Sunday, December 9, 2018
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Il mondo di Pierluigi De Simone con la fotografia e per la fotografia

Quest'anno festeggia i 30 anni di attività dello studio fotografico che ha fondato insieme al socio Francesco Rotili e, sebbene il tempo dei bilanci –dice– sia ancora lontano, prova a raccontarsi come fotografo e come

De Simone © Paola De Rosa

Apriamo con Pierluigi De Simone la serie di interviste ai Docenti di Fotografia della Ilas.

Incontro Pierluigi in una delle aule della nostra scuola, mi accoglie con un bel sorriso aperto che mi mette di buon umore e inizia immediatamente a chiacchierare con me di tutto. Parliamo della scuola, degli studenti, del modo di insegnare, dei suoi progetti fotografici editoriali e della vita in senso lato. Mi è capitato spesso di avere, nei miei corsi di Critica Fotografica, dei suoi studenti e di averne sentito parlare con entusiasmo e una gran dose di riconoscenza.

Ho tante cose da chiedergli.

FC – Quando sei arrivato all’ILAS avevi già insegnato?

PLDS – Non avevo mai insegnato prima ed è stata la mia prima volta.  Sinceramente non sapevo se ci sarei riuscito e in che modo; e ancora oggi, dopo sette anni, ogni nuovo corso rappresenta per me una nuova avventura.

I tuoi giovani studenti come interagiscono con l’uso del banco ottico nelle tue lezioni?

Credo sia il momento più formativo –e, per certi aspetti, attraente- dell’intero corso. È una fotocamera lenta, che richiede l’attenzione massima e, di solito, il gruppo di studenti diventa più compatto durante questa esperienza.

I Millennials come studenti in che modo si differenziano dalle precedenti generazioni?

I miei studenti sono tutti millennials. Sono letteralmente immersi nell’oceano delle social-fotografie e la grande rapidità con la quale le consumano è pari solo alla poca attenzione con la quale le guardano. Il primo grande ostacolo da superare è quello di focalizzare l’attenzione, diventare consapevoli del “cosa” guardare in una fotografia.

Ci racconti cosa insegni ai tuoi studenti e in che modo lavori con loro?

Innanzitutto cerco di trasmettere una certa libertà di sbagliare; ci sono fin troppi manuali che insegnano come non sbagliare, a uniformarsi a un canone che si ritiene “giusto”, libero dall’errore. A me l’errore interessa molto, soprattutto se proviene da studenti che si stanno formando.

Considero l’errore un ottimo modo per crescere.

Personalmente ho imparato diverse cose dagli “errori”dei miei studenti.

C’è un altro aspetto anche importante: non desidero che gli studenti siano miei cloni.

Ho avuto alcuni ragazzi di notevole talento che esprimevano idee totalmente diverse dalle mie a volte, in contrasto col mio modo di vedere. Queste loro idee erano molto radicate e, per ciascuno di loro, assolutamente sensate. Il mio compito è stato quello di sostenerli e di fornir loro un metodo più professionale di affrontare il lavoro.

Che rapporto instauri con i tuoi studenti durante le tue lezioni?

Finora ogni gruppo di studenti ha richiesto attenzioni diverse; spesso, nonostante avessi preparato una specifica lezione, ho cambiato programma in base a sollecitazioni estemporanee degli studenti. Insomma, rispettare il programma non è esattamente la mia priorità.

Come è iniziato il tuo lavoro nel mondo della fotografia? Ci racconti il tuo percorso?

Ho iniziato molto giovane a fare pratica di camera oscura, scattavo le foto, le sviluppavo e le stampavo. Appena ho potuto, ho lavorato come assistente in due studi fotografici, imparando nella pratica quotidiana tutto ciò che mi serviva. Ho letto tanto, e “consumato” i vari Photo e Zoom cercando di capire cosa mi interessasse realmente della fotografia. Ho cercato di farmi molte domande; aspetto ancora di darmi delle risposte.

Poi, nel 1984, ho incontrato Francesco Rotili e quattro anni dopo abbiamo deciso di cominciare a lavorare insieme.

La tua vita lavorativa è fortemente legata a quella del tuo socio Francesco Rotili. Come funziona il lavoro in coppia?

Dal momento che il sodalizio con Francesco compie proprio quest’anno il suo 30° anniversario, il lavoro in coppia è cambiato, nel corso degli anni, continuamente.

La costante è una profonda fiducia reciproca pur nella diversità di vedute, diversità che nel nostro caso costituisce un continuo arricchimento. Noi rappresentiamo, credo, l’unica realtà societaria –nel nostro campo- così longeva. La longevità forse non rappresenta un titolo di merito; ma la realtà è che il nostro studio fotografico esiste e lavora da trent’anni.

Questa è la nostra storia reale.

Quali sono i riferimenti fotografici che ti hanno ispirato maggiormente?

La mia ricerca personale è sui ritratti; ho studiato molti ritrattisti –fotografi, pittori, disegnatori-. Nadar è senz’altro il fotografo che mi ha maggiormente ispirato alcuni decenni fa. 

La tua storia professionale è piena di ricerca e di eterogeneità. Quanto parla di te il tuo lavoro?

Tutto il mio lavoro parla di me, ci sono dentro interamente; anche le fotografie commerciali più insignificanti parlano di me.

C’è qualcosa che non hai ancora fatto in fotografia e che ti piacerebbe provare?

Credo di aver fatto molto di ciò che avevo urgenza di fare; alla mia età, se non ho fatto qualcosa che mi sarebbe piaciuto fare, devo ritenere sia stato per mancanza di coraggio, e si sa… il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare.

Per comprendere il tuo lavoro di docente e di fotografo professionista c’è ancora qualcosa che dovremmo sapere?

Sì: credo che insegnare ad altri sia uno dei pochi modi di apprendere. Per cui oggi sono un certo tipo di fotografo, e di docente, grazie ai miei studenti e all’Ilas che mi ha dato questa opportunità.

Tutta l’energia, spesa da De Simone per raccontare la sua passione per il mondo della fotografia e l’infinita vitalità profusa nell’insegnamento, trova la sua casa nelle fotografie che raccontano tutte le tappe del suo lavoro e della sua ricerca.

Sono convinta che essere un bravo docente e un altrettanto bravo didatta è un bel connubio professionale e umano che si rivela, negli occhi di chi percorre un tratto di strada assieme, un ottimo strumento di crescita.

Chi è Pierluigi De Simone

Pierluigi De Simone nasce a Napoli nel 1963.

E’ fotografo professionista dal 1987. Nel 1988, con Francesco Rotili, fonda lo studio Rotili e De Simone Fotografi Associati. Inizialmente orientato verso la fotografia di moda, dovuta alla forte passione per il ritratto, inizia la collaborazione con importanti stilisti realizzando campagne per Sarli, Lerre, Maraolo, Lario, ecc., pubblicate su Vogue Italia, Vogue America, Vogue Pelle.

Prosegue l’attività indirizzandosi verso lo still life e creando, per primarie agenzie (Young & Rubicam-Roma, Studionuoviprodotti-Milano, ecc.), immagini destinate a campagne pubblicitarie per aziende quali: Honda Italia, Johnson & Johnson, Cirio-Bertolli-De Rica, McDonald’s, Imer-Rothmanstall, Strega, Yma, Aprea Mare, ecc.

Nel 1995, con la creazione di uno studio fotografico di grandi dimensioni, l’arredamento diviene uno degli ambiti creativi più frequentati; con allestimenti realizzati ad hoc nel proprio studio, si producono immagini per Boffa Arredamenti, Laezza, Divaletti, Nusco, Vavid, Elleci, GM Italia.

Nel 1998 inizia una decennale collaborazione con la rivista Casa Mia Décor.

Realizza numerosi servizi fotografici per l’Università Federico II-Napoli, facoltà di Architettura, per i professori Pagliara, Baculo, Riano, Spirito, ecc.

Nel 2009, con Francesco Rotili e Vittorio Liberti, pubblica il volume “Il Teorema dello Scaffale”, sintesi di un lavoro di ricerca sui prodotti di largo consumo, ricerca che prosegue nell’ambito del ritratto e dell’architettura.

Ha realizzato immagini pubblicitarie per: AD Architectural Digest, Vogue Italia, Vogue America, Vogue Pelle, Casa Mia Décor, Nuvola, Honda Italia, Autovox, Johnson & Johnson, Cirio-Bertolli-De Rica, Select, Agriovo, Yma, Altanus, MCM, Chantecler, Imer-Rothmanstall, McDonald’s, Strega, Alba, Aprea Mare, Implast Italia, Boffa, Laezza, Play Line, Divaletti, Vian, Elleci, Oste, Billo e Pallina, GM Italia, Nusco.

Dal 2011 è docente ILAS per il corso di Fotografia Pubblicitaria Professionale.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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