Tuesday, October 23, 2018
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RIAPERTURE: Il Festival di fotografia che riapre la città abbandonata

Dal 6 all’8 e dal 13 al 15 aprile 2018 si svolgerà la seconda edizione del Festival “Riaperture” che si muove dentro un concept molto attuale e ricco di stimoli: aprire alla fotografia luoghi nascosti,

Riaperture 2018

Il Festival si muove dentro un concept molto attuale e ricco di stimoli: aprire alla fotografia luoghi nascosti, dimenticati, segreti e riaccendere la luce su luoghi abbandonati.

RIAPERTURE è un nuovo festival di fotografia a Ferrara che non vuole rivolgersi soltanto ad appassionati di fotografia e cerca, in tal senso, di far interagire fotografi e processi creativi con i visitatori

Questa seconda edizione sviluppa un progetto di ricerca espressiva che si muoverà su un duplice binario: la riapertura di spazi dimenticati della città e la riapertura di alcuni quesiti che le immagini andranno a smuovere.

L’obiettivo è di creare una connessione diretta tra spazio urbano e fotografia.

Organizzato dall’Associazione Riaperture, il festival prova a dimostrare che ci sono ancora spazi da scoprire, spazi dimenticati, spazi di vita chiusi che si possono riaprire con la forza della fotografia.

Riaperture è il primo festival che riaccende una luce sui luoghi commerciali che oggi sono chiusi.

Arriva, dunque, a Ferrara una nuova energia vitale, attraverso percorsi fatti di immagini, parole e azioni ad opera di chi la fotografia non solo la crea, ma la pensa, la mastica, la plasma. Percorsi espositivi, attività formative, workshop, mostre, letture portfolio e momenti di riflessioni emozionali che portano il visitatore a porsi domande profonde.

A Ferrara si parlerà del Reale attraverso la fotografia.

Il tema della seconda edizione del Festival è Il Reale. La fotografia è l’essenza della realtà e la sua negazione, è la riproduzione della realtà, senza alterazioni. La fotografia è anche immobile, artificiale, filtrata, riproducibile.

Riaperture riparte dal Reale: la seconda edizione del festival di fotografia a Ferrara indagherà tutte le contraddizioni dell’esistente.

Reale è la cruda e onesta raffigurazione di ciò che accade nelle nostre vite.

Reale è il falso progettato dall’autore che diventa tangibile, vivo e dunque realtà nel momento dello scatto.

Reale è la sensazione che la fotografia scaturisce in chi la guarda, e dalle pareti non escono alieni ma domande, reazioni sottocutanee e cerebrali, emotive: l’indagine costante dell’osservare, l’ossessione meticolosa di assorbire tutte le possibilità di un’immagine, ridandole ulteriore vita dopo che l’autore ha congelato l’istante. Reale è la visione del fotografo, che può decidere di costruire interamente la scena, ma implementando un mondo tutto suo, dunque autentico nella sua onestà artistica.

Reale è il saper prendere posizione: la fotografia illumina le nostre identità, a seconda di come reagiamo. Noi siamo questi, questa è la mia realtà.

Tutti dobbiamo farci i conti.

Attraverso la Mission del Festival si arriverà ad un forte un livello di approfondimento delle infinite sfaccettature delle tematiche connesse al reale.

La città si riappropria dei luoghi che appartengono alla comunità, siano essi privati o pubblici, legati dal destino di far parte della storia comune di una città. Spazi che hanno un vissuto alle loro spalle, che hanno avuto mille usi e scopi diversi, che assumono durante il festival la stessa funzione: diffondere immagini. Non si tratta di musei, ma di spazi terribilmente reali nel ricordarci le nostre inadempienze da cittadini, il loro abbandono, e nel saperci infondere proprio nel reale una nuova linfa, quando sappiamo rigenerarli e rilanciarli.

Riaperture è il festival che porta storie “vere” in luoghi “veri”, reali.

Porta la realtà tra le mani di chi guarda, senza spiegarla, sognandola o sbattendola in faccia allo spettatore.

Tutto è reale: gli spazi del festival, che non sono cartoline ma circostanze intimamente correlate alle nostre vite, passate, presenti o future.

Tutto è reale: le intenzioni dell’autore, i risultati dell’opera, le nostre reazioni emotive.

La seconda edizione di Riaperture inizia con un dubbio.

Abbiamo esplorato davvero tutte le possibilità di un elemento, una situazione, un problema? Conosciamo tutte le possibili reali soluzioni?

Ogni mezzo di indagine è lecito: la surrealtà non nega la realtà ma anzi la sostituisce, la rispecchia, la ricrea ancora più vera.

La realtà smette di essere reale se distogliamo lo sguardo: luoghi chiusi diventano miti, leggende e poi oblio. Riaprirli significa riportarli alla realtà.

La realtà è liquida, è lo spazio circostante che si modifica nel dialogo con gli allestimenti, assumendo nuove forme che ne rendono, ora sì, viva la sua percezione. Dietro una foto appesa o una porta chiusa, alla fine di un progetto fotografico, ci sono state e ci saranno sempre e solo domande, da portare con sé nella realtà di tutti i santi giorni: ma che cosa stiamo guardando?

A questo link tutte le informazioni sul Festival

RIAPERTURE FESTIVAL

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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