Saturday, April 21, 2018
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Adpology – quando la pubblicità chiede scusa alle donne

Adpology è uno spot ideato da un gruppo di creativi britannici per chiedere scusa delle sciocchezze che in questi anni sono state raccontate sulle donne, su cosa dovrebbero fare, essere, mangiare

una donna con una sega circolare

Non capita spesso che la pubblicità chieda scusa in modo genuino.

O meglio, non capita che lo faccia senza accompagnare le scuse con una marca, un prodotto, una promozione.

Quando succede, secondo me, bisogna rimarcarlo, se non altro per promuovere un trend positivo e sperare che porti altri benefici, altra consapevolezza.

Adpology è letteralmente uno spot di scuse (Ad significa pubblicità e Apology significa scusa), che un gruppo di creativi britannici ha deciso di ideare in occasione della Giornata Mondiale delle Donne – quella che in Italia siamo soliti banalizzare con mimose e “ore d’aria” collettive che farebbero rabbrividire le povere suffraggette .

Vero è che stiamo parlando di Gran Bretagna, un paese in cui il tema dell’influenza dei media sulla percezione femminile è un tema quasi maturo, un argomento di dibattito serissimo se si pensa anche soltanto alla decisione di  Sadiq Khan, sindaco di Londra, che nel 2016 ha deciso di vietare che metro e bus potessero ospitare campagne pubblicitarie con corpi perfetti ma finti.

Ma anche rimanendo sulla terra ferma c’è di che riflettere: in Francia è diventato obbligatorio indicare quando le foto sono “photoshoppate”, in modo che sia sempre più evidente che certi corpi, semplicemente, non esistono e dunque non possono essere considerati modelli cui tendere. (Ne abbiamo parlato qui)

Ma Adpology fa un passo in più: un elenco spiritoso ma veritiero delle tante sciocchezze che la pubblicità ha fatto passare per verità, trasformando luoghi comuni in dati di fatto.

Le scuse sono doverose, secondo me, ma lo sarebbero altrettanto nei confronti dell’universo maschile: popolato, per esempio, di padri imbranati e sfigatelli, di uomini che non sono nemmeno capaci di spruzzare un anticalcare nella doccia e che alla prima linea di febbre si spiaggiano sul divano aspettando la morte.

C’è tutto un mondo di ruoli sociali da ripensare. E se è vero (e lo è) che la pubblicità ha la forza per veicolare modelli sbagliati, c’è da credere che ne abbia anche per raccontare la realtà, che spesso è più complessa e sfaccettata di quella di cui siamo accontentati fino a oggi.

darialr@gmail.com

Copy dal 2002, content editor dal 2004, curiosa dal 1978. Una donna che ama la sintesi.

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