie e conserva e in che modo. Su alcuni punti però è stato molto vago: ad esempio, a proposito dei cosiddetti shadow account, profili di persone mai iscritte alla piattaforma di cui pare siano state raccolte informazioni senza consenso.

Ci sono molti aspetti da chiarire ma, senza entrare nel merito dei risvolti politici e legali della faccenda, cerchiamo di capire come e cosa cambierà dopo Cambridge Analytica per chi usa Facebook come strumento di marketing.

schermata facebook sulle preferenze pubblicita

Persone più attente e informate (e anche un po’ impaurite)

È incredibile ma un numero enorme di utenti web non ha idea di cosa comporti il click sull’accettazione del termini di servizio o cosa voglia dire consentire a un’app di accedere alla nostra rubrica, al nostro microfono, alle nostre foto. Certo, un consenso informato richiede tempo e attenzione (i termini di servizio sono complessi, lunghi e spesso non immediatamente comprensibili). Chi di noi ha voglia di fermarsi a leggere noiosi articoli di legge quando è a un passo dal download di un gioco o di un’app? Chi dedica attenzione all’informativa sui cookie quando sta per acquistare una T-shirt stellare su un sito eshop?

È vero, ma è altrettanto vero che la privacy è un diritto e ognuno di noi ne è responsabile. Per questo sarebbe auspicabile avere consapevolezza delle scelte che ogni giorno compiamo quando navighiamo online o richiediamo una scheda punti al supermercato.

schermata facebook su controllo impostazioni privacy

Intanto Facebook è corso ai ripari e nei prossimi mesi sarà impegnato in una vera e propria campagna di sensibilizzazione sul tema della privacy, promuovendo l’accesso ai numerosi strumenti che ci permettono di:

“La pubblicità basata sugli interessi online di Facebook significa che le inserzioni che ti potrebbero piacere vengono scelte in base alle tue attività su siti Web e app esterni a Facebook. La tua attività sui siti Web e sulle app esterni a Facebook che usano i servizi e le tecnologie di Facebook possono aiutarci a capire quali inserzioni potrebbero interessarti. Puoi vedere inserzioni online basate sugli interessi da Facebook su Facebook o su altri siti Web e app in cui mostriamo inserzioni”.

Cosa possiamo fare in pratica?

Probabilmente dovremo aspettarci una graduale e sempre maggiore consapevolezza sul tema della privacy da parte delle persone, una riduzione o correzione delle informazioni condivise con pagine e inserzionisti e una temporanea “ansia” da acquisizione di dati. Ecco alcuni consigli sempre utili ma ancor più in questo periodo.

Forniamo rassicurazioni alle persone

Quando chiediamo informazioni personali, preoccupiamoci di chiarire tutti i dettagli sulle modalità e finalità della raccolta. Un esempio? Per gli inserzionisti che usano campagne di generazione dei contatti (lead ads) potrebbe essere utile scegliere il layout a tre step, che prevede una card in più tra l’annuncio pubblicitario e la form di acquisizione dei contatti. In questo modo potremo permettere alle persone di rivedere le informazioni che stanno condividendo.

modulo inserzione facebook per la generazione di lead

Informiamo in maniera chiara ed esaustiva

Diversi inserzionisti stanno già ricevendo una notifica da Facebook che li informa della modifica dei termini e condizioni di uso delle app, del pixel e delle custom audience. Verifichiamo i nuovi termini e facciamo attenzione a riportare nei disclaimer sui cookie e nella pagina privacy dei nostri siti l’elenco esatto e completo delle app di terze parti che abbiamo installato, gli scopi per cui le utilizzeremo e le modalità per richiedere accesso, modifica o cancellazione dei dati. Ecco un piccolo estratto di un’informativa che diventa “user friendly” grazie ad un paragrafo che anticipa le sezioni tecniche:

“Sul nostro sito abbiamo installato una serie di strumenti che ci permettono di raccogliere informazioni non personali sugli utilizzatori del sito. Si tratta di dati messi a disposizione dai browser web e dai server e riguardano, ad esempio, il browser usato, la lingua, il giorno e l’ora di accesso e il sito di provenienza. Raccogliamo questi dati per comprendere come le persone usano il nostro sito e per capire se c’è qualcosa da migliorare. I dati vengono periodicamente raccolti ed elaborati in report che ci permettono di capire lo stato di salute del nostro sito.

Ecco l’elenco delle informazioni che riceviamo, il responsabile del trattamento di questi dati e le finalità per cui li usiamo”

la schermata delle preferenze sulle inserzioni facebook

Prepariamoci al 25 maggio e al DPGR

Se alcuni semplici accorgimenti possono aiutarci a gestire la relazione con clienti e utenti dei nostri siti e app, molto più impegnativa sarà la fase di implementazione delle direttive del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy (General Data Protection Regulation) in vigore dal 25 maggio 2018.

Tra gli aspetti più importanti di cui tener conto troviamo la raccolta del consenso al trattamento dei dati personali che dovrà essere: informato, specifico e privo di ambiguità o tecnicismi. E dovrà essere reso attraverso un’azione compiuta dall’utente (es. click su un bottone).

Nella nostra to-do list dobbiamo quindi inserire non solo lo studio del GDPR ma anche una seria revisione dei testi delle informative su Privacy e Cookie, dei moduli di richiesta del consenso al trattamento dei dati e dei moduli di iscrizione alle newsletter, magari affidandoci a un bravo copywriter.

info@macome.net

Da oltre dieci anni mi occupo di comunicazione online. Colleziono libri, taccuini e penne colorate. Amo osservare e imparare. Non potrei vivere senza caffè, computer e smartphone.

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